Adesso è ufficiale: Antonio Conte non sarà l’allenatore della Roma

07/05/2019 di Patrizio Cacciari

E’ stata una mattinata piuttosto movimentata. A scatenare l’isteria di una piazza scottata dalle delusioni stagionali, il cresci bene che ripasso di Antonio Conte nei confronti della Roma, confidato a Walter Veltroni su La Gazzetta dello SportUn’intervista che ha fatto molto rumore per il «non adesso, grazie» dell’ex allenatore della Juve.

Antonio non sarà il nostro prossimo allenatore. Alla domanda se sarebbe diventato il nuovo tecnico della Roma ha risposto così: «Mi sono innamorato di Roma frequentandola nei due anni in cui sono stato c.t. della Nazionale. All’Olimpico senti la passione da parte di questo popolo che vive il calcio con un’intensità particolare, che per la Roma va fuori di testa. Che vive ‘per la Roma’. Un ambiente molto passionale, che ti avvolge. Oggi le condizioni non ci sono ma penso un giorno, prima o poi, io andrò ad allenare la Roma».

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Cosa dice Conte nella sua intervista

Conte ci ha detto diverse cose: intanto che la Roma effettivamente ha provato a ingaggiarlo ma che il progetto su cui stanno lavorando a Trigoria non prevede l’allestimento di una squadra pronta per vincere da subito come vuole lui. In un altro passaggio dell’intervista infatti dice: «Io devo avere la percezione di poter battere chiunque. Devo sentire che vincere è possibile. Altrimenti, senza problemi, posso continuare a restare fermo». E questo discorso riguarda dunque anche l’Inter e il Milan e tutte le altre squadre che gli stanno facendo la corte. L’ultima cosa che ci ha detto Conte è che un giorno allenerà la Roma (e queste ci sembrano parole già sentite).

Sei stupito? Deluso? Amareggiato? Le reazioni che questa intervista ha suscitato possono essere tante, ma cerchiamo di rimanere lucidi. Non c’erano molte possibilità che Conte, tra le tante opzioni che ha, potesse scegliere la Roma. Noi ti avevamo parlato di un 20%. Perché? La risposta è semplice: Antonio Conte oggi è tra gli allenatori più forti al mondo, inoltre è giovane (compirà 50 anni a luglio) ed è in forte ascesa dopo l’esperienza al Chelsea (1 Premier e 1 FA Cup). Per esempio rispetto ad Ancelotti o Mourinho deve fare scelte ponderate. Dove vogliamo mettere invece la Roma in una ipotetica classifica di blasone? Tra i primi 20 club al mondo? Sì, però diciamo tra l’11°e il 20° posto, scegli tu. Perché dunque un allenatore tra i primi al mondo avrebbe dovuto scegliere un club che sta nella seconda metà dei primi 20 e con un progetto a medio-termine? Conte, inoltre, non è romanista, non è Claudio Ranieri, e davanti a se ha ancora almeno dieci anni di carriera in cui deve continuare – attenzione non provare – a vincere.

Delusione a parte per il tentato all-in da parte della Roma, non ci vediamo bluff o scorrettezze da nessuna delle parti in causa. La Roma ci ha provato, Conte garbatamente ha detto «non adesso, grazie».

La Roma aveva un piano B? 

Nessuno può saperlo se non i dirigenti e la proprietà. Ora qualsiasi nome sarà fatto nei prossimi giorni per il dopo Ranieri, sempre che King Claudio non venga confermato, non potrà reggere il confronto con Conte e soprattutto non sarà facile farlo digerire alla tifoseria, che per settimane aveva sperato di veder un top di quel livello sulla panchina. Quello che pensiamo, tuttavia, è che se la società ha pensato a un profilo come quello di Antonio Conte probabilmente non si sta andando incontro a un ridimensionamento generale. Che senso avrebbe avuto altrimenti questa trattativa?

Le parole di Totti e il suo ruolo nella vicenda

Si è parlato del ruolo avuto da Totti in questa storia e del suo coinvolgimento come dirigente. Totti, uscendo allo scoperto, ha messo pressione a Conte per fargli accettare la sfida. L’occasione era stata il 27 aprile, nel prepartita di Cagliari-Roma, quando già da settimane in città si parlava di un tentativo della Roma per Conte. Interpellato da Sky disse: «Antonio Conte è uno degli allenatori più forti d’Europa, un vincente. Qualunque squadra farebbe follie per lui. Si è parlato della Roma, dell’Inter e del Bayern Monaco. Quando puoi avere un allenatore così forte poi hai più possibilità di vincere. Un allenatore così non dico che poi ha carta bianca ma ha tutto per far bene». Totti si era sbilanciato troppo venendo meno al suo ruolo? No. Ha detto quello che tutti pensiamo, consapevole che dietro quelle voci ci fosse qualcosa di vero, ovvero il tentativo della Roma di prenderlo. Poi la trattativa non ha avuto un lieto fine: ma davvero pensi che la Roma abbia saputo la risposta di Conte leggendo la Gazzetta questa mattina? Probabilmente a Trigoria sapevano del «non ora, grazie» già da qualche giorno, forse una settimana. In mattinata, inoltre, c’è stata anche una secca smentita ad alcune voci di possibili dimissioni di Totti a causa del suo malcontento.

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Sì, ma adesso cosa succede?

Rispetto a una settimana fa sappiamo una cosa: che Conte non verrà. E che la Roma, a meno di un miracolo, difficilmente giocherà la Champions League nella prossima stagione. L’aritmetica ancora non ci condanna: bisogna sperare che Atalanta o Inter perdano rispettivamente 4 e 5 punti sugli ultimi restanti 9.  Ma possiamo fidarci, alla luce di quanto visto domenica a Genova, che la Roma faccia bottino pieno contro Juve, Sassuolo e Parma?

La Roma deve ricostruirsi, ed è quello che sta facendo, partendo dalla direzione tecnica. Se sarà Petrachi o meno il direttore sportivo della prossima stagione lo sapremo tra tre settimane, quando l’attuale ds del Torino proverà a liberarsi del suo accordo con Cairo. Sarà poi lui, o chi per lui, a scegliere il nuovo allenatore che, sfumato Conte, non è scritto da nessuna parte che non possa essere lo stesso un nome prestigioso. L’importante sarà scegliere un tecnico con una precisa identità di gioco, che restituisca fiducia a un gruppo demotivato e che per questo motivo, secondo noi, è da rifondare.

I famosi colpevoli che si cercano quando le cose vanno male sono tanti: certamente Monchi con alcune sue scelte in fase di campagna acquisti, certamente Di Francesco e la sua incapacità di governare e motivare la squadra in alcuni frangenti, certamente i giocatori, mai in grado di dare qualcosa in più nei momenti decisivi della stagione. La squadra ha avuto per tutto l’anno numerosi alibi, dalle cessioni importanti al numero spropositato di infortuni, ma questo non giustifica una eventuale mancata qualificazione in Champions League che, visto il livello degli avversari, era alla nostra portata, e che, a tre giornate dalla fine, possiamo ancora conquistare.

Naturalmente nella casella dei colpevoli per la stagione storta c’è anche la società, lenta e incerta in alcune decisioni e che adesso è chiamata a dimostrare di avere la forza necessaria a far ripartire un nuovo progetto tecnico di livello, dopo cinque stagioni che ci hanno visto sul podio in Italia e costantemente nell’Europa che conta.

patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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