Daniele De Rossi, el Tano

26/07/2019 di Valerio Albensi

Daniele De Rossi Boca Juniors

Da ieri tutto è nuovo per Daniele De Rossi. Dopo una vita nella Roma, per la prima volta ha vissuto da protagonista i rituali riservati ai grandi colpi di mercato: il calore dei tifosi in aeroporto, l’attenzione mediatica, le visite mediche, l’ingresso nello spogliatoio per conoscere i compagni di squadra, il primo contatto con il campo di allenamento e con lo stadio, un nuovo mondo da scoprire.

Lo abbiamo visto uscire dall’aeroporto di Buenos Aires trovando faticosamente un varco nel muro di giornalisti, fotografi, operatori televisivi e tifosi in delirio che lo aspettavano al suo arrivo, alle 6.30: un po’ spaesato, ma divertito, Daniele ha raggiunto il van nero che lo aspettava al parcheggio mentre non si sa in che modo qualcuno è riuscito a farsi spazio nella ressa e a caricare i suoi trolley nel portabagagli.

Intanto i suoi nuovi fan cantavano il coro che è già tormentone.

? “Miren, miren que locura (guardate che follia)
miren, miren que emocion (guardate che emozione)
este es el famoso tano (questo è il famoso italiano)
que vino a la Boca para ser campeon!” (che è venuto alla Boca per essere campione)

Il tano De Rossi (tano sta per italiano, come ci chiamano gli argentini) è del Boca Juniorsla squadra più italiana d’Argentina: fu fondata da giovani originari di Genova nel 1905 e xeneizes (dal dialetto genovese “zeneixe”) è ancora oggi l’appellativo riservato a giocatori e tifosi di questo club. L’entusiasmo che ha scatenato l’arrivo di Daniele ha spiazzato anche diversi commentatori che seguono le vicende della squadra.

DDR è già un idolo e questo va al di là del suo curriculum. È già un idolo innanzitutto perché incarna quei valori che per i tifosi del Boca valgono più di ogni altra cosa: attaccamento e senso di appartenenza, voglia di lottare e dare tutto. De Rossi ha portato i romanisti in campo e ora gli argentini si aspettano lo stesso.

Poco più di un anno fa, Daniele aveva detto: «Il mio cuore è per la Roma, ma mi è sempre piaciuto il Boca per Maradona e per i tifosi: è un club che mi fa effetto. Ho sempre detto che mi piacerebbe fare un’esperienza in America, se lasciassi la Roma, o giocare alla Bombonera con la maglia del Boca». Parole che non erano passate inosservate in Argentina.

In un passaggio del suo articolo per Olé dal titolo “Perché tanta eccitazione per De Rossi?”, Diego Macias ha scritto: “Spesso si sentono campioni stranieri o talenti anche di altri sport che mostrano un certo gradimento per una squadra argentina, di solito River o Boca. In genere, sono affermazioni che fanno piacere ai tifosi, ma restano tali. Abbiamo ascoltato tante volte frasi come “sogno di giocare nel…”, che nascono e muoiono in quel momento. Ecco, De Rossi è stato di parola e questo gli fa guadagnare molti punti”.

L’occasione è arrivata.

Quella di De Rossi è una scelta controcorrente, una «rivoluzione» come l’ha definita Daniele Adani: hanno prevalso la sua passione per il calcio e il desiderio di competere mettendosi alla prova in uno dei club più titolati e prestigiosi del mondoVoleva una sfida vera, Daniele: quello che potrebbe essere il suo ultimo anno da calciatore non sarà una passerella, un ricco contratto in un campionato di quarto livello.

Per questo ha detto di sì a Nicolas Burdisso, attuale dirigente del Boca: ha capito la solidità del mondo azul y oro e del progetto di rilancio dopo quella che probabilmente è stata la più grande tragedia sportiva nella storia del club. A dicembre, il Boca ha perso la finale di Copa Libertadores, la Champions sudamericana, con gli arcirivali cittadini del River Plate.

Daniele vuole giocare ancora ad alti livelli, confrontarsi con quello che calcisticamente è un altro mondo, provare a vincere da straniero in un club leggendario: è un sogno che hanno molti calciatori italiani, ma che nessuno aveva mai provato a realizzare. Avrà la possibilità di giocare con la maglia del Boca nel tempio del calcio sudamericano, la Bombonera, lo stadio più caldo del mondo, ma al tempo stesso dovrà convivere con gli eccessi di un calcio in cui la passione dei tifosi per la propria squadra assume una dimensione inconcepibile perfino in una piazza che sa essere asfissiante come quella di Roma.

Un calcio in cui le tensioni tra due tifoserie rivali hanno costretto gli organizzatori della Libertadores a spostare la finale di ritorno addirittura in un altro continente, a Madrid.

Ricorderai gli incidenti e i rinvii: questo è un documentario eccezionale su cosa accadde quei giorni, le immagini sono bellissime.

Se invece vuoi una dimostrazione della parte più sana e bella del tifo argentino, questa è l’atmosfera che si respira alla Bombonera durante una partita del Boca.

Ecco perché la sfida che De Rossi ha accettato è affascinante e romantica, quasi epica. 

Cosa trova De Rossi al Boca?

Daniele trova una società che sta cercando di voltare pagina dopo la ferita della Libertadores persa nel modo peggiore. Il club che non è mai retrocesso (l’unico in Argentina), che ha vinto sei Libertadores e che è l’anima del barrioomonimo di Buenos Aires sta portando avanti una rivoluzione dirigenziale e tecnica iniziata con la nomina di Burdisso come direttore sportivo pochi giorni dopo la sconfitta nel campo neutro del Bernabeu.

In panchina, al posto di Guillermo Barros Schelotto, è arrivato Gustavo Alfaroe anche la squadra ha subito interventi importanti: sono state fatte cessioni pesanti soprattutto a centrocampo (Nandez è ormai del Cagliari, Barrios è andato allo Zenit) e, oltre a De Rossi, sono arrivati rinforzi come Eduardo Salvio dal Benfica e i giovani Jan Hurtado e Alexis Mac Allister.

Nello spogliatoio, Daniele ha rivisto diverse facce familiari. Sono suoi nuovi compagni Carlos Tevez, l’ex laziale Mauro Zarate e l’ex interista Lisandro Lopez. Tra i “big” della squadra ci sono anche l’esterno Cristian Pavon, il difensore Emmanuel Mas, la punta Dario Benedetto e il giovane centrocampista Agustin Almendra, di recente accostato anche alla Roma.

De Rossi dovrà adattarsi a un calcio dallo stile e dai codici completamente differenti da quelli europei: ritmi meno frenetici, ma un confronto fisico più esasperato. 

Qualche dato può aiutare a farci un’idea del contesto tattico e tecnico del campionato argentino. Rispetto all’Italia si segna di meno (1,26 reti a partita delle nostre squadre nell’ultima Serie A contro le 1,04 delle formazioni argentine) e si vedono più soluzioni individuali rispetto a quelle collettive(29,04 dribbling tentati in media dalle squadre argentine ogni 90 minuti contro 27,59 delle italiane).

I difensori sono più sollecitati nell’uno contro uno: una squadra della Superliga fa 71,9 duelli difensivi in media (73,73 il Boca) mentre una squadra della A si ferma a 66,6 (60,8 il valore medio della Roma). Inevitabilmente, è anche più alto il valore delle palle perse dagli argentini (107,3 per squadra ogni 90 minuti) contro 93,4 di una formazione di A.

Quando comincia il campionato e quale sarà la formula

Il campionato sta per iniziare (esordio alla Bombonera contro l’Huracan quando in Italia sarà l’1 di lunedì) ma probabilmente De Rossi dovrà aspettare la seconda o la terza giornata prima del debutto: non gioca dal 26 maggio, da Roma-Parma, e deve ritrovare il ritmo partita. L’occasione giusta per l’esordio può arrivare il 5 agosto in casa del Patronato o il 14 alla Bombonera contro l’Almagro, per la Copa Argentina.

Quest’anno, la Superliga avrà 24 partecipanti e si disputerà un girone unico, quindi senza sfide di ritorno: sarà l’ultimo torneo della fase di transizione iniziata dal 2015, quando venne abbandonato il modello con i tornei di apertura e clausura e si passò a un unico campionato a 30 squadre. L’obiettivo è ridurlo a 22 partecipanti (con gironi di andata e ritorno) dal 2020. 

Al via ci sono sei squadre di Buenos Aires (Boca, River, Argentinos Juniors, Huracan, San Lorenzo e Velez Sarsfield) e altre sei della provincia (Arsenal, Banfield, Defensa y Justicia, Independiente, Lanus e Racing Club), la metà delle società iscritte. Il campione in carica è il Racing, ma quest’anno i favori del pronostico sono tutti per il Bocasecondo questo studio statistico pubblicato dal quotidiano Clarin sul proprio sito, la nuova squadra di De Rossi ha il 46,5 per cento di possibilità di vincere. Per Daniele sarebbe il primo campionato in carriera.

Di sicuro da oggi a marzo, quando finirà la Superliga, De Rossi giocherà almeno un derby con il River: l’1 settembre, al Monumental, lo stadio dei grandi rivali, andrà in scena il Superclasico. Non sono da escludere però altri incroci nelle coppe.

L’altro grande obiettivo stagionale è la Copa Libertadoresil Boca sta giocando gli ottavi di finale contro l’Athletico Paranaense e ha vinto l’andata in trasferta per 1-0 mentre Daniele era in volo per raggiungere l’Argentina. La Champions del Sud America infatti ha un calendario che copre l’intero anno solare, al contrario della Superliga argentina. DDR non può giocare il ritorno perché non è nella lista dei calciatori disponibili, ma in caso di qualificazione dovrebbe farcela per i quarti di finale (20 e 27 agosto). 

Daniele De Rossi Boca Juniors

Come De Rossi potrebbe giocare nel Boca?

Ci chiediamo poi in che modo De Rossi verrà impiegato nel Boca«Va detto che nelle ultime settimane l’atteggiamento di Alfaro è cambiato – racconta Adriano Seu, esperto di calcio sudamericano della Gazzetta dello Sport -. In un primo momento, pur definendo De Rossi un giocatore di grande prestigio e di spessore caratteriale, l’allenatore aveva fatto intendere di voler ripartire dai giovani e che l’ex romanista non fosse una sua esplicita richiesta. Invece, negli ultimi giorni, ha speso parole al miele e ha fatto sapere che può anche cambiare il centrocampo per un giocatore che incarna lo spirito del Boca. La sensazione insomma è che l’ingaggio di De Rossi sia soprattutto una mossa di Burdisso. Sicuramente l’ex capitano della Roma in campo troverà spazi più ampi, meno pressing rispetto all’Europa e si inserirà in una squadra con uno stile italiano: il gioco di Alfaro non brilla per la qualità degli schemi offensivi né per lo spettacolo. De Rossi potrebbe alternarsi con Marcone, altro centrocampista centrale che ha caratteristiche principalmente difensive, oppure giocare con lui nel 4-2-3-1. Di sicuro, da quanto stiamo vedendo, si è presentato tirato a lucido e pronto per questa nuova esperienza».

L’aspetto fisico non è da sottovalutare perché l’ultima stagione con la Roma di Daniele è stata tormentata: solo 18 presenze in Serie A a causa di un problema al ginocchio che lo ha tenuto fuori per tre mesi e di due infortuni muscolari durante Porto-Roma e Roma-Udinese. De Rossi ha superato una lesione della cartilagine, ma nei periodi di sconforto ha temuto di non riuscirci.

Oggi è tutto superato e DDR si è presentato al Boca in gran forma, come dimostrano anche le prime immagini degli allenamenti: deve solo riprendere un po’ di ritmo partita e potrà scendere in campo.

Poco fa, il Boca ha pubblicato un video con le prime parole di Daniele da giocatore xeneize«Nella vita l’importante è realizzare i propri sogni: grazie, Boca».

Sì, all’inizio sembrerà quasi innaturale vederlo in campo con una maglia diversa da quelle della Roma e della Nazionale, ma dobbiamo ammettere che la sua scelta è così carica di fascino che merita di essere raccontata e sostenuta, anche se a distanza.

Per questo su Rudi non ci perderemo neanche un minuto della sua esperienza in Argentina. Perché Daniele De Rossi, bandiera della Roma, ha ancora bisogno del calore dei romanisti.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb