Cosa ci aspettiamo dalla Roma nel 2019

04/01/2019 di Valerio Albensi

Abbiamo salutato il 2018 con il sorriso e ora iniziamo l’anno nuovo con la sensazione che la Roma in qualche modo la sua strada l’abbia trovata. Ora siamo tutti più rilassati: il quarto posto si è riavvicinato, è a soltanto due punti, e la squadra ha mostrato segnali di crescita grazie al recupero di alcuni infortunati e ai progressi dei nuovi acquisti.

Grazie a questa soave letizia che la Roma e le feste ci hanno regalato, siamo anche nello spirito giusto per domandarci cosa ci dobbiamo aspettare dalla squadra nei primi mesi del 2019. Perché tra campionato, Coppa Italia e Champions League da qui a fine marzo sarà un periodo decisivo.

Ci proviamo?

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Un gioco più efficace e soprattutto meno gol subiti

Questo è il punto centrale, la sfida che Di Francesco deve vincere per riportare la Roma nella zona Champions e per provare a eliminare il Porto. A Parma finalmente è arrivata una partita senza subire gol (merito anche di un grande Olsen) ed è una buona notizia visto che il girone di andata ha detto chiaramente che la squadra subisce troppo e non se lo può permettere. 

Nel duello per il quarto posto con la Lazio, che attualmente lo occupa, l’aspetto difensivo sarà decisivo. 

Lo dicono i numeri (sì, ormai hai capito che noi di Rudi abbiamo un debole per dati e fogli Excel). Nel girone di andata, la Lazio ha fatto tirare gli avversari 9,65 volte ogni 90 minuti mentre la Roma ha concesso addirittura tre conclusioni in più (12,79), un dato che aiuta a capire perché se escludiamo lo scontro diretto la squadra di Inzaghi ha incassato 18 gol e quella di Di Francesco 23. La Roma può e deve migliorare anche ripensando a quanto era riuscita a fare una stagione fa, quando chiuse il campionato con 10,11 conclusioni subite nei 90 minuti.  

La Roma subisce più conclusioni nonostante rispetto a un anno fa ha migliorato nettamente il numero di palle perse nei 90 minuti, da 99,47 a 89,06. Una delle possibili spiegazioni è che probabilmente i giocatori di Di Francesco sbagliano meno perché tentano passaggi meno rischiosi. Questa ipotesi è avvalorata anche da altri indicatori, ecco qualche esempio.

La Roma muove con meno rapidità il pallone rispetto alle altre big ed è nona nella graduatoria che tiene conto del numero di passaggi per ogni minuto di possesso palla: 13,9. Il Napoli, capolista, ne fa 16: vuol dire che negli stessi 60 secondi riesce a fare in media più di due passaggi rispetto alla Roma. Il principio è semplice: più fai girare velocemente la palla, più in teoria hai la possibilità di portare il tuo avversario a posizionarsi male e quindi a lasciare libero uno spazio da attaccare. Il dato della Roma leggermente inferiore a quello dell’anno scorso, quando era ottava con 13,4.

Altre classifiche interessanti sull’efficacia del gioco offensivo sono quelle sui passaggi smarcanti e sugli attacchi in profondità. Nella prima graduatoria la Roma è solo ottava con 134 passaggi, 6,64 ogni 90 minuti (9,99 nello scorso campionato), e davanti a tutti c’è la Lazio con 173. Nella seconda classifica, ancora la squadra di Inzaghi precede tutti con 11,96 attacchi ogni 90 minuti e la Roma è solo ottava con 9,56 (10,76 nella scorsa Serie A).

La squadra di Di Francesco si fa sentire invece nei passaggi chiave, che sono quelli che portano un compagno al tiro: con una media di 3,92 a partita è davanti all’Inter e alla Juventus (3,45).

La buona notizia è che la Roma ha dimostrato nell’ultimo periodo di poter tornare sui livelli di un anno fa grazie alla crescita dei nuovi acquisti (Cristante e Nzonzi su tutti) e al recupero di titolari infortunati, soprattutto di uno. È per questo che quando ieri e stamattina ho letto le indiscrezioni di mercato che riguardavano Diego Perotti mi sono dovuto trovare velocemente una sedia.

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Il Fattore Diego

Anche se dalla stampa torinese sono arrivati spifferi di una possibile chiacchierata tra il Toro e la Roma, al momento non ci sono conferme. Inutile fare processi alle intenzioni, ma una cosa è certa: le qualità di Perotti sono fondamentali per il rilancio della squadra. Da una parte perché Kluivert e Cengiz Ünder non hanno ancora completato il processo di maturazione, dall’altra perché la catena di sinistra Perotti-Kolarov è stata l’arma più efficace della prima Roma di Di Francesco.

Sai chi era lo scorso anno il miglior giocatore della Serie A negli uno contro uno e nei dribbling? Perotti, chiaramente, con 12,32 tentativi ogni 90 minuti davanti a Felipe Anderson (11,89) e Douglas Costa (10,71). Una fetta importante dei 30,44 uno contro uno che la squadra riusciva a produrre in una partita (terza) e che quest’anno è drasticamente sceso a 25,52 (tredicesima), peggio di Spal (29,16), Udinese (26,28) ed Empoli (26,12).

Un anno fa, la Roma riuscì a piazzare tre calciatori nei primi 11 crossatori verso l’area piccola, i cross chiaramente più pericolosi: Kolarov con 22, Perotti nono con 15 (la catena di sinistra, appunto) e Florenzi undicesimo con 13. Quest’anno Kolarov è dodicesimo con 8.

Pastore, ci sei?

Doveva essere l’uomo capace di dare qualità alla manovra della Roma e per trovargli un posto come trequartista Di Francesco ha addirittura sacrificato l’amato 4-3-3. Ma ora a causa dei problemi fisici che lo hanno colpito Javier Pastore è stato scavalcato da Lorenzo Pellegrini e Zaniolo. Il paradosso è che nei 428 minuti disputati in Serie A con la Roma, l’argentino ha segnato due gol di tacco che solo chi gioca a calcio con certe qualità può pensare e realizzare. Forse è anche per questo che è difficile arrendersi all’idea che la sua possa essere una scommessa persa.

A Trigoria continueranno ad aspettare il Flaco oppure qualcosa sta cambiando? Secondo Daniele Lo Monaco del Romanista, “per amore o per convenienza”, la Roma continuerà a insistere nel rilancio del giocatore, che sta meglio e nelle ultime settimane è tornato ad allenarsi con regolarità e intensità. Ora scalpita per farsi apprezzare: la speranza è che nel 2019 ci riesca davvero.

Provare a giocarsela in Coppa Italia

La Coppa Italia è l’ultimo trofeo vinto dalla Roma, ormai dieci anni e mezzo fa, ma è anche la competizione nella quale negli ultimi anni ha collezionato delusioni cocenti. Nelle edizioni in cui è stata eliminata in casa da Spezia e Torino la Roma ci ha dato la netta sensazione di avere gettato al vento occasioni importanti. La speranza è che quest’anno la storia sia diversa. Si comincia il 14 gennaio contro l’Entella, squadra di Serie C, all’Olimpico. In caso di passaggio del turno, ai quarti troveremmo una tra Torino e Fiorentina, mentre la probabile avversaria in caso di semifinale potrebbe essere la Juventus. Ma la Roma ha i mezzi per cercare almeno di arrivare fin lì.

Ritrovare De Rossi

Come ha ricordato ieri la Gazzetta dello Sport, senza il suo capitano la Roma ha conquistato solo il 50 per cento dei punti. De Rossi è fuori dalla trasferta di Napoli a causa di un serio problema al ginocchio destro, una cisti meniscale che ha provocato una lesione della cartilagine. Un danno che a 35 anni va gestito con la massima cautela per cercare di escludere l’intervento chirurgico almeno fino a quando la stagione è in corso. A Trigoria incrociano le dita, i miglioramenti ci sono stati, ma fare previsioni attendibili sulla data del rientro è impossibile. Il sogno di fare l’allenatore può attendere, la Roma ha ancora bisogno di Daniele al centro del campo.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb
(fonte dati: WyScout.com)

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