Alla mostra su Falcão con Giuseppe, il figlio di Paulo Roberto

26/06/2019 di Patrizio Cacciari

Conosco Giuseppe Falcão da quasi un anno e non è la prima volta che lo intervisto. Ci siamo conosciuti in occasione dell’uscita di un libro a cui ho collaborato dedicato ai tifosi della Roma (se ti interessa puoi vedere qui di cosa si tratta) dove presi contatto con lui.

Venerdì scorso, quando è stata inaugurata la mostra dedicata a Paulo Roberto Falcão (qui trovi tutte le informazioni), ho pensato che sarebbe stato interessante andarci insieme e così gliel’ho proposto.

Giuseppe ha accettato.

giuseppe falcao

Quella che leggerai è una storia molto delicata. Parla di una famiglia, del rapporto tra un padre e un figlio, coinvolge uno dei più importanti calciatori della storia della Roma e i suoi affetti nella parentesi romana.

Paulo Roberto Falcão arriva alla Roma il 10 agosto del 1980. A Fiumicino ad accoglierlo si contano 5 mila tifosi. Con la maglia giallorossa vince lo scudetto e due Coppe Italia. È l’uomo che cambia il destino del nostro club non solo a livello sportivo ma anche mediatico. La Roma entra nelle citazioni cinematografiche di Vanzina, alcuni spot ancora oggi sono rimasti cult. Entra di fatto in un’altra dimensione che mai ci era appartenuta. Il merito è di Viola, delle basi che aveva posto Anzalone, di Liedholm e di Paulo Roberto Falcão.

Falcao e Liedholm

Falcão in Italia è il Divino, il calciatore capace di portare la Roma ai vertici del calcio europeo. Paulo Roberto in quegli anni conosce la madre di Giuseppe con cui avrà una relazione per circa due anni e mezzo. Giuseppe ci racconta che nasce praticamente subito, ma qualcosa si guasta nel sentimento tra i due innamorati. Subito dopo la vittoria dello scudetto, iniziano le tensioni e i malumori, lentamente i rapporti si raffreddano. E quel bambino avuto dal suo primo amore romano non viene riconosciuto.

Quando Paulo Roberto lascia la Roma alla fine del 1984, torna in Brasile. Inizia così una lunga battaglia legale durata sedici anni. Quando diventa maggiorenne, Giuseppe prende il cognome del papà, ma non ha praticamente alcun tipo di rapporto con lui.

Essere il figlio di Falcão

Questo però non ha impedito a Giuseppe di seguire e amare la Roma come tutti noi, anche se da piccolo, quando giocava con gli amichetti, lui già era il figlio di Falcão, un peso mica da niente se ci pensi bene.

Fa un caldo infernale, 39 gradi. Ci prendiamo un gelato ed entriamo nella sala dell’Ambasciata brasiliana dove si tiene la mostra. Non so perché ma io sono emozionato, vorrei dire a tutti quelli che passano, anche ai turisti accaldati, «Ehi, guardate che lui è il figlio di Paulo Roberto Falcão, questo qui della mostra».

Eccoci dentro davanti alle prime foto, quelle con la maglia dell’International di Porto Alegre. Giuseppe, amante del calcio brasiliano, è subito rapito dai primi scatti anche se mi confida di averli praticamente già visti. Non li conserva in casa, ma negli anni la sua curiosità di conoscere i particolati della carriera di Falcão è stata superiore a quella della delusione per il mancato rapporto con il padre: «Con l’International ha vinto 3 scudetti prima di venire a Roma – mi racconta -. Mi assomiglia qui?», mi chiede sorridendo a ogni foto.

Sì, Giuseppe assomiglia a Paulo Roberto, alto e longilineo proprio come il Divino e anche l’espressione del viso lo ricorda molto.

Arriviamo alle foto dell’arrivo a Roma, Giuseppe mi racconta della prima amichevole all’Olimpico, quella della presentazione e della maglia numero 5, ce ne è anche una esposta in sala (se ti interessa sapere di chi è vai su questo sito): «Guarda che tessuto. Una volta l’ho indossata per un servizio fotografico, è caldissima. Il 5 all’epoca in Italia veniva indossato dallo stopper, lui in pratica lo introduce come maglia del volano, del cervello della squadra, quello che oggi potrebbe essere il 10. Anche altri calciatori di classe l’hanno indossata, penso a Zidane o Redondo. In una intervista De Rossi confessò di averla sempre sognata ma al tempo era occupata da Mexes e così lui scelse la 16 per Roy Keane. Oggi nella Roma è indossata da Juan Jesus (ci scappa un sorriso affettuoso a entrambi, ndR), però almeno è brasiliano, dai».

Passiamo davanti alla foto della prima vittoria di Falcão con la maglia della Roma: la Coppa Italia del 1981, vinta ai rigori con il Torino. Quello decisivo lo segnò proprio il Divino, c’è scritto anche nella didascalia.

La domanda è d’obbligo: «A cosa mi fa pensare? Al Liverpool naturalmente e alle tantissime critiche che gli sono piovute addosso per quella mancata esecuzione. Ma voglio spezzare una lancia in suo favore: in quella partita Paulo Roberto non era al meglio della forma, aveva giocato contro il Dundee, saltanto parecchie delle ultime partite del campionatoRimase in campo per tutti i tempi supplementari solo perché non c’erano più cambi disponbili. E poi se ci pensi bene, in pratica la sua carriera finisce quella notte».

In effetti, a causa dei mai risolti problemi al ginocchio, Falcão nella stagione successiva gioca con la Roma solo quattro partite e segna il suo ultimo gol al Napoli di Maradona al San Paolo, è il 16 dicembre 1984. Poi le incomprensioni con Viola, l’addio e il ritorno in Brasile con la maglia del San Paolo dove scende in campo dieci volte in una stagione e mezza e poi smette. Giuseppe si sofferma davanti la famosa foto con Maradona:«Che fenomeni. Aspetta faccio una foto e la mando al mio amico Diego (il figlio di Maradona che in questi anni ha conosciuto per via della loro storia di vita, ndR). Sai che Diego Armando ci provò a portarlo al Napoli? Sai che coppia, mamma mia».

Il lato più autoironico e scanzonato di Giuseppe si rivela però davanti alla foto di Falcão e Zico. Tutti conosciamo la storia. E a quanto pare anche lui: «Lo dico sempre, se Viola avesse comprato Zico anziché Falcão, io non sarei nato! Meno male».

mostra falcao ottavo re

Totti e Falcão

Scorrono le ultime immagini appese al muro, quelle del Mundial 82. C’è la foto del gol all’Italia, quello a cui tutti i romanisti di allora ammettono di aver esultato, e poi c’è una foto scattata al Tre Fontane con Conti e Falcão, con le divise delle rispettive nazionali. Giuseppe mi racconta un aneddoto: «Viola disse a entrambi: “mi raccomando, uno di voi due deve tornare con la coppa”, poi so che si rivolse a mio padre confidandogli di credere più in quel Brasile che in quella nazionale azzurra».

L’ultima foto esposta ritrae Totti insieme al Divino, su chi sia stato il più forte c’è una specie di rivalsa generazionale tra chi ha visto giocare uno e chi l’altro.

Una corretta sintesi che mi ha detto Giuseppe può essere questa: Totti è stato il più grande, Falcão il più importante. Gli faccio a bruciapelo: «A chi vuoi più bene?», Giuseppe non ha esitazioni, tocca Francesco con la mano e mi fa: «Ma scherzi? Quello sarà pure mi padre, ma a questo voglio bene come a un fratello».