Com’è cambiata la Roma (e come dovrebbe cambiare)

06/12/2018 di Valerio Albensi

Quando a maggio abbiamo fatto un bilancio della stagione appena conclusa eravamo più o meno tutti d’accordo su cosa andava fatto per migliorare i difetti di una Roma molto solida, ma spesso troppo prevedibile contro avversari chiusi.

La squadra sarebbe stata ancora più competitiva se fosse riuscita a mantenere quella solidità e, al tempo stesso, ad aggiungere fantasia e gol acquistandoli al mercato.

E forse proprio sfruttando il credito guadagnato grazie a una storica semifinale di Champions League, Monchi si è spinto addirittura più in là: oltre al sacrificio di Alisson, doloroso ma inevitabile a certe cifre, il direttore sportivo si è privato anche di due colonne come Strootman e Nainggolan e ha deciso di investire su una miscela di calciatori che considerava di pari livello (o superiore) e di giovani di grande prospettiva.

Immagino che il suo obiettivo fosse quello di cambiare le caratteristiche della squadra per migliorare la fase offensiva, anche a costo di perdere qualcosa in difesa, e ridare nuovo slancio a un gruppo di calciatori che probabilmente in quel momento sentiva di essere arrivato al massimo delle sue potenzialità.

Ci è riuscito?

La classifica e i numeri sulle prestazioni della Roma dicono che Monchi ha avuto torto. Almeno nel breve periodo.

Il suo problema è che per ora sono mancati quei calciatori che dovevano essere subito pronti e mantenere inalterato il livello di competitività. Mi riferisco alle difficoltà incontrate da Pastore, Nzonzi e Cristante, giocatori che per diversi motivi non sono riusciti ancora a incidere come potrebbero.

Così questa Roma settima in classifica, doppiata dalla Juventus e superata perfino dal Torino, è una squadra che ha smarrito i vecchi equilibri: rispetto a un anno fa, viaggia al ritmo di un punto perso a partita (14) e si affaccia a dicembre con prospettive completamente differenti. La Roma è passata dai quattro punti in meno (con una giornata da recuperare) dal Napoli primo in classifica ai cinque punti di distanza dal Milan quarto.

Guarda i numeri sulle prime 14 partite di queste due stagioni.

Statistiche attacco Roma

La seconda Roma di Di Francesco produce in buona sostanza quello che produceva un anno fa (chiuse al terzo posto come valore di gol previsti e oggi è seconda dietro alla Juventus in questa speciale classifica), ma segna meno: 27 gol fatti a 24.

I cambi del mercato estivo non hanno permesso alla Roma di avere miglioramenti significativi in attacco (è passata da 193 tiri a 189), ma nonostante tutto è la prima della Serie A per conclusioni che centrano la porta: 109, due in più della Juventus e cinque in più del Napoli.
Il cinismo continua a non essere una qualità di questo gruppo: manca un altro attaccante oltre a Dzeko capace di raggiungere e superare i 15 gol a stagione.

Ma a soffocare l’ambizione della squadra c’è la totale perdita di solidità difensiva, rappresentata in estrema sintesi dal numero dei gol incassati: 18 rispetto ai 10 di un anno fa, quasi il doppio. Ecco qualche dato.

Statistiche difesa Roma 2018-19

L’indice dei gol degli avversari previsti (18,60) dice che la Roma ha subito le reti che merita di incassare e questo dato negativo è diretta conseguenza dei 147 tiri concessi ai rivali rispetto ai 119 di un anno fa.

Per gli altri segnare è troppo più facile: lo scorso anno gli avversari dovevano tirare 11,9 volte per un gol; quest’anno gliene bastano 8,1. Un dato sul quale incide, inevitabilmente, anche il cambio di portiere.

C’è poi un altro numero che può spiegare un peggioramento così evidente. La Roma è la peggiore squadra della Serie A per numero di contrasti (11,7 di media a partita, fonte WhoScored.com) e questo è forse l’aspetto più condizionato dalla rinuncia a Nainggolan e Strootman: un anno fa, a inizio dicembre, la media era di 15 a gara. Meno contrasti e meno palloni recuperati: da 444 a 390.

Roma, rialzati

La Roma concede perché non sa gestire il pallone come un tempo (il possesso palla medio è passato dal 56,9 per cento al 50,9) e riesce a tenere di meno l’avversario nella propria metà campo (da 49,20 al 44,9 per cento il possesso di palla nella metà campo avversaria).

Di conseguenza, cala il numero delle partite in cui riesce a dominare con un baricentro più alto: 12 un anno fa, 9 oggi. La Roma è passata dall’avere un baricentro medio di 55,04 metri a 52,03, ma soprattutto quando schiaccia l’avversario è molto meno produttiva: la media punti nelle partite in cui è stata più alta della squadra che affrontava è passata da 2,33 a 1,66.
La buona notizia è che Di Francesco può recuperare terreno nel confronto con la passata stagione perché il periodo tra dicembre e gennaio fu terribile.

I problemi però restano.

E allora come ci si rimette in marcia verso un posto in Champions?

Recuperare definitivamente quei calciatori su cui l’allenatore non ha potuto contare è un primo passo. Penso a Perotti, a Pastore, a Karsdorp (ci possiamo ancora sperare?). Poi c’è la crescita dei giovani e dei meno giovani.

Ma serve anche altro per minimizzare i rischi. I segnali incoraggianti visti contro l’Inter non bastano.

Ti dico la mia: gennaio è alle porte e questa squadra ha bisogno di un paio di rinforzi subito pronti che la aiutino almeno a ritrovare la solidità perduta. Perché chiudere il campionato con quasi 50 gol subiti, e cioè quanti la Roma ne incasserebbe se continuasse su questa strada, sarebbe troppo pericoloso.


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