Che ritmo hanno le prime otto della Serie A?

10/05/2019 di Valerio Albensi

Non esiste una relazione diretta tra i chilometri percorsi da una squadra e i risultati che ottiene in campo. Il dato sul chilometraggio preso da solo conta poco perché su di esso incidono tanti fattori: strategia, dominio del possesso palla e caratteristiche dei giocatori, solo per fare qualche esempio. L’opinione prevalente tra allenatori e preparatori è che non è importante quanto si corre, ma come: è fondamentale che la corsa di un calciatore sia accompagnata da movimenti coordinati di tutta la squadra e che sia fatta con la giusta intensità.

Perché, per usare un concetto espresso caro al maestro Canello, ci vuole «ritmo… ritmo…».

In una recente intervista al sito Il Napolista, Francesco Mauri, preparatore atletico del Napoli, ha detto: «Il nostro metodo è a maggior ragione essenziale all’interno di una squadra che gioca con le idee di Ancelotti, una squadra che ha sempre più o meno lo stesso tipo di impostazione – che sia il Napoli, il Bayern, il Real Madrid – e cioè nell’80% dei casi corre meno dell’avversario come volume totale. Nel Napoli questo 80% diventa 70 o 65%, quindi si riduce rispetto a Bayern e Real. Però è una squadra che nei dati di alta intensità(ossia quando il calciatore supera la velocità di 14 chilometri orari) e soprattutto di altissima intensità (superiore ai 25 chilometri orari) prevale nell’80% dei casi sull’avversario».

La ricerca della più alta intensità e velocità è un principio che ormai è determinante soprattutto nelle coppe europee e il livello raggiunto nelle due semifinali di Champions League ne è la testimonianza.

Allora ci è venuta la curiosità di raccogliere un po’ di dati atletici sul girone di ritorno tra quelli disponibili nei report della Lega Serie A. Per questioni di tempo, abbiamo preso in considerazione solo le partite delle prime otto in classifica, dalla Juventus alla Lazio. Abbiamo provato a vedere se esiste una relazione diretta tra il numero di chilometri percorsi a ritmo elevato(“sprint”, in base alla classificazione dei report della Lega Serie A che prevede anche jog e run), punti ottenuti e prestazioni offensive e difensive (expected goals a favore e concessi, prima ancora dei gol effettivamente fatti o subiti). Anche se la base statistica è ancora bassa (16 partite per squadra, va detto, non sono granché) a prima vista vale il discorso fatto per il chilometraggio semplice: non è affatto scontato che chi corre di più e lo fa più velocemente vinca una partita.

Il motivo è che nel calcio tecnica e tattica spesso condizionano l’aspetto atletico. Dare una definizione di intensità è molto complicato e si rischia di farsi portare fuori strada dai numeri. Insomma, il terreno è scivolosissimo.

La nostra lettura dei dati è una proposta. Quello che però ci sembra evidente è che questi numeri ci permettono di avere nuove informazioni preziose sull’approccio delle prime otto, sulle loro caratteristiche fisiche e di gioco.

Cominciamo dalla Roma, ovviamente.

La nostra grafica artigianale in cui troviamo media punti del ritorno e rendimento nelle partite con valore di chilometri ad alta intensità pari o superiore agli avversari

La Roma gira meglio al minimo?

Dopo il cambio di allenatore, la Roma ha intrapreso un percorso preciso: limitare al minimo l’esposizione ai rischi per migliorare la fase difensiva. Questa strategia, e la contestuale frenata di chi la precedeva in classifica, l’ha riportata a essere competitiva per un posto in Champions League. La squadra percorre sempre gli stessi chilometri a partita (circa 107 nel ritorno), ma in genere sembra farlo con meno intensità, quel ritmo Di Francesco ricercava per andare ad aggredire l’avversario in avanti. 

Nel girone di ritorno, la Roma per due volte ha superato gli avversari come chilometraggio veloce (contro il Milan e la Fiorentina) e in altre cinque occasioni questo valore è stato in pareggio, per un totale di sette incontrinei quali però non ha avuto grandi benefici in termini di punti (1,81 la media del ritorno e 1,57 in queste sette partite). 

Invece mantenendo i giri del motore più bassi (le restanti nove gare del ritorno), la Roma ha avuto una media di due punti a partita, anche se con un calo degli expected goals a favore e un aumento di quelli concessi. Solo due volte, infine, la squadra è riuscita ad avere un’intensità pari o superiore all’avversario e contemporaneamente dominare il possesso palla: al Napoli, per esempio, questa combinazione è riuscita 11 volte, all’Inter 10. 

Sulle cause di questa differenza di velocità si possono fare tante ipotesi. Avranno avuto certamente un peso i 50 infortuni muscolari stagionali (prendiamo il conteggio della Gazzetta); avrà sicuramente influito la strategia difensiva attuata per contrastare l’emergenza; ma non si può non tenere conto anche delle caratteristiche fisiche (la rosa più alta della Serie A) e tecniche di una squadra che non ha nel dinamismo la sua principale virtù. Ne servirebbe di più a centrocampo, reparto nel campo nel quale la Roma ha fatto fatica a cambiare passo.

Qui vediamo il rendimento nelle partite con meno chilometri ad alta intensità (in alto) e quello in cui l’alta intensità è stata accompagnata anche dalla vittoria del possesso palla.

L’Atalanta in Serie A suona lo speed metal

I dati suggeriscono che il ritmo che ha scandito la splendida corsa dell’Atalanta nel girone di ritorno (34 punti) è una sorta di speed metal. Non sarà l’heavy metal del Liverpool di Klopp, ma in Serie A funziona alla grande. Solo il Napoli, con 154,68 km, ha corso di più ad alta velocità nel girone di ritorno: la squadra di Gasperini è arrivata a 151,33 km, quasi 16 in più della Roma (135,28). Dieci volte su sedici, l’Atalanta ha raggiunto un chilometraggio ad alta velocità pari o superiore a quello dell’avversario, con valori di xG e xGA da scudetto: rispettivamente 2,3 e 0,78.

Quando a questo vantaggio ha aggiunto anche il controllo della palla (otto volte) la media punti è rimasta immutata (2,1), ma sono migliorate la pericolosità offensiva (2,64 xG in media) e la tenuta difensiva (0,83 xGA)segno che, al di là dei gol effettivamente fatti o subiti, le prestazioni sono state di altissimo livello.

In questo contesto si è esaltata l’organizzazione tattica di Gasperini, che ha dato all’Atalanta lo spartito giusto che le ha permesso di interpretare meglio le situazioni in cui c’è sia da fare la partita sia da alzare il ritmo. Anche il Milan ha metà delle partite del girone di ritorno con prevalenza di possesso e di intensità, ma ha una media di 1,5 punti a gara e valori di xG e xGA dimezzati rispetto a quelli dell’Atalanta: 1,34 expected goals a favore e 1,63 concessi. Fa meglio il Napoli con una media punti di 1,81 nelle 11 partite in cui ha dominato possesso e intensità.

Se la Juve alza il ritmo…

Qualcosa di interessante si può dire anche sulla Juventus, che nel girone di ritorno ha avuto comunque la media punti più alta del campionato con 2,25 a partita nonostante il vantaggio più che rassicurante. Ci interroghiamo spesso su quanto il campionato italiano possa essere “allenante” per una squadra che punta ad affermarsi anche in Europa.

I dati del girone di ritorno fanno intendere che anche una formazione che ha uno strapotere tecnico rispetto alle altre ha bisogno di non abbassare troppo il livello dell’intensità. Se la Juve domina l’avversario o regge il confronto sull’alta velocità non c’è gara: sette partite, 2,71 punti di media.

Quando invece il motore della squadra di Allegri gira a un ritmo più basso, per necessità o scelta, i numeri bianconeri tornano più umani: nove partite, 1,88 punti di media e scarsa pericolosità offensiva visti gli 1,34 expected goals a favore.

La speranza per la Roma è che domenica la Juve giochi una di quelle partite.


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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