Cosa sappiamo della nuova Roma dopo le parole di Fonseca

08/07/2019 di Patrizio Cacciari

Per la prima volta oggi Paulo Fonseca ha parlato ai giornalisti da allenatore della Roma. Lo ha fatto in conferenza stampa a Trigoria dove ad accompagnarlo c’era anche il direttore sportivo Gianluca Petrachi, che abbiamo conosciuto qualche giorno fa.

«Sarà la Roma di tutti», ha detto il mister, che ci ha anche promesso che tra qualche settimana parlerà in italiano. Intanto va sottolineato che già oggi ha compreso quasi tutte le domande senza traduzione.

Tra i tanti interrogativi che gli sono stati rivolti, ad alcuni ha dato risposte con cui possiamo iniziare a delineare quella che, al di là di tutto, sarà la sua squadra. La Roma di Paulo Fonseca.

Il modulo, lo stile di gioco e la strategia di Fonseca

Il mister non si è sbilanciato più di tanto ma siamo convinti che il modulo da cui partirà sarà il 4-2-3-1 (se ti va, in questi articolo avevamo parlato della sua filosofia di gioco e dei temi tattici principali che dovrà affrontare in ritiro). 

Fonseca ha sottolineato l’importanza delle dinamiche di una squadra. Ha detto una cosa molto interessante e cioè che le sue squadre in campo si sdoppiano«Nella costruzione di una squadra, i principi e i dettami dell’allenatore sono fondamentali, ma poi bisogna fare i conti anche con le caratteristiche dei giocatori. Ritengo che i giocatori attuali della rosa possano attuarsi nella mia idea di gioco? La risposta è assolutamente sì»

Non sarà tanto il modulo a caratterizzare la nuova Roma di Fonseca, che su questo tema ha mostrato di avere una duttilità mentale, quanto l’atteggiamento che la sua squadra dovrà mostrare in campo: «Il miglior modo per difendere è quello di tenere la palla. Quello che conta davvero è l’intensità in ogni momento di gioco, pur garantendo stabilità difensiva alla squadra. Per me è molto importante difendere lontano dalla porta».

Fonseca ha compreso benissimo che la Serie A è un campionato molto tattico, ma proprio questo aspetto sembra esaltarlo: studio e preparazione sono i compiti che lo aspettano e a cui non sembra volersi sottrarre. Molto interessante un suo inciso finale su questo tema: «La mia squadra giocherà in modo strategico per poter battere l’avversario».

Su quali calciatori punterà Fonseca?

Su questo punto il mister è rimasto piuttosto abbottonato. È chiaro che prima di dare un giudizio sul singolo vorrà conoscere uno per uno i calciatori che avrà a disposizione. Non ha nascosto che nella sua testa ci sono già alcuni inamovibili, ma rispondendo alle domande non ha fatto sconti a nessuno.

Per esempio parlando di due big come Florenzi e Lorenzo Pellegrini ha detto di conoscerli bene da un punto di vista tattico ma che vorrà farlo anche da un punto di vista caratteriale: «Questo discorso della personalità e del carattere è fondamentale, non vale solo per loro ma per tutti». Su questo punto il mister è stato molto fermo: «Io sono qui perché esigerò determinate cose dai miei calciatori, il club esige determinate cose dai giocatori di questa squadra, ma quello che conta è anche il livello di esigenza che il calciatore pone sulle proprie spalle e su quelle dei suoi compagni»

Fonseca vuole capire chi tra i giocatori con cui lavorerà potrà essere punto di riferimento in campo e fuori.

Ha parlato di Florenzi come probabile capitano («È una situazione che analizzeremo tutti insieme, ma dato che era uno dei capitani di questa squadra le probabilità che lui lo sia ancora è altissima»), ma vuole prima rendersi conto di persona: «In questo senso essere capitano e portare la fascia da capitano ha un’importanza cruciale. Si parla di leadership, di leader in campo. Essere un leader significa questo, spero che questo sentimento sia sempre presente nella squadra. Spero che tutti i giocatori che faranno parte della mia squadra abbiano sempre questo livello di esigenza molto alto, prima di tutto con se stessi e poi con i propri compagni. Ritengo che questo tipo di sentimento ci possa aiutare a vincere»

Perché Fonseca ha accettato l’offerta della Roma?

Non per soldi, questo lo avevamo già compreso durante la trattativa. Fonseca arriva nel campionato italiano perché è ambizioso ed è convinto di poter «elevare la Roma a un livello successivo». Il mister si è anche prefissato un obiettivo per il periodo che dovrà restare a Roma, minimo tre anni se tutto andrà come ci auguriamo che vada (ha due anni di contratto più l’opzione per il terzo): «L’obiettivo che io stesso mi pongo è quello di tornare subito in Champions League».

Ma il passaggio più interessante relativo alle motivazioni è quando ha detto che secondo lui la Roma potrà vincere un trofeo: «Sono fermamente convinto che con questa squadra potremo vincere una delle competizioni a cui parteciperemo. Non è una promessa, ma una ferma convinzione».

Non lo sentivamo dire da un po’. Ed è stato piacevole.

I requisiti per far parte della Roma di Fonseca

Si è parlato anche del mercato in uscita perché ci sono alcuni calciatori che probabilmente non vestiranno la maglia della Roma da qui a poco. Uno di questi è Edin Dzeko, su cui il mister ha preso una posizione netta pur ammettendo di non averci ancora parlato: «Voglio che restino qui soltanto i giocatori felici di essere qui, motivati, che hanno voglia di lottare. Per me un requisito fondamentale è avere giocatori che siano completamente dediti alla causa e impegnati a perseguire gli obiettivi di questo club».

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Su Zaniolo, che è al centro di voci di mercato, è stato più morbido: «È un calciatore di grande talento, crediamo in lui. Quello che sto per dire adesso vale per lui e per tutti i giocatori in questa rosa: per me quello che conta è il presente e il futuro. Ogni giocatore della rosa attuale deve dimostrare ogni giorno, con il lavoro e negli allenamenti, di meritare questa squadra. Zaniolo, al pari dei suoi compagni, gode della mia fiducia».

L’anno zero è cominciato. Buon lavoro, mister Fonseca.


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