Cosa sappiamo della Superlega e della SuperChampions

29/03/2019 di Rudi

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Nell’ultima settimana abbiamo letto le indiscrezioni che riguardano la possibile nascita di una competizione destinata alle migliori società europee; una coppa in stile Nba, quindi ad accesso chiuso e addirittura fuori dalla Uefa. Ma sono stati anche i giorni in cui l’unione delle federazioni calcistiche europee e l’Eca, la potente organizzazione che riunisce i club, hanno avviato il processo che dovrebbe portarle a cambiare radicalmente i format delle coppe a partire dal 2024, anno in cui verranno uniformati i calendari della Fifa: l’obiettivo è una Champions League ancora più ricca di introiti e di partite, una SuperChampions.

Esiste davvero un progetto segreto dei grandi club per mettersi in proprio e creare un campionato indipendente? Cosa sappiamo invece del piano che può portare alla SuperChampions?

La Superlega e “Football Leaks”

Qualche giorno fa, un’emittente radiofonica spagnola, Cadena Cope, ha rilanciato l’indiscrezione secondo cui esisterebbe ancora un piano delle superpotenze europee per far nascere una coppa privata aperta alle 16 squadre più ricche e influenti, tra le quali ci sarebbe anche la Roma. Un campionato mai visto prima che garantirebbe ai club un gettone di partecipazione clamoroso: da 900 milioni.

Non è la prima volta che si parla di un progetto di questo tipo. Le prime voci risalgono allo scorso novembre, da quando cioè l’inchiesta nota come “Football Leaks” ha fatto uscire nuove rivelazioni ricavate dall’analisi di email e documenti scambiati tra i principali club, le istituzioni calcistiche europee e mondiali, e importanti aziende.

In pratica, tra i documenti visionati dalle testate giornalistiche europee che formano la European Investigative Collaborations (EIC) c’erano riferimenti a incontri avvenuti nel corso del 2016 tra i dirigenti di alcune potenze del calcio per parlare di una possibile competizione alternativa alla Champions League. Si parlava anche della creazione di una società con principali azionisti alcuni tra i più importanti club d’Europa. Alla Superlega avrebbero partecipato le 11 squadre fondatrici (Real Madrid, Barcellona, Juventus, Milan, Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Manchester City, Bayern Monaco e Psg) più cinque invitate (Atletico Madrid, Inter, Roma, Borussia Dortmund e Marsiglia).

SuperChampions Superlega Champions League

Secondo alcune ricostruzioni, però, dietro a quelle manovre forse non c’era la reale volontà di una scissione, con tutte le conseguenze del caso. Minacciando di mettersi in proprio, i club puntavano ad acquisire una posizione di forza nel confronto con la Uefa per ottenere una più vantaggiosa ripartizione dei profitti derivanti dalla Champions League. Che, forse non a caso, da quest’anno è passata alla formula 4×4 (le prime quattro squadre dei primi quattro campionati del ranking accedono direttamente alla fase a gruppi) e distribuisce i ricavi anche in base ai risultati storici di ogni singola società.

Andrea Agnelli, presidente dell’Eca, lunedì ha smentito che al momento ci sia la volontà di uscire dalla Uefa, rassicurando il presidente Aleksander Ceferin: «Non faremo alcuna Superlega autonoma – ha detto ad Amsterdam, dopo un incontro tra i rappresentanti dell’associazione – lavoriamo d’intesa con l’Uefa per fare crescere la Champions League e tutto il calcio europeo. La priorità è mantenere aperta questa competizione, con la possibilità per tutti di accedervi e di coltivare un sogno. Ovviamente in un contesto di crescita globale: ci sono nuovi operatori nell’industria dei media, vediamo quale sarà lo scenario e come potremo colmare il gap con il Super Bowl e la Nlf».

Le grandi società e la Uefa non sarebbero in conflitto, ma alleate nel braccio di ferro con la Fifa per cambiare il nuovo Mondiale per club a 24 squadre che partirà tra due anni. Una competizione estiva, dal 17 giugno al 4 luglio, che si andrà a sovrapporre alla Coppa d’Africa e alle qualificazioni mondiali. E tutto questo ai club non piace.

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Tre coppe europee dal 2021

E mentre provano a far cambiare strada alla Fifa, Eca e Uefa parlano dei nuovi format delle competizioni europee, che dal 2021 torneranno a essere tre. Lo scorso 2 dicembre, infatti, il Comitato esecutivo Uefa ha approvato la creazione di una terza competizione per club per il ciclo triennale 2021-2024 dal nome provvisorio “Europa League 2”. Con l’introduzione della nuova coppa, tutte le competizioni avranno 32 partecipanti alla fase a gironi (otto gruppi da quattro), che sarà seguita poi da ottavi, quarti, semifinale e finale. L’Italia qualificherà sette squadre: quattro in Champions, due in Europa League e una in Europa League 2.

Lo scopo della realizzazione della terza competizione è quello di portare un maggior numero di squadre, provenienti da un maggior numero di federazioni, nelle coppe europee. A questa pagina del sito Uefa trovi tutti i dettagli sulla nuova coppa.

E la Superlega? Dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni, il presidente di Mediapro, Jaume Roures, ha espresso qualche dubbio sulle possibilità che i partecipanti avrebbero di incassare quasi un miliardo di euro.

Se la Superlega è… la SuperChampions

Ma con una Uefa preoccupata dal rischio di un’uscita dei principali club, con tutte le conseguenze economiche che ne deriverebbero, e disponibile a rivedere format e ripartizioni dei proventi della Champions, per le società sarebbe davvero conveniente lasciare?

Probabilmente no. E le proposte allo studio per rinnovare la Champions League dal 2024, sempre sotto l’egida della Uefa, possono trasformarla davvero in una superlega. Secondo le ultime indiscrezioni, cambierebbero formato, date e forse anche le modalità di accesso. Nell’idea dei club ci sono quattro gironi da otto squadre, con partite di andata e ritorno, e le prime quattro qualificate agli ottavi a eliminazione diretta.

La SuperChampions dovrebbe costituire con Europa League ed Europa League 2 un sistema di promozioni e retrocessioni simile al meccanismo che regola la Nations League. Aumenterebbero le partite e per molti club la soluzione più giusta (ed economicamente favorevole) sarebbe quella di giocare nel weekend portando i campionati nazionali (più snelli, a 18 squadre) in mezzo alla settimana. Giocare nel fine settimana consentirebbe di programmare le partite anche al pomeriggio favorendo la diffusione sui mercati orientali.

Scrive Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport del 23 marzo: 
“Però il calendario non può essere così facilmente stravolto, facendo sloggiare i campionati dalla loro “sede” storica, con il rischio di distruggerli televisivamente. Questo sì che sarebbe il primo passo verso una Superlega che sostituirebbe i tornei nazionali, consegnando il calcio al business. Succederà, è inevitabile, ma più in là. L’impressione è che alla fine si troverà un equilibrio e che alla Champions sarà concessa qualche finestra nel fine settimana, magari cominciando con l’eliminazione diretta. Storicamente la Champions è sempre cambiata così, chiedendo dieci per ottenere cinque. L’opposizione delle Leghe è da una posizione di forza, pur se i loro interessi paiono spesso antitetici: ci sono i grandi in concorrenza con la Champions e che temono di perdere investimenti (Premier, Liga), ci sono i piccoli con la paura di scomparire. Uno scontro farebbe male a tutti”.

Resta da capire poi se la Uefa aprirà alla possibilità di prevedere un accesso garantito ai club con la migliore tradizione (come in un’ipotetica Superlega) o se invece si continuerà con l’accesso per meriti sportivi, magari garantendo più posti fissi ai campionati principali.

Mancano cinque anni, ma per qualcuno la grande rivoluzione potrebbe arrivare anche una stagione prima.

La speranza è che per quel giorno la Roma possa giocare nel suo stadio e avvicinarsi così ai più grandi: non c’è altro tempo da perdere.

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