Davvero eri contento mentre il Manchester ci stava segnando 7 gol?

20/11/2019 di Patrizio Cacciari

Il titolo provocatorio di questo articolo è figlio di una discussione nata su Twitter (e proseguita nel pomeriggio su Roma Radio) in merito al risultato ottenuto dalla Nazionale contro l’Armenia nella partita di lunedì sera. Ho fatto una riflessione controcorrente: ho detto che secondo me nel calcio non c’è bisogno di segnare 9 reti per vincere una partita. Non ho ricevuto molti consensi, anzi molti utenti mi hanno rimproverato di avere una mentalità “troppo italiana” (ma che vuole dire?) e mi hanno detto che per rispettare l’avversario bisogna continuare a fare gol, anche quando è in ginocchio, perché “fare melina” sarebbe peggio.

Qualche ascoltatore in radio ha aggiunto che “l’avversario va distrutto”, che bisogna “finirlo per evitare che si riprenda”. La curiosità è che tutto questo dibattito si è scatenato anche nell’anniversario di quel famoso Roma-Catania 7-0 del 19 novembre 2006.

Ho ben chiaro il concetto di “partita da chiudere” (e quanto volte ci siamo avvelenati negli ultimi anni), ma resto fermo sulla mia posizione. Sarà che di punteggi tennistici ne abbiamo subiti troppi negli ultimi anni, ma non è solo per questo. Il calcio è uno sport molto strano, diverso dalle altre discipline. Molti commenti sono arrivati da chi per esempio pratica sport individuali, arti marziali, dove il rispetto dell’avversario è sacro e mai si accetterebbe un gesto caritatevole da chi ti sta battendo.

Torno però sul concetto di “calcio come sport strano”: trovatemene un altro dove per esempio esiste la simulazione, dove si cerca di ingannare l’arbitro cadendo in area, di fare espellere un avversario per contatti e falli di reazione mai avvenuti. Il dibattito sul Var è attualissimo, ma a differenza degli altri sport, non è stato possibile parlare ancora di moviola in campo, che invece sarebbe utilissima vista la velocità del gioco moderno. Perché? Perché non ci si fida del proprio avversario, il calcio è uno sport diffidente.

Vi faccio un altro esempio, stavolta con il pugilato, considerato per antonomasia una “nobile arte”. Cosa mi dite della possibilità di “gettare la spugna” o del fatto che l’arbitro possa interrompere l’incontro e decretare la vittoria di uno dei due contendenti per manifesta inferiorità? E’ una mancanza di rispetto? Non credo. Stesso discorso per i punteggi: nel tennis, nella pallavolo, si arriva a un determinato risultato per decretare una vittoria, oltre non si va. E quando sussiste una parità oggettiva, si vince al tie-break.

Ma voglio essere ancora più provocatorio con chi sostiene che sarebbe più umiliante subire un torello che tante reti: davvero mentre il Manchester United ci stava disintegrando in quella partita di tanti anni fa all’Old Trafford, eravate lì a pregare che Cristiano Ronaldo e compagni continuassero a fare gol anziché un po’ di melina? Cioè, vi sareste sentiti più offesi da un po’ di torello? Beh, non ci credo. Stesso discorso per il 7-1 di Firenze dello scorso anno, il peggior risultato di sempre della storia della Roma.

Vi ricordo che si trattava di una partita secca, la Roma era in dieci e aveva perso la testa: la Fiorentina continuando a fare gol e a esultare dopo ogni rete e con la qualificazione in tasca ci ha rispettato? Io penso di no e non mi convincerete del contrario.