Come giocava la Roma 1982-83, parte II: la difesa e il fattore Colonia

25/03/2020 di Valerio Albensi

Roma-Colonia 2-0

Ripartiamo dalla fase difensiva e dalla difesa che, come detto nella prima parte di questo articolo, era stata rivoluzionata rispetto alla stagione precedente con la sola conferma di Nela tra i titolari. La Roma 1982-83 parte bene nel girone estivo di Coppa Italia, ma quando il livello si alza dimostra fragilità da correggere: vince quattro partite su sei, tra campionato e Coppa Uefa, ma soprattutto nelle prime due gare in Serie A all’Olimpico, contro Verona e Ascoli, viene aiutata da un pizzico di fortuna.

Alla seconda giornata, contro l’Hellas, la squadra di Liedholm passa 1-0 grazie a un rigore allo scadere di Di Bartolomei, ma soffre parecchio contro un avversario che centra una traversa e mette in due occasioni un proprio giocatore solo davanti a Tancredi. Il Verona di Bagnoli è uno degli avversari peggiori che la Roma può affrontare in quel momento, a pochi giorni dall’esordio europeo contro l’Ipswich (3-0 casalingo), e in una giornata in cui in città fa un gran caldo, stando alle cronache dei quotidiani. La squadra giallorossa cerca di imporre il suo gioco, ma non riesce ad alzare i ritmi: l’Hellas si difende bene con Tricella libero e l’esperto Spinosi stopper, e quando può rovescia l’azione in velocità mettendo a nudo le incertezze romaniste nella gestione della profondità.

L’intesa tra Di Bartolomei (libero), Vierchowod (stopper) e i due terzini è tutta da costruire, e quel giorno un centrocampo molto offensivo con Falcão, Prohaska e Valigi, oltre a non essere particolarmente ispirato, è anche piuttosto svagato in copertura. Dopo pochi minuti, la Roma rischia grosso. Dirceu può portare palla senza pressione oltre la metà campo e puntare una difesa piuttosto alta: Nappi scappa all’indietro, Di Bartolomei e Vierchowod dopo un momento di esitazione si alzano, ma non si accorgono che a sinistra non c’è Maldera e che Valigi ha completamente lasciato andare Volpati; per fortuna di Tancredi (e della Roma) la conclusione del centrocampista del Verona è imprecisa.

Nel secondo tempo, altro brivido. Su un lancio lungo dell’Hellas, Vierchowod è in ritardo su Fanna che di testa può prolungare per Gibellini, appena entrato al posto di Penzo: l’attaccante è fresco, brucia sul tempo Di Bartolomei e Nappi, ma davanti a Tancredi tenta un improbabile pallonetto che il portiere para.

Roma-Verona 1982-83

Samp-Roma, il gol di Mancini e le critiche a Di Bartolomei

Una settimana più tardi, a Genova contro la Sampdoria, la Roma non riesce a salvarsi. L’assetto difensivo è leggermente diverso: davanti a Di Bartolomei ci sono Nappi, Vierchowod e Nela, mentre Maldera è più avanzato e ha compiti offensivi. Nel primo tempo, la squadra subisce un gol che viene molto criticato da una parte della stampa e dei tifosi: sotto accusa finiscono Di Bartolomei  e Liedholm, che continua a utilizzare il capitano nel ruolo di libero-centrale di difesa.

Nell’azione del gol però complessivamente tutta la squadra è troppo passiva. Va detto che all’epoca il pressing oltre la linea del centrocampo non si vedeva molto e la maggior parte delle squadre aspettava l’avversario dietro alla linea di metà campo: il pressing offensivo aveva senso solo in momenti determinati della partita (quando si doveva tentare una rimonta, per esempio), anche perché poteva essere facilmente disinnescato dal retropassaggio al portiere, che poteva prendere la palla con le mani.

La Roma generalmente faceva scattare la pressione collettiva appena oltre il cerchio di centrocampo indirizzando la palla verso le fasce, ma al 35′ qualcosa va storto. Brady può ricevere palla quasi a  centrocampo, alzare la testa e osservare il movimento dei compagni senza alcun tipo di opposizione (Prohaska lo lascia avanzare). Il numero dieci della Samp nota un vuoto enorme al centro, causato ancora una volta da una mancanza di sintonia tra i difensori: Nela e Vierchowod accorciano in avanti, ma Nappi e Di Bartolomei non li seguono e vanno a marcare rispettivamente Francesco Casagrande e Roberto Mancini, che nel frattempo hanno attaccato gli spazi alle spalle dei difensori.

Per Ago, solo contro il giovane e veloce Mancini, sul lancio di sinistro dell’irlandese è difficile metterci una pezza: tenta di arrivare per primo sulla palla e spazzare con il destro, ma il numero 11 lo anticipa e calcia subito in diagonale anticipando l’uscita di Tancredi.

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A fine partita, Di Bartolomei respinge le critiche: «Ho cercato di tagliare la strada a Mancini lanciato molto bene, ma lui è stato più lesto di me – sono le parole riportate dal Corriere dello Sport del 27 settembre 1982 – mi ha anticipato, ha resistito anche ad un mio tentativo di carica ed ha battuto Tancredi. Purtroppo in quella occasione sono stato sfortunato perché sul lancio bellissimo di Brady ho cercato di anticipare Mancini di testa ma il vento ha allargato la traiettoria del pallone favorendo il sampdoriano. Non ho rimorsi: ho fatto il mio dovere anche se purtroppo quell’infortunio ci è costato la sconfitta».

Interessante il punto di vista di Roberto Pruzzo, riportato sempre dal Corriere dello Sport, che sottolinea le difficoltà nel pressing: «Stavolta siamo andati proprio male, inutile nasconderlo. Quando siamo in possesso di palla siamo una buona squadra, ma quando sono gli altri a comandare il gioco diventiamo mediocri. Per impossessarci del pallone dovremmo fare con più convinzione il pressing: invece siamo in pochi a farlo; spesso, anzi, lo abbozziamo soltanto, per poi rinunciarvi e dar via libera agli avversari. Dobbiamo migliorare».

Le cose non vanno meglio tre giorni dopo a Ipswich, nel ritorno del primo turno di Coppa Uefa: la Roma deve difendere il 3-0 dell’Olimpico, ma rischia grosso e viene salvata da una gran punizione di Maldera per un 1-3 che vale la qualificazione. Va detto che il sorteggio era stato molto poco fortunato: l’Ipswich Town due stagioni prima aveva vinto la Coppa Uefa con Bobby Robson in panchina.

Piccola curiosità: nella squadra affrontata dalla Roma in quella stagione ci sono due giocatori che avevano fatto parte della formazione degli Alleati del film “Fuga per la vittoria”. Si tratta di John Wark, scozzese capocannoniere della Coppa Uefa 1980-81, e Russell Osman.

La vittoria con l’Ascoli di Mazzone

Le scorie dell’impegno in Inghilterra si fanno sentire la domenica successiva, il 3 ottobre, all’Olimpico contro l’Ascoli di Carlo Mazzone. La Roma sblocca la partita con Prohaska, poi non riesce a raddoppiare e i bianconeri prima hanno un’occasione clamorosa con Novellino, poi trovano il pareggio al 75′ con Greco. Ancora una volta la linea romanista balla.

Su un lancio del terzino destro dell’Ascoli direttamente dalla difesa, Di Bartolomei chiama il fuorigioco e si alza, ma il meccanismo si aziona in ritardo: Nela prima segue Novellino, poi si stacca per alzarsi e così facendo si fa scavalcare dal pallone lasciando l’ala destra dell’Ascoli solo davanti a Tancredi.

La Roma gioca alta, è ambiziosa, e questo inevitabilmente comporta dei rischi.

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Diba, che già non era al meglio per i colpi ricevuti in Inghilterra dal “tenero” Terry Butcher, lascia spazio in apertura di tempo a un giovanissimo Ubaldo Righetti, 19 anni, che lo sostituisce nel ruolo di libero. In occasione del pareggio di Greco la difesa perde completamente l’orientamento. Quello che succede dopo l’uscita del capitano lo racconta Liedholm a fine partita. Ecco le dichiarazioni dell’allenatore riportate dal Corriere dello Sport: «Un peccato la sua uscita (di Di Bartolomei, ndA) perché senza di lui la difesa non è stata in grado di mantenere il controllo della palla con la necessaria lucidità. Ed anche nell’applicazione del fuorigioco ci sono state delle pericolose smagliature: è lui infatti che chiama il fuorigioco, che sa scegliere il momento giusto. In occasione del gol di Greco, quello dell’1-1, non c’è stata ad esempio una perfetta applicazione del fuorigioco, è mancato l’uomo d’ordine che lo chiamasse: così uno è rimasto indietro mentre gli altri scattavano in avanti tendendo in tal modo in gioco Greco che ha potuto segnare il gol del provvisorio pareggio».

I concetti chiave: mantenere il controllo della palla, una gestione nella quale è importante anche il contributo dei difensori; applicare la tattica del fuorigioco.

In occasione del gol di Greco, l’Ascoli fa girare il pallone da sinistra verso il centro e trova Carotti tutto solo al limite, senza pressione: buco al centro, Vierchowod, Righetti e Nela si alzano in ritardo, ognuno per i fatti suoi, e Greco può controllare e superare Tancredi di sinistro. Nel finale, un rigore di Pruzzo permette alla Roma di vincere per 2-1 e di tornare in testa alla classifica del campionato.

Roma-Ascoli 1982-83

Roma-Colonia, la partita perfetta che cambia le prospettive

Partita dopo partita, il rendimento difensivo della squadra migliora e le vittorie aiutano anche a far svanire le critiche. Nel primo terzo di campionato (1ª-10ª giornata) la Roma incassa nove gol mentre nelle successive dieci partite il dato scende a sette, di cui due nella cinquina rifilata al Napoli all’Olimpico. Di Bartolomei è sempre più padrone della situazione, migliora la qualità del possesso della squadra, i movimenti coordinati e crescono le prestazioni di singoli come Vierchowod e Nela.

Liedholm insomma dimostra che il suo piano ambizioso è attuabile: la Roma può vincere puntando a un gioco più offensivo, senza paura di schierare una formazione nella quale tre difensori su quattro hanno una chiara attitudine propositiva (Nela, Di Bartolomei e Maldera).

La prestazione difensiva capolavoro di questo secondo terzo di stagione, anzi dell’intera annata, è Roma-Colonia 2-0, ritorno degli ottavi di finale di Coppa Uefa. L’8 dicembre 1982, su un campo appesantito dalla pioggia, la squadra di Liedholm deve ribaltare lo 0-1 dell’andata contro un avversario molto tosto, arrivato secondo in Bundesliga nella stagione precedente. Una formazione nella quale trovano spazio quattro vicecampioni del mondo con la Germania Ovest (Schumacher, Engels, Littbarski e Fischer), oltre a Zimmermann, Cullmann e Allofs che avevano fatto parte del gruppo vincitore degli Europei nel 1980.

Un altro piccolo dettaglio rende davvero affascinante quella sfida: sulla panchina del Colonia siede questo signore che vedi nella foto.

rinus michels

È Rinus Michels, l’uomo che aveva fatto conoscere al mondo il “calcio totale” della sua Ajax e della sua nazionale olandese.

Roma-Colonia, insomma, è anche la sfida affascinante tra due grandi allenatori.

Ho rivisto la registrazione integrale di quella partita e devo dire che la Roma mi ha impressionato. Credo di non esagerare nel dire che probabilmente quella prestazione è stata tra le prime tre di quel secondo ciclo con Liedholm in panchina, quello dal 1979 al 1984, per capirci.

La Roma quel giorno gioca una partita a un livello di intensità difficile da vedere in quegli anni: è continua nel pressing ultraoffensivo, trascinata da attaccanti generosi (Iorio gioca forse la migliore gara della sua carriera) e da difensori molto aggressivi, pronti ad accorciare in avanti e a giocare in anticipo sul tridente del Colonia (da sinistra a destra, Allofs, Fischer e Littbarski).

Ma ancora più impressionante la prova dei tre centrocampisti schierati quel giorno da Liedholm: Ancelotti è instancabile da area ad area; Prohaska non perde un duello contro i vari Engels, Slijvo e Willmer, ma soprattutto dimostra un’intelligenza tattica fuori dal comune. Falcão è l’uomo a tutto campo: è il regista aggiunto in dialogo costante con Di Bartolomei, che ha licenza di sganciarsi dalla linea; è il rifinitore dalle giocate raffinate; è la seconda punta che supporta Pruzzo sia nel pressing sia nella finalizzazione.

La Roma impone subito un ritmo altissimo alla partita e questa intensità non calerà.

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La squadra di Liedholm riesce ad avere il controllo assoluto dell’incontro, anche psicologico, mettendo alle corde un avversario incapace di riorganizzarsi. Le parole di Michels dopo il fischio finale sono un grande riconoscimento al lavoro del collega svedese: «La Roma ha meritato di passare il turno – le sue parole riportate dal Corriere dello Sport-Stadio -. Non so cosa potrà fare in questa Coppa, purtroppo d’ora in poi mi interessa solo il campionato. Ma la Roma ha un centrocampo formidabile, che ci ha letteralmente schiacciato. Lì ha costruito la sua partita e questa vittoria meritata. Devo ammetterlo che mi ha davvero sbalordito, prima che venisse a Colonia, dissi con molta sincerità, che non avevo mai visto una squadra italiana giocare in trasferta senza nascondersi in difesa. La Roma a Colonia mi ha smentito, ha giocato un calcio offensivo e molto bello. Non so se tutte le vostre squadre sono capaci di tanto, se molte vanno all’estero ripudiando il catenaccio di una volta. La Roma lo ha fatto e mi ha davvero sorpreso».

I due gol che qualificano la Roma ai quarti arrivano sugli sviluppi di un calcio di punizione (Iorio) e di un corner (Falcão), ma la superiorità sul piano del gioco è comunque netta, come riconosciuto da Michels.

La Roma gioca con un’impostazione moderna. Di Bartolomei è praticamente in linea con Vierchowod e il modulo adottato in pratica è un 4-3-3 e non un 1-3-3-3; i due terzini, Nela e Maldera, in fase di non possesso stanno stretti, ma hanno entrambi la facoltà di supportare l’azione offensiva: Liedholm aveva già da tempo superato l’idea del “calcio all’italiana” che in quel periodo prevede il terzino destro marcatore e il sinistro fluidificante. Il Barone e chiede ai due esterni difensivi di partecipare a entrambe le fasi.

Roma-Colonia 1982-83
Otto giocatori a zona della Roma contro tre del Colonia

Come si vede dalle foto, Vierchowod gioca a uomo nella sua zona di competenza: non “battezza” un attaccante per seguirlo ovunque, ma marca stretto l’avversario che di volta in volta va a giocare dalle sue parti, in genere Fischer e Allofs.

Nella seconda immagine si vedono otto giocatori della Roma disposti a zona, in fase difensiva, contro tre attaccanti tedeschi. Riconquistata la palla grazie all’alta densità, la squadra aveva tante possibilità di gioco per ripartire: partire in contropiede sfruttando le sovrapposizioni dei terzini; cercare un’azione più manovrata sfruttando la visione di Falcão oppure andare subito in verticale sfruttando il lancio lungo e preciso di Di Bartolomei.

La modernità di quella squadra è anche in altri piccoli dettagli come le due ali a piede invertito, caratteristica che oggi è la prassi: Conti mancino a destra e Iorio destro a sinistra. «Così impareranno a guardare le cose da un’altra prospettiva», è il commento che amava ripetere il Barone.

La vittoria contro il Colonia sarà il primo snodo cruciale della stagione della Roma: le incertezze svaniranno, la squadra sarà sempre più solida e sicura dei suoi mezzi. Comincerà davvero a credere di vivere l’anno buono, insomma, e di potere uscire «dalla prigionia di un sogno», per usare parole che ogni romanista conosce.

Diventerà decisivo il lavoro di un centrocampo pazzesco per qualità e conoscenze tattiche. C’è molto altro da dire nella terza e ultima parte di questo racconto.

Come giocava la Roma 1982-83? Prima parte: creare e collaborare