Come sta crescendo la Roma di Fonseca

20/09/2019 di Valerio Albensi

Otto gol segnati e due concessi nelle ultime due partite. Nuovi acquisti che sembrano già pienamente integrati nel gruppo, non solo dal punto di vista tecnico, e molti giocatori che c’erano anche un anno fa che oggi sono rigenerati.

Siamo solo a metà settembre e la Roma ha giocato appena quattro partite ufficiali, è vero, ma i progressi che questa squadra ha fatto vedere negli ultimi giorni fanno ben sperare. Ieri sera, con l’Istanbul Basaksehir, i calciatori di Fonseca hanno ripreso il discorso interrotto contro il Sassuolo: stavolta, contro un avversario di qualità inferiore, la Roma ha fatto valere non solo il peso della sua superiorità tecnica e tattica, ma è riuscita anche a mantenere il controllo della partita senza sbandare mai.

L’unico tiro in porta del Basaksehir è stato un colpo di testa di Ba dal centro dell’area, nel secondo tempo, facilmente bloccato da Lopez. Poca roba, insomma.

Lo aveva detto Petrachi e lo ha ribadito anche ieri Fonseca: la priorità oggi è dare alla Roma maggiore equilibrio pur mantenendo una chiara vocazione offensiva.

Vediamo quali sono i progressi che la Roma ha fatto vedere rispetto al Genoa e al derby.

I movimenti dei terzini e la difesa a tre

Fonseca ha già dato dimostrazione di flessibilità tattica. Ha subito capito che, per le caratteristiche del calcio italiano e per il livello di addestramento attuale della sua squadra, non è ancora il momento di insistere con alcuni meccanismi tipici della sua idea di gioco, come per esempio la possibilità di dare ampiezza alla manovra con entrambi i terzini proiettati in avanti.

Un atteggiamento che rischiava di lasciare pericolosi spazi vuoti tra i due centrali e i due esterni difensivi, corridoi invitanti per chi pratica un calcio molto diretto e verticale come la maggior parte delle squadre italiane.

Soprattutto dalla partita contro il Sassuolo di domenica, abbiamo visto i due terzini assumere diversi compiti e funzioni. Florenzi, a destra, è rimasto più bloccato e ha limitato le incursioni per aiutare la squadra in fase di inizio dell’azione, aumentare le linee di passaggio in favore dei centrocampisti e dare più sicurezza ai due centrali, che avevano un compagno in più ad aiutare nel momento in cui la palla veniva persa; sull’altro lato, Kolarov a inizio azione saliva direttamente sulla linea di Dzeko, altissimo, per sfruttare le sue doti in zone più pericolose del campo, consentire al trequartista sinistro di giocare più centrale e costringere gli avversari a stare attenti anche sulla fascia, non solo al centro; contemporaneamente, Veretout si abbassava largo a sinistra a ricevere, posizione nella quale aveva più possibilità di passaggio o di azione personale, e in alto a destra Kluivert assicurava l’ampiezza del campo che Florenzi non poteva più dare.

Per avere un’idea, guarda le ricezioni dei passaggi di Florenzi e Kolarov contro il Genoa e contro il Sassuolo.

Le ricezioni di Kolarov.

La differenza è chiara: i due terzini si sono trovati a giocare palla in zone diverse, soprattutto il capitano.

Questo è qualche esempio sul campo.

Questo sistema ha contribuito a favorire l’uscita di palla della Roma (che cominciava l’azione con un 4-1-2-3 o 3-2-4-1, a seconda delle situazioni di gioco e dei movimenti di Veretout) e a disinnescare completamente il meccanismo di pressione del Sassuolo. Il resto lo hanno fatto il talento e la velocità dei calciatori della Roma, rapidissimi ad arrivare in porta.

Contro il Basaksehir, schierato con il 4-3-3, questo sistema è stato solo parzialmente riproposto. I terzini hanno mantenuto diverse funzioni, solo che Kolarov ha assunto il ruolo di terzo difensore aggiunto ai centrali e Spinazzola ha avuto maggiore libertà, pur restando allineato ai trequartisti e non a Dzeko.

Cristante e Diawara, un po’ per caratteristiche fisiche e tecniche differenti da Veretout e un po’ per il diverso schieramento dell’avversario rispetto al Sassuolo, hanno mantenuto quasi sempre la posizione centrale, formando spesso una sorta di pentagono, come evidenziato da Benedetto Greco nella sua pagina Facebook.

Kluivert è rimasto altissimo per sfruttare le sue qualità nell’uno contro uno e nell’attacco della profondità, stavolta però sul lato sinistro; Pastore e Zaniolo avevano il compito di giocare più al centro del campo, quasi a formare un triangolo con Dzeko, ma nel primo tempo soprattutto si sono abbassati poco per ricevere tra le linee del Basaksehir e questo non ha aiutato lo sviluppo dell’azione.

Infatti nei primi 45′ l’attenzione e il pressing dei turchi è stato di buon livello e la Roma ci ha messo un po’ a carburare. Nella ripresa, complice anche il calo inevitabile del Basaksehir, la squadra di Fonseca ha avuto più spazi e ha potuto sfruttare le sue uscite ormai codificate.

Lo smarcamento e i movimenti senza palla

È nella capacità di smarcamento e di creare possibilità per il calciatore in possesso di palla che la Roma rispetto allo scorso anno ha fatto i progressi più evidenti. I giocatori lavorano di più per farsi trovare liberi con i classici movimenti in appoggio, a sostegno e in profondità che vanno a ricreare naturalmente quelle situazioni allenate grazie ai “rondos”, i “torelli”.

La squadra è in costante movimento e anche i dati chilometrici dimostrano l’inversione di tendenza: tre volte su tre la Roma ha percorso più chilometri degli avversari, lo ha fatto a una velocità media più alta e due volte su tre avendo anche il dominio nel possesso palla. Non era mai accaduto un anno fa per tre partite di fila in campionato.

Più movimento genera più passaggi potenzialmente pericolosi da gestire per gli avversari. Ieri, nel secondo tempo, la Roma è riuscita grazie a migliori movimenti coordinati a esprimere meglio tutto il suo potenziale creativo. Nella ripresa, la squadra ha tentato 15 passaggi chiave (di cui dieci riusciti) contro i 4 del primo (di cui due accurati): parliamo di quei passaggi che mettono un compagno nella condizione di segnare oppure che “tagliano” l’intera linea di difesa avversaria.

Una maggiore solidità difensiva

Contro il Basaksehir la Roma ha concesso appena 0,4 expected Goals contro l’1,47 medio delle prime tre giornate di campionato. Il valore modesto dell’avversario ha certamente influenzato questo dato, ma va detto che rispetto al Genoa e alla Lazio, la fase difensiva sembra dare maggiori garanzie, anche grazie al terzino che resta a dare una mano. È migliorata l’intesa tra i quattro della linea e scattano con più facilità i movimenti dei centrocampisti che vanno a coprire un difensore.

Anche sulle seconde palle e sulle coperture degli inserimenti degli avversari abbiamo visto una maggiore attenzione.

Come in un caso come questo, ieri sera, forse l’unica vera ripartenza concessa ai turchi. Sulla palla trasmessa all’indietro, per servire il centrocampista arrivato a rimorchio, hanno fatto buona guardia i due mediani.

La Roma poi è più aggressiva sulla palla con gli attaccanti quando è schierata a difesa della propria metà campo e cerca di salire. E anche questo contribuisce a ridurre i pericoli per la difesa.

I progressi dei singoli

In un sistema di gioco che funziona, per i calciatori è più facile esprimersi al meglio. I giocatori che c’erano anche lo scorso anno sembrano rivitalizzati. Fazio e Juan Jesus ieri sera non hanno sbagliato niente (per esempio, hanno vinto rispettivamente otto e nove duelli difensivi su dieci), Cristante si sta ritagliando un ruolo da protagonista e da “equilibratore” in mezzo al campo ed è uscito tra gli applausi dell’Olimpico, Kluivert è al secondo gol consecutivo e sta imparando a essere decisivo, Dzeko è tornato a essere quel leader che trascina i compagni anche da un punto di vista tecnico.

Poi c’è la maturazione di Pellegrini e Zaniolo, jolly d’attacco dalle giocate imprevedibili. Aggiungiamoci il contributo di alcuni dei nuovi (Mkhitaryan, Veretout, Pau Lopez, Spinazzola, aspettando di vedere Zappacosta, Smalling e gli altri) e la possibilità che Fonseca riesca anche a rilanciare Pastore.

La Roma ha tutto per continuare a crescere.

@ValeAlb