5 cose che ci piacciono di Jordan Veretout

17/07/2019 di Valerio Albensi

Jordan Veretout

Dopo un lungo corteggiamento, Jordan Veretout è davvero vicino alla Roma: secondo alcune fonti, c’è ancora una piccola differenza tra la richiesta della Fiorentina e l’offerta di Petrachi, ma l’arrivo in città per le visite mediche dovrebbe essere una questione di ore. La squadra aveva bisogno di un rinforzo in mezzo e Paulo avrà uno dei centrocampisti centrali più interessanti della Serie A, un ragazzo che è nel pieno della maturità tecnica e fisica ma che ha ancora importanti margini di miglioramento soprattutto dal punto di vista tattico. È un giocatore che porta al centrocampo della Roma quel dinamismo e quella sana combattività che la scorsa stagione abbiamo visto in rarissime occasioni. 

L’esperienza non gli manca. Veretout ha fatto parte della nazionale francese Under 20 che nel 2013 vinse il Mondiale di categoria (con Pogba, Thauvin, Kondogbia, Digne, Zouma, Areola e Umtiti) e prima della Fiorentina ha giocato per quattro stagioni al Nantes, poi all’Aston Villa e al Saint-Étienne.

Vediamo un po’ di cose che ci piacciono, le sue caratteristiche.

1. La sua fisicità e il suo dinamismo

Veretout ha 26 anni (è nato nel 1993) e arriva a Roma nell’età della completa maturazione per un centrocampista. A Firenze gli volevano bene perché Jordan è uno che non si risparmia, un generoso: lo ritrovi in tutte le azioni, è un giocatore che vuole partecipare, contrastare, inserirsi.

Questa è la sua “heat-map” del suo ultimo campionato. Le zone del campo arancioni e rosse sono quelle in cui si è mosso con maggiore intensità: quest’anno è stato più lontano dalla porta avversaria, ma ha coperto un’ampia zona di campo.

jordan veretout heat map 2018-19

Veretout non ha un fisico che impressiona (è alto un metro e 77), ma è resistente e la sua energia lo porta a cercare spesso l’uscita in pressing. Qualche volta viene anche premiato, come in occasione di questo gol segnato al Torino nel 2-1 del campionato 2017-18, la sua prima stagione in Serie A. Lo trovi nel video qui sotto: il francese arriva come un fulmine alle spalle di Acquah, gli porta via la palla, poi entra in area e di destro batte Sirigu.

Aggressività, rapidità, buona tecnica.

2. La sua ostinata ricerca della verticalità

Questo, se vogliamo, è uno degli aspetti più interessanti di Veretout: ci incuriosisce vederlo alle prese con il calcio di Fonseca. Il francese è un giocatore estremamente verticale, non solo per gli inserimenti continui: lo è soprattutto grazie al suo stile nei passaggi. È il centrocampista della Serie A con la lunghezza media dei passaggi più alta (21,9 metri) ed è bravo a leggere i movimenti dei compagni in tempi rapidi e a mandarli nello spazio.

Veretout punta sempre a fare guadagnare campo alla sua squadra, non a caso è decimo per passaggi progressivi in Serie A (12,28 ogni 90 minuti) tra i giocatori con almeno 1500 minuti ed è il quarto centrocampista dietro a Brozovic (14,27), Cigarini (12,69) e De Roon (12,48). Numeri che sono certamente influenzati dalla filosofia ultraverticale della Fiorentina di Pioli, ma che comunque esprimono la natura di Veretout. 

Ha scritto Simone Torricini per Rivista Undici:
“Appurato che una delle prerogative principali della Fiorentina di Pioli è quella di attaccare in verticale, risulta evidente che le caratteristiche di Veretout vi combaciano alla perfezione. Quello che oggi non è un giocatore riflessivo, a suo agio quando si tratta di ragionare in tempi prolungati con il pallone tra i piedi, si cala viceversa alla grande in un contesto che gli richiede scelte rapide, spesso quantità piuttosto che qualità, e che gli garantisce un’ampia libertà di movimento”.

Questa ricerca del passaggio in verticale lo espone chiaramente agli errori (tenta molti passaggi nella trequarti avversaria, 11,37 ogni 90 minuti, con una percentuale di precisione di poco superiore al 75 per cento), ma Veretout non ha paura di rischiare anche quando gioca davanti alla difesa. Un ruolo che Pioli soprattutto quest’anno gli ha dato per necessità, ma che ha limitato il dinamismo di Veretout.

Qui, a proposito di rischi, lo vediamo dialogare con i difensori e fare uscire la palla con un’iniziativa personale che, in pochi istanti, lo porta a rovesciare l’azione e a mettere una gran palla per Mirallas: la Fiorentina sfiora il gol con una scivolata di Chiesa.

Sarà interessante capire come Veretout saprà ritoccare il suo stile di gioco in funzione dei principi di Fonseca, che chiede un calcio più ragionato e di controllo. Su quali aspetti di tattica individuale il giocatore lavorerà per essere più efficace anche con ritmi più bassi e azioni prolungate. A 26 anni ha la giusta maturità per affrontare questa sfida e migliorarsi.

Oggi i giornali lo inserivano in un’ideale undici titolare in mediana accanto a Lorenzo Pellegrini: questa potrebbe essere una coppia e una possibilità soprattutto contro certi avversari, ma probabilmente entrambi si esprimerebbero meglio con un collega di reparto più forte in copertura. Un Diawara, insomma. Vedremo cosa ha in mente Fonseca.

3. Ha buona tecnica e calcia bene con entrambi i piedi

Veretout ci piace perché è veloce di pensiero, perché sa attirare la pressione avversaria per poi giocare subito in verticale e trovare il compagno smarcato e perché ha capacità tecniche di ottimo livello: protegge bene la palla, sa calciare correttamente sia con il destro sia con il sinistro, e questo gli fa guadagnare tempi di gioco nei confronti di chi prova a contrastarlo; sa dribblare e ha un gran tiro (ha il 35,1 per cento di tiri in porta sui 37 totali, una percentuale di tutto rispetto).

Guarda questo gol segnato alla Lazio due stagioni fa (quel giorno fece una tripletta): c’è buona parte del suo repertorio. Spegne sul nascere il tentativo di ripartenza biancoceleste strappando via il pallone dai piedi di Leiva, finta il tiro con il destro e supera Luiz Felipe, poi fa gol con un gran sinistro (che non è il suo piede) sul secondo palo.

4. È versatile e può migliorare in copertura

Nelle sue esperienze in Italia, in Francia e in Inghilterra, Veretout ha giocato praticamente in tutti i ruoli del centrocampo: mediano, centrocampista centrale o esterno, mezzala e trequartista. Alla Fiorentina, per esempio, ha cominciato la sua avventura giocando mezzala, probabilmente il ruolo che predilige, poi è stato spostato al centro con Gerson e Benassi interni.

Si è sempre disimpegnato bene, ma in tutti i ruoli che ha ricoperto ha dimostrato che può ancora migliorare tanto nel movimento senza palla, nella copertura degli spazi e nella presa di posizione. Viene in mente, per esempio, il gol di Politano in Fiorentina-Inter di quest’anno, al quale Veretout ha concesso il tiro di sinistro troppo facilmente.

5. Veretout può dare una possibilità in più su punizioni, calci d’angolo e rigori

Un’altra qualità di Veretout è la sua abilità sui calci piazzati e sui rigori. Il centrocampista è uno specialista delle punizioni, spesso fa centro e forse ricorderai questo gran destro contro l’Hellas Verona.

Nella Roma c’è Kolarov che però è mancino e avere un’alternativa arricchisce le possibilità della squadra. Veretout poi tira calci d’angolo e rigori, insomma è uno che non ha problemi a prendersi responsabilità.

Temperamento, motivazioni e la capacità di aiutare la squadra a cambiare passo, a modulare la velocità: Veretout ha tutto per fare bene anche nella Roma di Fonseca.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

Fonte dei dati e della heat map: WyScout.com