Cosa potrebbe dare Moise Kean alla Roma

21/11/2019 di Valerio Albensi

Se ne vedono pochi di talenti come Moise Kean (si pronuncia Mòis Kin) in Italia da un po’ di anni a questa parte. Sono quei ragazzi che da bambini hanno trascorso molto tempo a giocare in strada o negli oratori, contesti nei quali si impara un calcio diverso da quello delle piccole società. Francesco Totti, nel suo libro, racconta di quando dopo la scuola passava interi pomeriggi a giocare sul marciapiede sotto casa con gli amici alla “tedesca” o a sfide uno contro uno: la porta era una saracinesca abbassata.

Da qualche giorno si parla di Kean come un potenziale rinforzo per la Roma, a gennaio o in estate, e della possibile fine dell’esperienza all’Everton dopo pochi mesi. Secondo la Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport, i due quotidiani che ne hanno scritto di più, Moise sta avendo difficoltà di ambientamento in Premier League e probabilmente il feeling con l’allenatore Marco Silva non è mai scattato. Per questo motivo il suo agente Mino Raiola starebbe sondando il terreno con diverse società in Italia: ci sono gli Europei e Kean, che a febbraio compirà 20 anni, non vuole perderli.

Si parla di un prestito con diritto di riscatto e il direttore sportivo della Roma, Gianluca Petrachi, ci starebbe pensando: Dzeko ha bisogno di un’alternativa perché non può giocare sempre e Kalinic resterà fuori ancora per un po’ a causa di un infortunio al ginocchio.

Quello di Kean è un nome che intriga, inutile nasconderlo. Perché è riconosciuto da tutti come uno dei migliori talenti italiani dell’ultima generazione e perché dà l’idea di poter essere quella promessa che per sbocciare definitivamente aspetta solo l’incontro con l’allenatore giusto.

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Moise ha una famiglia di origine ivoriana: è nato a Vercelli, ma cresciuto ad Asti ed è entrato a far parte del vivaio della Juventus a dieci anni. Primo calciatore nato dopo il 2000 a segnare in Serie A, Moise ha trascorso giovanissimo una stagione in prestito al Verona (2017-18), poi lo scorso anno ha fatto parlare di sé alla Juventus grazie alla sua capacità di entrare nel secondo tempo e incidere sulla partita. Nelle quattro partite tra il 30 marzo e il 13 aprile, Moise ha segnato quattro volte, due da subentrato (contro Empoli e Milan) e due da titolare (contro Cagliari e Spal). A fine stagione, nel suo bilancio personale sono finite sette reti complessive con la maglia bianconera in appena 721 minuti giocati: ha avuto una media di 0,87 gol ogni 90 minuti.  😲

Sono prestazioni che hanno convinto Roberto Mancini a convocarlo in Nazionale e a schierarlo contro il Liechtenstein, partita nella quale Kean ha fatto centro. L’estate però è stata movimentata. Convocato per gli Europei Under 21, è finito con Zaniolo al centro delle polemiche per un ritardo a un risveglio muscolare che ha fatto arrabbiare il ct Luigi Di Biagio: Kean è stato tenuto in panchina nella partita con il Belgio, mentre Zaniolo era comunque squalificato.

Ad agosto poi, a sorpresa, la Juve ha deciso di cederlo all’Everton per 27 milioni più bonus, un’operazione probabilmente dettata da esigenze di bilancio (il club ha realizzato una importante plusvalenza) che non è piaciuta a tanti tifosi visto che Moise è stato il primo talento delle giovanili ad affermarsi in prima squadra dai tempi di Marchisio. Secondo indiscrezioni però la Juve non ha perso totalmente il controllo sul ragazzo, ma avrebbe un accordo con il club inglese per una sorta di “diritto di prelazione” in caso di futura cessione: in pratica, i bianconeri avrebbero il diritto di pareggiare un’eventuale offerta per il giocatore e riportarlo a casa.

L’impatto con il calcio inglese non è stato facile e le difficoltà della nuova squadra hanno complicato l’inserimento di Moise. In questi primi mesi in Inghilterra, ha giocato quasi sempre da subentrato (solo quattro volte è stato titolare, tra Premier League e Coppa di Lega) e non ha mai segnato. Nell’ultima partita di campionato, contro il Southampton, è finito in tribuna e il quotidiano The Guardian, uno dei più autorevoli in Gran Bretagna, ha scritto che Moise sarebbe stato punito per un ritardo a una riunione tecnica.

Si è cominciato allora a parlare di un possibile addio e le voci si sono fatte sempre più insistenti con il passare dei giorni. «Per ora penso solo a giocare», ha detto Moise al Corriere dello Sport dopo i due gol segnati in Under 21 contro l’Armenia, riconoscendo anche gli errori commessi in estate. Una curiosità: il primo dei sue due gol è stato molto simile al primo firmato dall’amico Zaniolo in Nazionale maggiore a Palermo, sempre contro gli armeni.

Moise Kean Italia Armenia Under 21

Cosa può dare Kean alla Roma?

Alla notizia dell’interesse della Roma, i tifosi si sono divisi tra favorevoli e contrari. Da una parte stuzzica la possibilità di avere in rosa un altro grande talento italiano oltre a Zaniolo; dall’altra c’è diffidenza perché sui giornali, negli ultimi tempi, si è parlato di questo ragazzo (e anche del numero 22 romanista) spesso negativamente, per questioni disciplinari che però a 19 anni possono rientrare nel normale processo di crescita.

Da un punto di vista tecnico il suo arrivo avrebbe un senso? Sì, ne avrebbe eccome perché darebbe a Fonseca un attaccante forte con caratteristiche del tutto diverse da quelle di Dzeko, che è un misto tra un numero nove e un numero dieci.

Kean è un giocatore ancora imprevedibile da un punto di vista tecnico, un attaccante da costruire, ma è già un ottimo finalizzatore. È istintivo e spesso sembra volersi interstardire nelle azioni individuali.

Moise Kean Everton
Un tentativo andato male di Kean nella partita tra Everton e Wolves

Però ha la tecnica, i movimenti e la scaltrezza del grande attaccante. È forte sia fisicamente sia tecnicamente nell’uno contro uno, calcia bene sia di destro sia di sinistro, sa dettare la profondità con i tempi giusti e in campo aperto può sfruttare al meglio doti atletiche e tecniche.

Moise poi sa sempre dove farsi trovare in area.

Come in questo gol segnato ai tempi del Verona contro il Milan. Prima si è nascosto sul secondo palo dietro al terzino sinistro, poi si è accentrato per liberarsi e poter colpire la palla di prima intenzione smarcato.

Calciare di prima è una sua specialità. Molti dei suoi gol non sono preceduti da un controllo: se ha uno spazio, Kean calcia. L’istinto del bomber.

Sa giocare bene anche spalle alla porta, ma può fare meglio nel gioco aereo e nella disponibilità al pressing. Per diventare un attaccante top probabilmente deve salire di livello per quanto riguarda la capacità di dialogare con gli altri compagni in campo, di associarsi. L’esperienza e la maturità potrebbero aiutarlo a frenare una certa istintività, ma anche la possibilità di poter lavorare con un allenatore come Fonseca.

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Nella Roma poi troverebbe trequartisti in grado di esaltare il suo gioco leggendo i suoi continui movimenti in profondità: pensiamo per esempio a Pastore e Pellegrini. Sarebbe invece meno adatto a un ruolo da esterno, viste le funzioni che Fonseca richiede a chi ricopre questo ruolo.

Le speculazioni sulla personalità di Kean insomma ci interessano poco. Da un punto di vista tecnico, non c’è dubbio che con lui la Roma sarebbe più forte.