Come è andata in Curva Sud in questi 20 anni senza Cucs

14/09/2019 di Patrizio Cacciari

Oggi sono 20 anni precisi che in Curva Sud non appare più lo striscione del Commando Ultrà Curva Sud, il gruppo che ha diretto e coordinato il tifo romanista dal 9 gennaio 1977 (Roma-Sampdoria) fino alla serata di Roma-Inter del 1999 quando alcuni attriti con il resto dei gruppi portarono a un cambio della guardia e alla rimozione dello striscione dalla vetrata in basso.

Nell’occasione non mancarono le polemiche. Per una storia completa del Commando ti rimando all’archivio del sito asromaultras, dove trovi documenti, foto, articoli e dichiarazioni di allora.

Se però vuoi farti un’ulteriore idea di quello che è stato il Cucs, allora non devi perderti la visione di questo documentario Rai uscito nel 1980, dove i fondatori del gruppo, all’epoca dei ragazzini, raccontano in prima persona la loro esperienza nei drammatici mesi successivi all’omicidio di Vincenzo Paparelli. Ne vale la pena, fidati.

La cosa incredibile è che già a quei tempi quei ragazzi parlavano di calcio diverso da quello di una volta, di valori che non ci sono più e di tanti altri concetti molto attuali.

Tuttavia non è tanto sulla storia del Commando che vorrei soffermarmi, quanto sull’incredibile sentimento di affetto e nostalgia che ancora trova spazio nell’immaginario collettivo e nei cuori di ogni tifoso della Roma, anche non di curva. Evidentemente quei ragazzi hanno scritto della pagine indelebili di storia del tifo.

Questa mattina Il Romanista ha pubblicato un articolo a firma di Ludovica Cau. Eccolo qui.

A un certo punto si legge: «Perché se oggi quella generazione è ancora lì, decimata dai lutti, dai dolori, dalle malattie e dalla vita che fugge via, vuol dire che noi siamo stati non solo un modo di essere ultrà ma l’esperienza comune di una collettività immortale».

E in effetti è proprio così. Molti ragazzi di allora (oggi over 50) vanno ancora allo stadio. Ma il Cucs non è mai più apparso in maniera ufficiale (salvo qualche striscione per ricordare gli amici scomparsi), così come in realtà non ha mai annunciato ufficialmente il suo scioglimento. Il volantino distribuito a Roma-Perugia del 26 settembre 1999, la prima partita in casa dopo “i fattacci” in un passaggio recitava così:

«Affronteremo l’ennesimo enorme sacrificio, con il pianto nel cuore, se è veramente questa la volontà della curva sud e se queso serirà a garantire una curva unita: siamo anche disposti a non esporre più lo strisicone del CUCS, ma il CUCS non scomparirà perché ciò che è scritto nella storia non può svanire».

 

Va riconosciuto a chi scrisse quel volantino che aveva ragione. Dopo 20 anni siamo ancora qui a discutere di quanto sarebbe stato bello se il Commando fosse ancora al suo posto.

Due anni fa all’Alpheus, locale romano, è stato festeggiato anche il 40° compleanno del gruppo.

Ma cosa è successo da allora? La Curva Sud non ha chiusto, il tifo romanista non ha smesso di incitare la squadra, sono nati nuovi gruppi, mentre altri sembrano tornati ai fasti di un tempo. Di seguito ti riporto una parte di un capitolo che ho scritto per il libro “Romanisti in 100 personaggi + 1”, edito da Typimedia, uscito qualche mese fa.

Si tratta del racconto di questi 20 anni senza Cucs. Così puoi farti un’idea.

“[…] La curva ci mise parecchio a digerire il cambio della guardia soprattutto perché avvenuto in seguito a forti  contrasti tra gli ultimi ragazzi del Cucs e i nuovi Asromaultras. I tifosi sembravano spaesati senza i vecchi tamburi. Tuttavia il progetto Asru nacque con l’intento di rilanciare la curva a grandi livelli, ricercando quell’unità scomparsa dalla vicenda Manfredonia. Tutti i gruppi della parte bassa, come Opposta Fazione, La Vecchia Guardia, Fegati Spappolati, decisero di non esporre più il proprio striscione e di formare un blocco unico capace di trainare nel tifo tutta la curva. Il Cucs non aderì al progetto e andò a occupare lo storico settore M19.

L’obiettivo del nuovo gruppo era ambizioso: insegnare un nuovo modo di tifare. Per farlo vennero inventati nuovi cori accompagnati dai battimani. Per la prima volta si fece ricorso a un impianto di amplificazione al posto del vecchio megafono. Per i tifosi di curva non fu facile adeguarsi al cambiamento, ma con il tempo la Curva Sud riuscì a trovare una sua nuova identità fatta di bandiere a due aste ispirate al “calcio di una volta” o alla goliardia della Roma del Belli, di cori originali intonati sulle canzoni della tradizione italiana degli anni Sessanta e Settanta, e di imponenti scenografie come non si vedevano da tempo.

 

Un altro sbandamento

Dal 1999 fino al 2002 anche l’unità tra i diversi gruppi sembrò ritrovata, fino a quando il primo marzo a sorpresa gli Asru annunciarono lo scioglimento a causa di alcune divergenze con altre formazioni. Passati alcuni mesi di sbandamento, fu lo stesso gruppo ad annunciare il proprio ritorno al timone della Sud. Ma qualcosa si era rotto di nuovo. Anche gli Asru subirono mini scissioni interne, mentre tra alcuni gruppi ci furono momento di attrito.

La situazione alla fine della stagione 2003- 2004 sembrò ricomporsi, ma la Curva Sud era nuovamente frazionata: nessuno aveva l’obbiettivo di imporsi come guida principale, mentre sempre più tifosi dello stesso quartiere diedero vita a piccole “brigate” sul classico modello delle firm inglesi. Sembrava essere ritornati a una situazione pre Commando. All’inizio della stagione 2004-2005, ricordata come quella dei quattro allenatori, in curva regnava un clima di sostanziale tranquillità. La difficile situazione societaria aiutò i tifosi a rimanere uniti. E i risultati poco brillanti della squadra spinsero lo zoccolo duro a non mollare e a restare al fianco della squadra fino alla salvezza matematica, raggiunta a poche giornate dalla fine del campionato. L’anno successivo accadde qualcosa.

Il ritorno in Europa

Nel 2006 dopo anni la Roma tornò in Champions League e per la Sud cominciò una nuova era. Le migliori tifoserie d’Europa non vedevano l’ora di confrontarsi di nuovo con i romanisti, considerati pionieri del tifo dal passato tanto glorioso. Per questo ogni appuntamento in città vide l’alta presenza di numerosi tifosi stranieri che provavano a sfidare i giallorossi sul piano canoro […].

Nel 2008 e nel 2010 la squadra sfiorò due scudetti vinse due volte la Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Il seguito in quel momento storico era enorme, anche in trasferta. Ma nel mondo del tifo qualcosa era cambiato già nel 2007, anno in cui persero la vita l’agente Filippo Raciti, ferito a morte il 2 febbraio durante gli incidenti nel derby Catania-Palermo, e il tifoso laziale Gabriele Sandri, raggiunto da un colpo d’arma da fuoco sparato da un agente della Polstrada in un area di servizio l’11 novembre, mentre si recava a vedere la propria squadra del cuore a Milano.

Due gravissimi fatti di cronaca che portarono a un inasprimento dei rapporti tra Stato e tifoserie organizzate come mai era successo in passato. Vennero introdotte misure molto restrittive e di controllo, dal biglietto nominativo alla tessera del tifoso, fino a divieti di trasferta e  chiusura dei settori ospiti nelle partite considerate a rischio. La Sud decise di non esporre più gli striscioni dei gruppi e di non organizzare più spettacoli scenografici. Nuovi lavori di ristrutturazione dello stadio Olimpico portarono a una ulteriore frammentazione del pubblico nei diversi settori, con la presenza di barriere, corrimano e seggiolini con lo schienale, e a un abbassamento della capienza ufficiale degli spettatori. […] La battaglia contro la Tessera del tifoso e le barriere volute dalla Prefettura nelle curve dell’Olimpico hanno caratterizzato gli ultimi anni del tifo romanista, costretto nel 2014 ad attraversare un’altra bufera dopo la morte Ciro Esposito, tifoso del Napoli rimasto ucciso a seguito degli scontri prima della finale di Coppa Italia, disputata a Roma, tra la squadra partenopea e la Fiorentina. La persona coinvolta, e condannata per l’omicidio, è un ex frequentatore della Curva Sud.

La tifoseria ultras romanista nei mesi successivi è stata accusata da una parte dell’opinione pubblica di non prendere le distanze in maniera netta dai fatti. Il biennio successivo è stato caratterizzato dalla forte protesta della maggior parte dei tifosi abbonati in Curva Sud che decise di rimanere fuori dallo stadio a causa delle barriere, per oltre un anno e mezzo. Una volta vinta la battaglia, con la rimozione dei vetri divisori, la curva sud si è ricompattata come nei tempi migliori. La squadra è competitiva ed è di nuovo protagonista anche in Europa. Quel sofferto ricambio generazionale appare ormai compiuto. Le nuove leve stanno rispolverando vecchi cori molto coinvolgenti e ne stanno proponendo dei nuovi ispirati principalmente alle calde tifoserie argentine.

Anche a livello coreografico qualcosa sta cambiando. I gruppi storici hanno rispolverato i vecchi striscioni a cui un po’ tutti sono affezionati, mentre i derby sono stati occasione per nuove coreografie da brivido, come quella dedicata ai capitani della Roma e alla bandiera giallorossa che al ciel s’innalza, “è lei che fa la storia”. Vissuto collettivamente con le lacrime agli occhi e il cuore in mano l’indimenticabile addio di Totti, e un anno dopo quello improvviso di Daniele De Rossi, per la sud è iniziata un’altra stagione, la ventesima senza il Commando”.

Più o meno in questi 20 anni è andata così. Parlare dell’assenza del Cucs è ancora un argomento delicato a causa di forti attriti tra le parti in causa.Va anche detto che a differenza di altre curve, come quella del Milan per esempio, gli attuali gruppi che coordinano il tifo in Sud non hanno cercato di “utilizzare” lo striscione del Cucs per ricreare una sorta di effetto simpatia con il resto dello stadio.

In questo hanno avuto coerenza e rispetto verso la storia del Commando stesso, che in questi anni ha tenuto un profilo basso rispettando il nuovo corso. Speriamo tuttavia che quel sentimento di comunità immortale, di cui parlava l’articolo de Il Romanista, si continui a respirare sempre di più. C’è bisogno di amore per la Roma, solo di quello.

patrizio.cacciari@rudi.news

@PatCacciari