De Rossi non ha vinto lo scudetto, ma avrà un Roma-Parma

14/05/2019 di Rudi

Qualcuno ha scritto: “Totti è la Roma, De Rossi i romanisti”.
Daniele De Rossi è il calciatore della nostra storia che più di ogni altro è riuscito a portare la passione dei tifosi della Roma dentro al campo. Avevamo appena superato quella enorme mazzata che è stata il 28 maggio 2017 e stamattina ne è arrivata un’altra. Qualcuno di noi stava facendo colazione, qualcun altro aveva appena cominciato il turno di lavoro: a un certo punto, è arrivato il messaggio dell’amico con il link “Roma-Parma sarà l’ultima partita di De Rossi”.

«Ma come l’ultima?», ci siamo detti. «No, dai, ma che stai a di’???». 

Questa rischiava di essere l’ultima stagione di Daniele e lo sapevamo, ma hai presente quando ignori un pericolo e nel frattempo speri che in qualche modo svanisca da solo? Ecco, probabilmente noi abbiamo fatto così in questi mesi. 

Ora invece dobbiamo prepararci a un’altra separazione dolorosa, a un altro trauma. E ci toglie certezze, riferimenti a cui aggrapparci soprattutto in momenti come questi. Noi quasi non ce la ricordiamo una Roma senza De Rossi e se hai meno di 25 anni neanche l’hai mai vissuta. Il futuro di “Capitan Futuro”, soprannome che non ci è mai piaciuto, è diventato presente e passato troppo presto.

Cuore e anima

In questi 18 anni da professionista, De Rossi è stato il cuore della Roma, la sua anima. Uno straordinario campione, uno dei più grandi calciatori italiani (è campione del mondo e con 117 partite in Nazionale è quarto dietro a Buffon, Cannavaro e Maldini) che ha vissuto la sua storia e il suo impegno nel club con l’intensità, la fame, la voglia di chi realizza un sogno, quello di guidare sul campo la propria squadra del cuore.

Noi siamo stati lui quando gli si è gonfiata la vena sul collo, quando ha rincorso un compagno per abbracciarlo dopo un gol, quando quel gol lo ha fatto lui, quando si è preso la responsabilità di un rigore o di fare una dichiarazione scomoda per proteggere la Roma.

De Rossi ha incarnato i nostri pregi e le nostre fragilità, compresa quella rabbia accecante che a un certo punto ti fa fare una stronzata di cui ti penti un secondo dopo. Avremmo voluto stare accanto a lui dopo quei momenti, da fratelli, ma lui lo sa che ogni romanista in fondo lo è stato.

Daniele De Rossi è stata la nostra fonte inesauribile di fomento.

Roma-Parma

Valerio Mastandrea, con un tweet bellissimo, ha detto che Daniele è il nostro scudetto e che dovremmo festeggiarlo in ogni quartiere per un mese, come facemmo 18 anni fa.

De Rossi lo scudetto non lo ha vinto, e questo è il grande rimpianto suo e nostro, ma il 26 maggio anche lui avrà il suo Roma-Parma. E, anche se a lui questa retorica non piace, riceverà dai romanisti l’ennesima dimostrazione d’amore che non riempie una bacheca, ma che resta dentro più di un titolo.

Noi speriamo ancora che nei prossimi dieci giorni qualcosa possa cambiare, che qualcuno torni sulla decisione di non rinnovargli il contratto. Perché non riusciamo ad abituarci all’idea di vedere DDR con un’altra maglia.

Se non sarà così, allora Danie’ fai le tue esperienze, sbrigati a prendere ‘sto patentino da allenatore ché tanto sei campione del mondo e te lo danno in un attimo; fai la gavetta, se la ritieni necessaria, ma poi torna a casa tua.

Perché non saremo realmente felici fino a quando non verrai presentato come nuovo tecnico della Roma. E probabilmente non lo sarai anche tu. 

Ci riporterai in campo: magari non ti si gonfierà la vena sul collo, ma noi torneremo a essere te.

Un giorno hai detto: «Il mio rammarico più grande è quello di poter donare solo una carriera alla Roma»C’è un altro pezzo di strada da fare insieme, Danie’: è il tuo destino.


rudi@rudi.news
@rudiroma27

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