Cosa non ha funzionato in Roma-Torino

07/01/2020 di Valerio Albensi

Roma Torino 2

Ci sono due dati che aiutano a capire cosa nella Roma non ha funzionato domenica sera durante la partita contro il Torino. O almeno a comprendere una parte del problema. Sono numeri che danno un’idea delle difficoltà incontrate dalla squadra di Fonseca per “colpa” di un ottimo Toro, che ha fatto vedere all’Olimpico la sua migliore prestazione stagionale.

Il primo: Pau Lopez ha passato più volte il pallone a Edin Dzeko (5) che ai difensori e ai centrocampisti. Perché il Torino è riuscito a impedire alla Roma di fare una delle cose che sa fare meglio, cioè costruire il gioco dal basso; per questo motivo al portiere spagnolo spesso è risultato difficile passare il pallone ai giocatori più vicini a lui.

La squadra di Mazzarri è stata brava anche a non far giocare la Roma in maniera pericolosa e diretta per vie centrali, visto che Dzeko ha ricevuto dal portiere gli stessi passaggi avuti da Zaniolo e Perotti messi insieme (e questo è il secondo dato). Non c’è stato spazio neanche per l’imbucata centrale di Diawara verso Edin, che nelle ultime settimane era diventata un diversivo valido.

Abbiamo visto molte situazioni tipo questa.

Roma Torino

O quest’altra.

Roma Torino 2

Come vedi, il Toro, soprattutto nel primo tempo, con palla a Pau Lopez sceglieva di marcare altissimo a uomo, con Belotti che invitava il portiere al passaggio su Smalling (che è destro e gioca sul centrosinistra) per poi andare subito forte in pressing.

La Roma non è riuscita a trovare una contromisura adeguata per sfuggire a questa pressione e probabilmente anche dai trequartisti era giusto aspettarsi un contributo maggiore in fatto di appoggi, di linee di passaggio.

In questa situazione, a Lopez non è rimasto altro da fare che alzare il pallone e cercare Dzeko. E anche quando il numero nove è riuscito a mettere la palla a terra, a girarsi e a far partire l’azione d’attacco, poi la Roma è stata imprecisa, frettolosa, incapace di sfruttare situazioni di parità numerica potenzialmente pericolose.

Anche in fase di attacco prolungato nella metà campo avversaria, la squadra di Fonseca non è mai riuscita a fare giocate interessanti nella zona centrale, a fare scambi pericolosi. Del resto non era facile contro un avversario che difendeva così.

Roma Torino

Probabilmente è questo il motivo che ha convinto Fonseca a inserire Mkhitaryan tra i centrocampisti centrali a metà secondo tempo, per una parte di gara: aiutare la squadra a compiere scelte più dirette e ambiziose nei passaggi. Le azioni migliori sono arrivate dalle fasce, dove il Toro accettava comunque il rischio di concedere qualcosa e dove Perotti ha cercato di creare superiorità numerica e vincere i duelli, spesso con successo.

La Roma non è stata cinica, ha sbagliato tre o quattro conclusioni da buona posizione con Pellegrini (due volte), Mkhitaryan e Kalinic.

Eccole le difficoltà della Roma nella costruzione e nella rifinitura, problemi che hanno tolto certezza alla squadra e ai quali si sono aggiunte le sbavature in fase difensiva nella lettura dei movimenti di Berenguer, Verdi e Belotti, molto abili a scambiarsi continuamente posizione. Gli stessi attaccanti del Torino sono stati importanti anche in copertura, “sporcando” costantemente l’azione di Veretout e Diawara. Anche a Verona, alla squadra di Fonseca avevano dato molto fastidio i movimenti dei due trequartisti dell’Hellas, Zaccagni e Verre.

La Roma c’è stata da un punto di vista atletico (ha corso di più e alla stessa velocità del Torino, nonostante abbia avuto di più il possesso del pallone) e non ha molto senso parlare di squadra appesantita dalle vacanze. Non è stata fortunata negli episodi, nonostante la mole di tiri prodotta (spesso però da posizioni sfavorevoli).

Roma-Torino è stato un incidente di percorso nella crescita di una squadra che ha dimostrato di poter fare cose importanti, ma alla quale manca continuità. Gli obiettivi restano immutati, la Champions è sempre lì.

Verranno altri avversari che sapranno chiudersi e pressare bene come il Torino: Fonseca dovrà trovare nuove soluzioni di gioco mentre agli attaccanti servirà più qualità nelle scelte e nelle giocate per fare davvero il salto di qualità.