Anche a te Pellegrini ricorda Peppe Giannini?

19/09/2019 di Rudi

Poster Lorenzo Pellegrini

Quando la Roma stava vincendo lo scudetto nel 2001, Lorenzo Pellegrini aveva 5 anni.

Lollo, è un classe 1996, cioè ha solo 23 anni. Li ha compiuti lo scorso 19 giugno. Eppure ha già collezionato 104 presenze in Serie A (57 con la Roma) e 12 in Nazionale maggiore in cui poche settimane fa ha segnato il primo gol, contro l’Armenia. Per esempio Peppe Giannini con la maglia azzurra ne ha collezionate 47, segnando sei reti, Totti ha messo insieme 58 partite e nove gol.

Il fatto che io stia facendo paragoni con questi due calciatori così importanti che fanno parte della nostra storia ci aiuta a entrare in tema. Perché la prestazione di domenica contro il Sassuolo ha riacceso i fari su Pellegrini. Migliore in campo e arma in più della Roma, in quella posizione, alle spalle di Dzeko, che per sua stessa ammissione è quella in cui preferisce giocare.

Con le sue giocate ha messo la firma sul poker finale: un calcio d’angolo preciso per la testa di Cristante, un suggerimento perfetto per il primo gol in Italia di Mkhitaryan, il lancio in profondità alle spalle della difesa avversaria per il provvisorio 4-0 di Kluivert.

E poi ancora un palo e tanti spunti di qualità. Era la sua prima partita da trequartista in questa stagione. Ed è andata molto bene.
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Core de sta città

Lorenzo è originario di Cinecittà e la Roma ha sempre fatto parte della sua vita. Da ragazzino andava allo stadio prima con il papà e poi con i suoi cugini, che sono grandissimi tifosi e che lo scelgono ogni anno all’asta del fantacalcio. Lollo, insomma, di responsabilità ne ha sempre avute parecchie… 😏 😏 😏

I primi calci al pallone sono arrivati grazie all’occhio attento di papà Tonino con cui ha sempre avuto un rapporto speciale. Da ragazzino la prima esperienza è stata con la maglia dell’Italcalcio, poi il passaggio all’Almas, proprio come il Principe. Ma a 9 anni Lorenzo vestiva già la maglia delle giovanili della Roma, con cui ha fatto tutta la trafila fino alla Serie A.

Quando l’ho incontrato, alcuni mesi fa per una intervista, la prima cosa che mi ha detto è stata: «Qui a Trigoria ci sono nato e ci ho vissuto per tanto tempo, mi sento a casa. Quando sono andato a Sassuolo il mio pensiero è sempre stato quello di tornare e ci sono riuscito».

La maglia della Roma cucita addosso

L’esordio fu a Cesena il 22 marzo 2015. Entrò al posto di Ucan e per lui fu una sorpresa. Merito di Rudi Garcia che premiò l’intensità con cui si era allenato durante la settimana.

Il suo critico più attento è sempre Tonino, con cui il giorno dopo la partita analizza la sua prestazione in campo.

Lorenzo sta attraversando un periodo di forma importante ed è entrato in una fase di maturità calcistica e personale (da poco è diventato papà) che lo ha fatto crescere in fretta. È uno di quelli della Generazione Mancini con il compito di riportare in alto la maglia della Nazionale. Ma questo potrà farlo solo se il suo percorso nella Roma continuerà a crescere.

Come? Diventando centrale nella squadra che Fonseca ha in mente. Pellegrini è un centrocampista moderno, è alto (187 cm), ha corsa, è capace di sacrificarsi nella fase di interdizione, ma è soprattutto un fantasista, un centrocampista offensivo, un ottimo creatore di azioni pericolose, un dispensatore di assist.

Vede linee verticali non immediatamente leggibili dalle difese avversarie e riesce a calibrare il passaggio in maniera perfetta per i compagni, con il contagiri. I suoi palloni sembrano rallentare al momento giusto.

La rifinitura è senza dubbio la sua qualità migliore. Il 29 settembre 2018 Lorenzo è entrato nel derby e ha segnato un gol di tacco alla Lazio. Sarà l’episodio che lo accompagnerà per tutta la vita. In tutte le interviste che rilascerà una volta che sarà diventato una vecchia gloria, quando per capirci entrerà nella Hall of Fame della Roma, dovrà ripercorrere quel momento di gloria. Perché questo è il futuro che vorrei fosse disegnato per lui.

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Una fiaba principesca

Francesco Totti ha detto che domenica scorsa lo ha visto giocare con la maglia numero 10 sotto quella che indossava. Che è una maglia importante che fu già di Bruno Conti, la numero 7. Ma quella 10 ha bisogno di un erede, è vero.

Le parole di Francesco non sono state dette a caso. Già nella famosa conferenza al Coni, Totti aveva parlato del suo rapporto speciale con Lorenzo. Un’incoronazione? Non ancora. Anche se Totti ha fatto capire che in caso sarebbe d’accordo. Pellegrini non è Francesco, non potrà mai esserlo. Lui come nessun altro. Ma ha tutte le caratteristiche tecniche, il physique du rôle e uno storico personale che lo fanno erede di quella dinastia principesca di figli di Roma, capitani e bandiere.

Mi voglio sbilanciare: Lorenzo Pellegrini mi ricorda tanto Giannini, elegante capitano di una Roma a cui la mia generazione è molto legata. Corsa, testa alta, quel giusto piglio nelle situazioni di tensione che a volte sfocia nella scaramuccia, la ricerca ossessiva dell’assist per il compagno, il feeling con la conclusione.

Questa descrizione potrebbe andare bene per entrambi, non trovi? Giannini maturando si trasformò più nel classico regista, un ruolo che oggi non trova spazio nel calcio moderno. E aveva un fiuto del gol non indifferente: non a caso andò anche in doppia cifra (11 reti) nella stagione 1987-88, mentre con Mazzone nel 1992-93 ne fece 9.

Lorenzo può lavorare sulla sua capacità realizzativa sfruttando anche le qualità su calcio piazzato, Kolarov permettendo. Il suo contratto scade nel 2022, ma l’obiettivo della Roma dovrà essere quello di prolungarlo di un anno, soprattutto per togliere la clausola di 30 milioni di euro.

È bello vivere le favole, ancor più bello è scriverne il finale. In fondo sono queste a tenerci aggrappati ai sogni.

PATRIZIO CACCIARI

patrizio.cacciari@rudi.news

@PatCacciari