Perché contro l’Atalanta la Roma ha subìto l’ennesima rimonta

28/01/2019 di Valerio Albensi

Nelle prime due partite di campionato del 2019, la Roma si è fatta rimontare quelli che, almeno in teoria, sarebbero vantaggi comodi da amministrare. Contro il Torino la squadra Di Francesco era passata da 2-0 a 2-2, dopo una ventina di minuti di blackout nel secondo tempo, ma era riuscita a rimediare e a vincere la partita pur correndo qualche rischio di troppo (la grande occasione fallita da Belotti); in casa dell’Atalanta invece la Roma si è fatta pareggiare nel secondo tempo dopo essersi portata addirittura sul 3-0 e ha concluso la partita tirando un sospiro di sollievo. «Ti è andata pure bene perché si poteva perdere», ha riconosciuto, con onestà, Eusebio Di Francesco.

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Quest’anno, in campionato, per quattro volte la Roma è stata ripresa dopo essersi spinta fino a un vantaggio massimo di almeno due reti. Cosa c’è dietro a queste amnesie? Perché la squadra ieri ha rinunciato a giocare a calcio nel secondo tempo? Com’è possibile farsi schiacciare a tal punto da non riuscire a giocare nemmeno un pallone nell’area avversaria nei secondi 45 minuti?

Proviamo ad approfondire dopo avere rivisto la partita di ieri e grazie all’aiuto dei dati.

Da 3-0 a 3-3

Diciamo subito che ieri la Roma aveva subito tanto anche nel primo tempo e aveva potuto chiudere con un largo vantaggio (3-1) pure grazie all’imprecisione degli attaccanti dell’Atalanta.

A differenza del secondo tempo, però, la squadra di Di Francesco aveva ribattuto colpo su colpo e aggredito gli avversari perché probabilmente aveva la forza necessaria per farloNella ripresa, quando questa intensità è calata e la Roma non si è più mossa in avanti come un blocco unico, le conseguenze sono state disastrose.

Questo è un esempio di pressione della Roma a metà del primo tempo, sul risultato di 1-0. In questo caso, l’Atalanta riesce a recuperare palla dopo l’attacco giallorosso concluso male, ma è costretta a giocare il pallone lungo (e lo perde) perché la squadra di Di Francesco occupa la zona alta del campo con sette uomini.

Atalanta-Roma 3-3 pressione primo tempo Roma

Questo invece è il pannello di attacco delle due squadre nel primo tempo: mostra graficamente schema di passaggi, duelli, dribbling, contrasti, recuperi, anticipi e conclusioni. L’Atalanta ha tenuto di più il pallone, infatti ha effettuato più passaggi, ma per quanto riguarda recuperi (segni + verdi), dribbling (stelline verdi) e conclusioni (frecce con doppia punta) la Roma ha retto il confronto ed è riuscita a sfruttare le incertezze nel meccanismo difensivo della squadra di Gasperini.

E i tre gol non sono stati casuali: il primo è arrivato dopo un lungo possesso partito dal portiere; il secondo e il terzo sono nati grazie alla capacità di rovesciare subito l’azione e di attaccare con tanti uomini. Per una spiegazione tattica dei gol, ti rimando a questo pezzo di Fabio Barcellona.

Atalanta-Roma 3-3 attacco primo tempo

Vediamo il pannello d’attacco relativo alla ripresa.

La differenza è evidente.

Mentre l’Atalanta ha mantenuto una produzione offensiva più o meno costante, la Roma è sparita dalla metà campo avversaria. Guarda la quantità di duelli aerei persi (segno ^ arancione), i dribbling sbagliati (stella arancione), i passaggi sbagliati (frecce rosse). La squadra è riuscita a guadagnare un solo fallo (triangolo bianco) e non è arrivata mai a giocare il pallone nell’area avversaria. Nel secondo tempo l’Atalanta ha avuto il 90,8 per cento di passaggi completati e ha tirato 11 volte di cui tre in porta; la Roma si è fermata al 73 per cento e non ha mai calciato verso la porta.

La “touch map” romanista (mappa dei palloni giocati) dei secondi 45 minuti è desolante.

Atalanta-Roma touch map secondo tempo Roma

In pratica, Berisha avrebbe potuto anche andare a fare la doccia e ripresentarsi impomatato e profumato senza conseguenze.

Neanche nel secondo tempo di Napoli, la squadra di Di Francesco era stata messa così sotto. Guarda il momento del cross del secondo gol, quello di Toloi: ci sono nove giocatori di Gasperini in attacco e questa abbondanza di soluzioni fa girare la testa ai romanisti, tant’è vero che l’autore della rete (un difensore centrale) colpisce da solo al centro dell’area.

Guardiamo poi quello che è successo ai due esterni bassi della Roma.Questo è lo schema grafico del primo e del secondo tempo di Karsdorp.

Atalanta-Roma 3-3 partita Karsdorp

E questo è quello di Kolarov.

Atalanta-Roma partita Kolarov

L’olandese nel primo tempo si è visto poco in avanti, ma ha comunque dato un contributo difensivo (ok, lascia perdere per un attimo l’errore sul primo gol, ne parliamo più avanti). Nella ripresa è andato in crisi, a causa soprattutto di una condizione atletica approssimativa vista la lunga inattività che ha preceduto questo ciclo di partite da titolare: ha perso lo slancio per attaccare Castagne e in difesa il suo contributo è stato un disimpegno, un recupero e un tiro respinto.

Anche Kolarov è rimasto bloccato nel secondo tempo ed è stato suo malgrado chiamato agli straordinari in copertura: le “x” verdi (contrasto riuscito), i cerchi verdi (disimpegni) e i rombi verdi (anticipi) sono i suoi interventi riusciti. Purtroppo per lui però la furia della spinta di Ilicic e Hateboer lo ha portato a concedere un rigore per fallo sullo sloveno. E probabilmente a non essere lucido quando ha sbagliato il controllo che ha portato al terzo gol dell’Atalanta.

Parlavamo della furia di Hateboer e Ilicic. Nel primo tempo, la spinta di El Shaarawy ha costretto l’esterno dell’Atalanta a fare attenzione alle sue spalle. Nella ripresa ElSha è crollato e l’olandese ha dovuto solo pensare a buttarsi dentro per mettere in crisi la Roma sul fianco sinistro. L’asse con Ilicic è stato devastante. Lo sloveno è riuscito sempre a ricevere palla e a giocare con la faccia rivolta alla porta. Non è stato solo Hateboer a trovarlo facilmente (13 passaggi nel secondo tempo): le pressioni fuori tempo della Roma hanno consentito anche a Toloi, uno dei tre centrali, di raggiungere Ilicic dieci volte in 45′. Aggiungiamoci poi gli scambi con un Gomez in giornata strepitosa.

Insomma, sulla sua fascia destra l’Atalanta ha fatto quello che ha voluto.

Riguardando la partita, e aiutandoci con i grafici, sembra chiaro che la Roma nel secondo tempo non è stata in grado di reggere il confronto fisico contro un avversario che in questo momento in campo ha un’energia pazzesca (e che nelle ultime otto partite ha perso una sola volta).

C’erano troppi giocatori in campo non al meglio della condizione perché ristabiliti da poco da infortuni (Nzonzi, Lorenzo Pellegrini, El Shaarawy e Dzeko) o perché reduci da periodi lontani dal campo per vari motivi (Karsdorp e Marcano). Sei calciatori non al meglio su undici contro quella che, al momento, è la squadra più in forma della Serie A insieme con la Sampdoria.

Ecco, questo secondo me è stato un grosso problema ieri. Lo è stato senz’altro per Romanista Razionale, nostro lettore, che sulla sua bacheca Twitter ha fatto un calcolo interessante sulle occasioni create e concesse dalla Roma nelle varie fasi di primo e secondo tempo. Si è scatenato un dibattito interessante e se pensi che il problema delle rimonte subite dalla squadra sia essenzialmente fisico ti consiglio di leggerlo e partecipare (anche se non lo pensi, in realtà). Ho detto la mia: visto che a un alto valore di expected goalssubiti nei finali corrisponde anche un altrettanto alto valore di expected goalscreati, penso che la condizione da sola non basti a spiegare certi finali da film dell’orrore. Punti di vista.

Contro l’Atalanta comunque una condizione migliore avrebbe certamente aiutato.

I soliti errori

Oltre alla condizione, ieri hanno giocato un brutto scherzo alla Roma anche i soliti errori individuali che siamo abituati a vedere quest’anno. Leggerezze che sono iniziate, per esempio, al decimo del primo tempo: Marcano si addormenta su un lancio di Gomez per Ilicic e con palla scoperta scappa all’indietro in ritardo; per fortuna l’attaccante atalantino calcia fuori. Ancora un caso nel primo tempo, al 28′: Karsdorp si fa prendere la mano, va in ritardo al duello aereo con Castagne sulla trequarti e lo fa partire il contropiede nerazzurro con la squadra sbilanciata; anche stavolta Ilicic grazia la Roma. Arriviamo poi al primo gol atalantino, quello di Castagne: Karsdorp si schiaccia, dovrebbe essere almeno un passo in avanti, guarda solo la palla sul cross e chiude in ritardo consentendo all’avversario di colpire di testa indisturbato. 

Dell’errore di Kolarov in occasione del terzo gol, quello di Zapata, abbiamo già parlato. Del portiere invece non parlo: non è corretto, secondo me, in una partita in cui dalle parti di Olsen è piovuto di tutto.

«Kluivert me lo mangio». E gli altri?

Dopo la partita in molti ci siamo chiesti: perché Di Francesco ha fatto entrare Kluivert e non gli ha preferito Schick? Rileggendo le parole dell’allenatore a fine partita e valutando anche lo sviluppo della gara (Kluivert, subito dopo il suo ingresso, era a sinistra, esattamente al posto di El Shaarawy) credo che DiFra sperasse di trovare in lui un alleato contro il “Freccia nerazzurra” Hateboer: mettendo un giocatore veloce e bravo nel dribbling come l’ex dell’Ajax, l’atalantino sarebbe dovuto tornare a preoccuparsi anche della fase difensiva.

Invece l’ingresso in campo di Justin è stato un flop. In pratica, non l’ha mai presa: in 32 minuti ha tentato cinque passaggi sbagliandone tre, non ha dribblato mai e ha commesso due falli. «Kluivert me lo mangio», ha detto Di Francesco sfogandosi con i collaboratori, una frase riportata dai giornalisti di Sky a bordocampo. A un certo punto, sembrava che tutta la Roma ce l’avesse con lui: Cristante e Dzeko lo hanno rimproverato in un paio di occasioni. Da lui Di Francesco si aspettava un impatto diverso e quella sana incoscienza che lo aveva portato a compiere giocate non banali come quella nel finale di Torino-Roma. Senza rifornimenti, Dzeko è rimasto ancora più solo, poco aiutato anche da Zaniolo, che nell’ultima mezz’ora non ne ha avuto più.

C’è un problema certamente di personalità, di carattere, in momenti in cui le cose sembrano andarti tutte contro. E questo va al di là della condizione fisica. Nel secondo tempo, gli unici che hanno tentato giocate per creare superiorità e sorprendere l’Atalanta sono stati Nzonzi (un paio di volte, tra cui una che gli è costata un cartellino giallo) e Kolarov.

Conclusioni

Un avversario messo meglio dal punto di vista fisico, limiti caratteriali, caratteristiche tecniche (manca per esempio un vero recupera-palloni in mezzo) e carenze strategiche nella gestione del possesso palla di una squadra che per natura cerca sempre di giocare in verticale esponendosi ai contrattacchi: è questo, secondo me, il mix che ieri ha impedito alla Roma di portare a casa tre punti mettendo il sigillo a un primo tempo strepitoso (sì, perché il primo tempo per me è stato strepitoso). 

La Roma tende ad accettare che la partita diventi un continuo botta e risposta con l’avversario e questo aumenta la sua fragilità difensiva. Chiarisco: non sto dicendo che la Roma non sa mai gestire le partite, ma che spesso ha avuto difficoltà nel farlo. Quest’anno, in campionato, ha amministrato per dieci volte vantaggi di due o più gol e in quattro occasioni è stata ripresa. Per le altre squadre, insomma, c’è spesso speranza.

Cosa poteva fare Di Francesco a Bergamo per sistemare le cose? Fiutare l’aria a fine primo tempo e mettere subito un altro difensore? Passare al 4-4-2? Dare una risposta è complicato anche perché due cambi su tre (Florenzi e Fazio) non erano a posto fisicamente. Forse Schick poteva sostenere meglio Dzeko, questo sì. Per me però è impossibile rispondere a una domanda del genere.

Ha detto l’allenatore: «Gestire il risultato non significa mettersi dietro e aspettare gli altri, ma è il contrario. Nel primo tempo l’abbiamo fatto: abbiamo pressato e trovato varchi come sapevamo, poi abbiamo perso tanti duelli individuali e tanti palloni, e loro se ti abbassi ti uccidono». Poi ha aggiunto: «Una spiegazione alle rimonte subite? Datemela voi – rivolto ai giornalisti – io non ci riesco più… Ci sono state altre volte: è sicuramente un aspetto mentale e di personalità, che è da migliorare, è troppo palese. Come si fa a fare un secondo tempo del genere dopo un primo così? Era una squadra spumeggiante e viva, nella ripresa siamo stati tutti il contrario, quando loro erano degli animali…».

Non c’è una sola causa che può spiegare questa difficoltà nella Roma nella gestione della partita, un problema che ciclicamente si ripresenta. 

Ora sta all’allenatore e ai giocatori imparare dagli errori perché questo è il momento decisivo della stagione.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

[fonti dei dati: WyScoutStatsZone app (dati e grafiche), Lega Serie A e Corrieredellosport.it (touchmap)]

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