Derby: quell’aperitivo che non c’è più

28/02/2019 di Patrizio Cacciari

C’è una cosa che mi manca molto del derby di Roma: gli striscioni di botta e risposta tra le due tifoserie che precedevano la partita. Era un aperitivo davvero niente male, anche perché, almeno fino alla metà degli anni 90, non è che la portata principale, ovvero i contenuti tecnici della sfida, fosse di chissà quale livello.

Giorni fa mi è capitato di leggere della soffiata che avrebbe permesso ai tifosi della Lazio di svelare in anticipo la coreografia che stavano preparando i romanisti per sabato sera. Nel video diffuso sui social, per qualche secondo si intravede il disegno della lupa capitolina, che dovrebbe essere l’elemento centrale della coreografia. Un bel colpo per i laziali, va riconosciuto. Scoprire in anticipo le coreografie e gli striscioni della tifoseria rivale è sempre stato un grande motivo di vanto.

Non è la prima volta che accade. Un precedente ci riporta agli anni 90. Più precisamente al derby del 18 febbraio 1996. Per farti capire subito di quale sto parlando aggiungo «rigore di Signori a 5 minuti dalla fine causato da un fallo di mano senza senso di Marco Lanna». Bene, ora sono sicuro che hai capito di quale derby sto parlando. Sì, anche io ancora non mi sono dato una spiegazione.

In quell’occasione fu la Curva Sud a sgamare in anticipo lo spettacolo che avrebbe proposto la Nord. I laziali organizzarono la rappresentazione dello spazio con palloni e stelle gonfiabili e la scritta “Di tutto il firmamento sei sempre la più bella”, una strofa del loro inno. I romanisti, che nell’occasione per dissidi interni non organizzarono niente in Sud, risposero con due striscioni, il primo sul muretto del XXI Aprile – Gruppo Dino Viola che recitava “Firmamento malfidato, c’è una stella che ha cantato”, l’altro nella parte bassa centrale dove all’epoca c’era il Cucs che diceva: “Le stelle sono tante, milioni di milioni, che massa de c…..”, ispirato al ritornello di un vecchio spot dei salumi Negroni (lo stai canticchiando vero? Eh eh).

Ma non è finita qui. La particolare sfida ebbe un altro round l’11 novembre 1984, in cui la Sud espose un chilometrico striscione che recitava: “Roma alza gli occhi e guarda il cielo, è l’unica cosa più grande di te”, pronta la risposta della Nord:”Infatti è biancoazzurro”.

Occhio agli anagrammi
Sempre in Sud però in quella stessa occasione campeggiava anche un “Carica Ragazzi” a caratteri cubitali mobili. Fu molto semplice per i tifosi utilizzare le lettere di stoffa e grazie a un anagramma, realizzare la scritta che vedi in basso sulla sinistra…

Un altro episodio molto particolare accadde nel derby di Coppa Italia del 9 settembre 1984, la formula era quella a gironi. Era la prima volta che Roma e Lazio si affrontavano dopo la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool di pochi mesi prima. Per sfottere, i laziali avevano preparato uno spettacolo in biancorosso con tanto di striscione, ma i romanisti prima della partita riuscirono a entrare in possesso del materiale per la coreografia e ne esposero una sola parte per distorcerne il significato. Puoi vederlo nella foto qui sotto a destra. Nella prima parte (che non venne esposta) c’era scritto “Tanto l’avete attesa che in (quel posto, ndr) l’avete presa.

Ma torniamo agli striscioni prepartita, a quelle interminabili 3 ore cariche d’ansia passate sugli spalti ad appuntarsi i più divertenti. Non c’erano nemmeno gli smartphone per fare una foto! Ricordo ancora la classica pagina del giorno successivo sul Corriere dello Sport dedicata al botta e risposta tra le due curve. Da parte romanista i cavalli di battaglia erano quelli del burino e degli anni della serie B, i laziali da parte loro rivendicavano sempre l’anno di nascita e le origini nobili. Se dovessi citarne alcuni che mi hanno fatto sorridere direi “Paese che vai, laziale che trovi“, o un vecchio “C’è da spostare un trattore” negli anni in cui Francesco Salvi imperversava per le radio con la sua hit C’è da spostare una macchina, oppure ancora «SS Lazio 1900 lire, non valete manco un euro», quando  c’era in ballo il passaggio alla nuova moneta (un euro venne cambiato al costo di 1936,27 lire).

In realtà ce ne sono anche altri più criptici che fanno più riferimento agli ambienti ultras, a messaggi tra gruppi. Sono gli stessi che oggi vengono appesi sul ponte di Via degli Annibaldi, nel Rione Monti a due passi dal Colosseo, dove spesso le due fazioni si lanciano sfide.

Gli striscioni prima del derby non sono del tutto scomparsi, ma sono decisamente di meno rispetto a quegli anni. I motivi sono tanti, il più importante è legato ai rigidi regolamenti per introdurre materiale allo stadio (la carta è considerato materiale infiammabile), che va sempre prima comunicato al GOS (Gruppo Operativo Sicurezza del Ministero dell’Interno) e alla società. Se ci pensi bene da quei derby di cui ti ho raccontato sono passati più di 25 anni, eppure siamo ancora qui a parlarne e a sorriderci con un pizzico di malinconia. Forse non era tutto così sbagliato.

patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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