8 cose che hai fatto anche tu se seguivi la Roma negli anni 90

13/11/2019 di Patrizio Cacciari

Sei nato negli anni Settanta, primi Ottanta? Sei un tifoso della Roma? Sei nostalgico e anche un po’ abitudinario? Bene, questo articolo allora fa al caso tuo. Quale occasione migliore della sosta del campionato per condividere un po’ di ricordi tra amici? Sono sicuro che se già seguivi la Roma negli anni Novanta, quella compresa nel periodo tra l’ultimo Ottavio Bianchi e il primo Zeman per capirci, ti sarà capitato di fare una delle cose che ho inserito nell’elenco. Anzi, se ne manca qualcuna, segnalamela.

Sono cambiate molte cose da allora: si giocava quasi sempre la domenica pomeriggio, fino a quando non iniziarono i posticipi prima su Tele+ e poi su Stream. Io per esempio ricordo un Roma-Cagliari posticipo serale del 23 ottobre 1994. Finì 1-1, ma prima della partita, Max Biaggi, fresco campione del mondo nella classe 250, sfrecciò sulla pista d’atletica con la sua Aprilia dai colori Chesterfield. Impensabile oggi! 🖤💛❤

Andiamo con ordine però e cerchiamo di fissare nella mente quelle che erano le nostre abitudini di allora, altro che vasche a via del Corso a guardare i giubbotti di pelle da Babylonia, altro che ballare in discoteca il sabato pomeriggio (a proposito avevo una favolosa collezione di biglietti dei vari Le Stelle, Alien, Magic Fly, Castello, Follia), altro che ritrovo al Pincio con Sì, Ciaetto e Boxer. In realtà c’è stato pure tutto quello, è vero,  ma nel cervello avevamo solo la Roma. O no?

Sei pronto per questo viaggio generazionale? Ecco a te le 8 cose che facevi negli anni 90 per tifare la Roma.

  1. Seguire il ritiro del sabato pomeriggio all’Hotel Cicerone. Era un’abitudine che aveva imposto Carlo Mazzone durante le sue tre stagioni sulla panchina della Roma. Il sabato che precedeva la partita domenicale casalinga, la squadra passava il ritiro nell’albergo che allora era di proprietà della famiglia Sensi. Di solito i calciatori a metà pomeriggio uscivano a piedi per andare a uno dei cinema di piazza Cola di Rienzo (Eden e Cola di Rienzo) o all’Adriano di Piazza Cavour, ed era in quel preciso momento che potevi scattarti una foto o chiedere un autografo. Mi vanto di esserci stato talmente tante volte che una sera il Principe Giannini mi salutò per primo. Tornai a casa come se avessi vinto un premio importante.
  2. Collezionare la rivista Roma Mia. Te la ricordi? Era un opuscolo patinato di piccole dimensioni che veniva distribuito gratuitamente fuori lo stadio prima della partita. Non era l’unica, c’erano anche alcuni giornali cartacei, che di solito però utilizzavamo per sederci sul seggiolino (celeste chiaro, che tempi), mentre Roma Mia ce la potevamo sfogliare con calma per ingannare il tempo aspettando il fischio d’inizio.
  3. Comprare la rivista La Roma per il poster ufficiale. Oggi esiste solo in versione online, anzi ne approfitto per salutare alcuni colleghi mettendo un bel link. All’epoca La Roma era ancora rivista ufficiale del club. Ogni stagione verso i primi mesi dell’anno, veniva venduto all’interno il poster con la foto ufficiale della squadra. Un’usanza che si è persa, ed è un vero peccato. Oggi è roba da collezione vera, difficilissimo trovarli.
  4. Applaudire le invasioni di Cavallo Pazzo, al secolo Mario Appignani. Divenne famoso per le interruzioni al Festival di Sanremo con il salvataggio di Pippo Baudo che, da eroe nazionale in prima serata, cercò di non farlo cadere dalla balaustra (anche se tutti sapevamo che non si sarebbe mai buttato). Cavallo Pazzo si definiva un indiano metropolitano, un personaggio completamente fuori dal tempo. Nella stagione 1993-94 iniziò a fare delle invasioni di campo quando giocava la Roma, non solo all’Olimpico ma anche in trasferta. La sua ultima apparizione fu in un Roma-Napoli del 1994, quando venne fermato in curva nord. Portava un parrucchino per non farsi riconoscere. L’impresa che mi rimase negli occhi non fu a Brescia (prima dei famosi incidenti), ma quando in un insignificante Roma-Piacenza si arrampicò con un ombrello giallorosso sulla copertura dello Stadio Olimpico, proprio sopra i gabbiotti della Polizia. Ma come cavolo fece?
  5. Andare in edicola a comprare i VHS del Corriere dello Sport. Non fare finta di niente, sono certo che anche tu in qualche cassetto hai ancora quello di Tomic e di Fabio Junior. Nulla di cui vergognarti, erano i primi progressi della tecnologia, del calcio globale. La nostra era solo ingenua curiosità di conoscere prima un nuovo acquisto. Se oggi dai un’occhiata su Youtube, in qualsiasi video di Skills, il calciatore in questione sembra un fenomeno. E’ un po’ lo stesso concetto. Solo noi  invece sappiamo però cosa vuol dire aver visto quella videocassetta di Fabietto in cui veniva riproposto per sette volte sempre lo stesso gol.
  6. Seguire i 15 secondi di Goal di Notte. Lo ammetto, la domenica sera mi sbrigavo a cenare in cucina con i miei per correre subito in salone e non perdermi i 15 secondi iniziali di Goal di Notte. Sai di cosa sto parlando vero? Dopo gli appunti di Michele Plastino, a ciascun ospite venivano concessi 15 secondi di commento a quello che era accaduto nella giornata di campionato. Gianfranco Giubilo, Fulvio Stinchelli, Gianni Melidoni, Pato… che nostalgia!
  7. Tornare a casa con l’autobus strapieno. Era una vera e propria battaglia riuscire a salire su uno degli autobus dell’Atac che facevano la fermata davanti all’attuale Bar River sul Lungotevere al termine della partita. Allo stadio in media c’erano sempre 50 mila spettatori. Era fisicamente impossibile riuscire a far salire tutta quella gente. Eppure dopo qualche minuto di contorsioni, spinte e sforzo atletico, si partiva. Il momento più bello? Quando si chiudevano le porte e iniziavano i primi cori con l’intramontabile “Forza Roma alé!” sulla sinfonia dell’Aida. Io prendevo il 446, e tu?
  8. Andare allo stadio almeno 3 ore prima della partita. Impensabile farlo oggi, impensabile non farlo allora! Tre ore prima della partita eravamo già tutti dentro, almeno in curva. Panino con la frittata o con la fettina panata, qualche mandarino e bottiglietta d’acqua. Ovviamente con tappo di scorta inserito dentro alla rosetta incartata con la carta stagnola. Oggi sarebbe una roba da Daspo… 😂

Ho sicuramente dimenticato qualcosa, qualche rituale, qualche abitudine. Se ti va, aiutami a completare l’elenco e diamo vita alla nostra guida nostalgica su come si viveva la Roma negli anni 90.