Com’è stata la stagione di Luca Pellegrini?

21/06/2019 di Valerio Albensi

Luca Pellegrini

Luca Pellegrini è un ragazzo che i romanisti seguono con attenzione. Tra i tanti giovani che la società ha mandato in prestito in giro per l’Italia a fare esperienza, è sicuramente lui quello sul quale le aspettative sono più alte. Un po’ perché di questo talento se ne parla come progetto di campione già da diversi anni, da prima cioè che due gravi infortuni ne rallentassero la crescita. Un po’ perché – dobbiamo essere onesti – ogni volta che sentiamo parlare di un terzino “romano e romanista” che sta per sbocciare il nostro pensiero va inevitabilmente a Francesco Rocca. A quello che è stato e a quello che poteva diventare.

Finito il Mondiale under 20, nel quale Pellegrini è stato protagonista soprattutto nell’insolito ruolo di mezzala, proviamo a fare un punto sul suo processo di maturazione e sulle sue caratteristiche nei giorni in cui è finito al centro di voci di mercato (inevitabile, viste le qualità).

Come gioca Luca Pellegrini caratteristiche

La stagione di Luca Pellegrini

Dopo avere firmato il rinnovo di contratto ad aprile di un anno fa (il suo procuratore è Mino Raiola), Pellegrini ha fatto in questa stagione il definitivo salto tra i professionisti con l’obiettivo di prendere confidenza con il calcio dei grandi. Nel settore giovanile ha vinto praticamente tutto (campione d’Italia con Giovanissimi nazionali, Allievi e Primavera), ma è stato anche sfortunato: tra luglio e dicembre del 2017, si è rotto il crociato anteriore del ginocchio sinistro (durante la preparazione con la prima squadra) e la rotula.

In questo video lo vediamo tredicenne in un torneo con la Roma.

Esordisce in Serie A il 26 settembre 2018, nel secondo tempo della partita vinta all’Olimpico contro il Frosinone, e in quella prima apparizione fa un assist per Kolarov. Arriva poi il momento del debutto in Champions League, entrando al posto del serbo nel secondo tempo di Roma-Viktoria Plzen, e Di Francesco comincia a impiegarlo nelle rotazioni, visto che lo fa partire titolare in campionato due volte consecutive in casa dell’Empoli e contro la Spal, all’Olimpico.

Pellegrini fa vedere le sue qualità migliori (atletiche e tecniche, soprattutto), ma anche i limiti che un ragazzo di 19 anni non può non avere. Contro la Spal, per esempio, commette un’ingenuità che costa un rigore.Non è un momento facile per crescere nella Roma: la squadra entra ed esce dalle crisi continuamente, il clima è pesante e l’allenatore costantemente in discussione. Anche per questo Di Francesco decide di puntare sull’esperienza di Kolarov e Pellegrini torna in panchina. In pratica, non lo vediamo più: entra solo nei minuti finali a Cagliari e in casa del Plzen, dove rimedia due cartellini gialli a tempo di record.

Monchi capisce che il ragazzo è chiuso e, per permettergli di giocare con regolarità, alla fine del mercato di gennaio lo manda in prestito a Cagliari.Per Luca è una scelta felice perché il suo nuovo allenatore, Maran, lo utilizza subito da titolare con ottimi risultati. Pellegrini si mette in mostra, gioca regolarmente e Maran lo promuove: «Continuando così potrà avere un futuro importante».

Chiude l’esperienza in Sardegna con 12 partite e un assist, e contribuisce alla salvezza tranquilla del Cagliari. 

Mezzala ai Mondiali
A fine stagione, è tra i protagonisti dell’Italia under 20 quarta ai Mondiali in Polonia (in questo pezzo è inserito tra i giocatori più interessanti da seguire). Gioca cinque partite da titolare su sei (tutte tranne la “finalina”) e lo fa in un ruolo nel quale non lo avevamo mai visto, la mezzala, riuscendo a trovare subito nuovi riferimenti in campo e dimostrando di avere una duttilità tattica fuori dal comune.

Cosa ha fatto vedere

In questa seconda parte di campionato trascorsa al Cagliari, Pellegrini ha confermato quello di buono e quello di un po’ meno buono che si diceva sul suo conto e che avevamo cominciato a vedere alla Roma. Non è un terzino difensivo, di contenimento, ma è uno che quando vede uno spazio di campo che si apre si butta grazie a capacità atletiche di altissimo livello e a un gran sinistro. Ha coraggio, è un generoso, e sa arrivare sul fondo in tanti modi.

Nel modo più classico per un terzino, e cioè prendendo velocità nel corso di una rapida azione in verticale. Guarda questo esempio qui sotto contro la Spal, probabilmente una delle sue migliori partite stagionali.

Luca comincia l’azione dalla propria metà campo, poi si lancia dietro alla mezzala e, mandato in profondità da João Pedro, mette al centro un bel cross che viene però respinto dai difensori.

In quest’altra azione qui sotto, sempre nella stessa partita, schiacciato sulla linea laterale, temporeggia, poi si libera di un avversario con un numero niente male (in giro sui social ancora si trovano diverse condivisioni di quel video), scambia con un compagno e va sul fondo: a quel punto, ha la freddezza di alzare la testa e servire Birsa all’indietro. L’azione però si conclude con il tiro sbagliato del trequartista.

Come gioca Luca Pellegrini

Velocità, tecnica, ma anche imprevedibilità e capacità di leggere le situazioni per variare il suo gioco. Qui, sempre con la Spal, dialoga con un compagno, nota uno spazio dentro al campo e rientra: a questo punto, serve con un pallonetto di destro il suo attaccante che taglia. Una giocata non proprio da terzino, ecco.

Luca Pellegrini caratteristiche tecniche

Cosa non ha fatto vedere

Pellegrini può senz’altro migliorare nella qualità dei passaggi (solo 69,8 per cento quelli riusciti in campionato) e soprattutto nel tiro. Perché un terzino con questi mezzi tecnici uno se lo aspetterebbe più pericoloso.

Quest’anno, anche a causa delle funzioni avute nel 4-3-1-2 del Cagliari, non ha calciato mai in porta: appena due tiri, entrambi abbondantemente fuori. Se pensiamo alle conclusioni, Pellegrini è stato inoffensivo: appena 0,03 expected Goals stagionali.

Quello a sinistra è lo schema dei tiri su azione di Kolarov e quello a destra lo stesso grafico di Pellegrini: la differenza è evidente. Il paragone è impietoso, ma serve a rendere l’idea. 

Se ci fai caso, il suo assist ai Mondiali nella partita inaugurale contro il Messico è un tiro venuto male (molto difficile, va detto, perché al volo di destro). Luca era poco pericoloso anche nel campionato Primavera (solo 0,64 xG nella stagione 2016-17, l’ultima disputata interamente): può fare certamente meglio considerando i mezzi tecnici che ha.

E può anche lavorare sulla sua impulsività e sulla capacità di restare concentrato in campo. “Colpa” di quella sua esuberanza che è un grande punto di forza, ma diventa un limite quando a prevalere è l’istinto. Dei terzini sinistri presi in esame per avere un termine di paragone, Pellegrini ha il numero più alto di cartellini gialli ogni 90 minuti (0,38) e con Kolarov è l’unico a essere stato espulso in campionato. Luca è deciso nei contrasti, non toglie la gamba: ha un buon valore ogni 90 minuti (0,76) e soprattutto percentuale più alta di interventi riusciti rispetto ai colleghi (40 per cento).

Un confronto

Per cercare di capire meglio che tipo di campionato ha fatto, abbiamo confrontato le sue statistiche con quelle di altri sei terzini sinistri delle squadre principali della Serie A: abbiamo scelto giocatori che, in genere, vengono schierati in una difesa a quattro perché non riteniamo corretto paragonare un terzino a un esterno di un 3-5-2. Altra precisazione: Pellegrini è il calciatore con il minutaggio più basso, 1180 in campionato: gli altri superano  i 2500 minuti. Di questo va tenuto conto nelle valutazioni.

Partiamo da un confronto sui valori difensivi. Le doti atletiche portano Pellegrini a primeggiare nel dato sui duelli ogni 90 minuti (9) e ad avere una buona media di contrasti. Sui palloni intercettati, invece, solo Rodriguez del Milan fa peggio. Nel complesso, comunque, i suoi valori sono in linea con quelli dei colleghi più anziani, al netto sempre delle differenze di minuti disputati.

Per quanto riguarda la fase di rifinitura, Pellegrini ha due assist (uno con la Roma, l’altro con il Cagliari) nonostante il numero più basso di minuti in cui è rimasto in campo, ma dopo Biraghi è il giocatore che tocca meno il pallone nella trequarti avversaria (complice anche lo stile di gioco del Cagliari, più difensivo).

È tra i migliori nei passaggi chiave (quelli che portano un compagno al tiro), ma meno brillante nei passaggi filtranti (0,46 ogni 90 minuti), categoria in cui Kolarov e Alex Sandro fanno la voce grossa (rispettivamente 0,99 e 0,96).

Dagli altri indicatori sulla sua produzione offensiva emerge quella esuberanza di cui accennavamo prima, qualità che a volte può essere un limite. Dei sette, Pellegrini è quello che tenta più dribbling (3,89 ogni 90 minuti), ma anche il terzino a cui ne riescono meno (solo 56,86 per cento di successo); ha anche un numero altissimo di cross tentati (4,81 ogni 90 minuti), ma una bassa percentuale di successo (28,57).

Delle sue difficoltà ad arrivare al tiro abbiamo parlato in precedenza e chiaramente si notano ancora di più se paragonate al rendimento di Kolarov, che da questo punto di vista è il difensore più forte della Serie A.

Quale futuro?

La domanda che ci facciamo è questa: anche in una Roma completamente rinnovata, ma pur sempre con ambizioni da primi quattro posti, Luca Pellegrini può essere il terzino titolare? Al momento ci sembra complicato.

Pellegrini avrebbe bisogno di crescere ancora, completarsi da un punto di vista tattico e tecnico. La sua prima stagione da professionista però una cosa l’ha detta in maniera netta: questo ragazzo ha le potenzialità per diventare un giocatore importante in Serie A e può migliorare tanto vicino a Kolarov, se resterà. Al momento il serbo ha uno spessore diverso, che non è paragonabile.

Ora sta alla Roma scegliere cosa fare visto che le società interessate non mancano. Da un lato c’è la possibilità di puntare su questo ragazzo anche a costo di rinunciare a una preziosa plusvalenza: sulla carta ha un picco di rendimento ancora da raggiungere. Dall’altro c’è il sacrificio di un giovane dall’ottimo potenziale allo scopo di avere un beneficio immediato e trovare risorse per rinforzare la squadra in ruoli strategici per Fonseca: lo fecero, per esempio, Sabatini con Romagnoli e l’Inter un anno fa con Zaniolo. 

In entrambi i casi, c’è da essere sicuri che per Petrachi non sarà facile decidere.


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

Statistiche da WyScout.com – Grafici delle conclusioni di Kolarov e Pellegrini da Understat.com