E’ crisi tra arbitri e Var. E Fonseca spera di non doverne parlare

01/11/2019 di Patrizio Cacciari

Le polemiche successive ad alcune interpretazioni arbitrali durante il turno infrasettimanale hanno riacceso il dibattito: il VAR è la soluzione agli errori? La nostra posizione è assolutamente chiara, siamo favorevoli al suo utilizzo. Se hai ancora qualche dubbio ti ricordo quello che è successo giovedì scorso in Europa League contro il Borussia M’Gladbach, quando l’arbitro scozzese Collum ha assegnato un calcio di rigore ai tedeschi per un tocco di mano inesistente di Smalling che invece aveva colpito il pallone con la faccia. Nella fase a gironi della seconda competizione europea gli arbitri non possono contare sul VAR. Se invece ci fosse stato, Collum avrebbe corretto il suo errore e oggi la Roma sarebbe più tranquilla nella classifica del Gruppo J in vista della qualificazione al prossimo turno.

Perché allora Fazio è stato espulso?

Diverso quello che è accaduto domenica sera a Udine, quando l’arbitro Irrati ha valutato falloso l’intervento di Fazio su Okaka. Da regolamento, se il direttore di gara fischia quel fallo, il cartellino rosso è inevitabile perché impedisce una chiara occasione da rete all’avversario. Ti starai chiedendo perché allo visto che stavolta il VAR c’era non è intervenuto per correggere l’errore. Bene, la falla è tutta qui. Nell’utilizzo dello strumento tramite protocollo. Sul funzionamento del VAR ne abbiamo parlato dettagliatamente in questo articolo, ci dovresti trovare tutte le risposte ai tuoi dubbi.

Gianni Mura giovedì su Repubblica aveva lanciato una provocazione: concedere ai club la possibilità di chiedere un challenge, ovvero la possibilità di rivedere alla moviola un episodio contestato, come già accade nel tennis  e nel volley. Il dibattito è aperto. Andrea Di Caro, vicedirettore de La Gazzetta dello Sport, è tornato sugli episodi contestati della decima giornata e ha stilato un vademecum in 6 punti per fare chiarezza sull’utilizzo del VAR.

        1. Il Var non nasce per tranquillizzare i protagonisti e quindi non si può giustificarne un uso più ampio nelle piazze più calde. Nasce per correggere dei chiari errori. 
        2. Se si vuole espandere l’uso del Var a ogni episodio che genera proteste, al di là che siano giuste, bisogna cambiare non solo il protocollo ma la filosofia per cui è nato. 
        3. Se passa il punto 2, le partite verranno continuamente fermate e non ci si potrà lamentare poi se si perde l’intensità della gara (vedi Conte dopo Inter-Parma). 
        4. Alcune regole vanno riviste. È giusto che la tecnologia calcoli anche i fuorigioco di pochi centimetri (vedi gol annullato a Palacio a Cagliari), non ci sta invece che non si capisca più neanche quale sia la parte del corpo in fuorigioco. Le linee che dovrebbero chiarire sono praticamente sovrapposte e fa ridere sentir dire che c’è un naso in offside. 
        5. È ammissibile che i tifosi non sappiano perfettamente il regolamento, norme, ed eccezioni, quando e come il Var può agire. Ma dirigenti, giocatori e allenatori devono saperlo. Anche per chiederne con più forza eventuali modifiche. 
        6. Diversi arbitri faticano a crescere, in campo o al Var. A volte fermarli è necessario. 

 

L’errore umano, dunque resta alla base di tutto.

VAR «a richiesta», ovvero la moviola in campo

Di «VAR a gentile richiesta» torna invece a parlare oggi Repubblica. Scrive Matteo Pinci in un articolo:

«Il Var “su richiesta” è un’ipotesi tutta italiana, ma nessuno si espone apertamente: se gli arbitri non ne sono entusiasti, la Federcalcio in futuro potrebbe attuare meccanismi per vagliarne pro e contro. I maggiori sostenitori sono i presidenti della Serie A, attratti dall’idea di avere un ruolo nell’utilizzo della tecnologia. Così nasce lo sfogo mercoledì sera del numero uno del Napoli, Aurelio De Laurentiis, dopo che l’arbitro Giacomelli ha ignorato un placcaggio in area dell’atalantino Kjaer ai danni del napoletano Llorente, da cui è scaturito il pareggio dell’Atalanta al San Paolo. Episodio vivisezionato da tutte le tv ma che il direttore di gara ha rivisto solo nello spogliatoio sul proprio telefonino, non in campo. In realtà l’unico errore certificato della giornata di campionato è stata l’espulsione del romanista Fazio a Udine, visto che sull’episodio di Napoli pesa un fallo in attacco. Ma negli occhi di tutti resta un mercoledì nero. E se il rivedere gli episodi non avrebbe cambiato l’orientamento dei fischietti, magari avrebbe rasserenato Ancelotti (fermato per un turno dopo essere entrato in campo per calmare i suoi)».

Senza contare poi la possibilità di poter per lo meno evitare gli effetti collaterali, come per esempio la squalifica di Fazio di domani contro il Napoli, sarebbe già un enorme passo avanti. Ma in questo caso ci sarebbe un problema di legittimazione, che inquadra bene Gianfranco Teotino su Il Messaggero, una «crisi di rigetto» nei confronti del VAR da parte degli arbitri stessi:

«Non lo riconoscono come organo proprio. Dopo due anni di difficile coabitazione, adesso sembra stiano cercando di espellerlo. Un rifiuto progressivo e preoccupante. Anche abbastanza inspiegabile, considerata l’utilità dello strumento, adatto non soltanto a evitare palesi ingiustizie,ma pure a facilitare i complessi compiti di una categoria che potrebbe di diritto essere inserita fra quelle esposte a lavori usuranti. E invece no: anziché essere considerato un prezioso supporto, il Var viene sempre più percepito dagli arbitri come mezzo di sottrazione indebita della loro autonomia discrezionale. Giacomelli a Napoli, Irrati a Udine, lo stesso Giua a Torino – è il loro pervicace rifiuto ad andare davanti al monitor a rivedere le azioni di complessa interpretazione. Questione di buonsenso, non di protocollo».

 

Domani si gioca Roma-Napoli. In conferenza stampa Paulo Fonseca ha detto che spera di non dover parlare dell’arbitro a fine partita. Carlo Ancelotti non potrà farlo perché squalificato, anche se il Napoli ha presentato un ricorso d’urgenza per poterlo avere in panchina all’Olimpico. Il direttore di gara della sfida più delicata del fine settimana (visti gli episodi contestati mercoledì sera) sarà Gianluca Rocchi, alla sua prima stagionale con la Roma, un arbitro protagonista già in passato di episodi molto contestati, dal violino di Rudi Garcia nel 2014, alla mancata concessione del rigore su Zaniolo in Roma-Inter della scorsa stagione per fallo di D’Ambrosio. Episodio che venne così commentato dal presidente dell’Associazione italia arbitri Marcello Nicchi: «Il rigore non dato alla Roma è un errore inconcepibile di cui si occuperà il designatore. Non riesco a capire come si sia potuto farlo».

Ci uniamo a mister Fonseca, speriamo di non dover tornare a parlare di arbitri. Non ne abbiamo alcuna voglia.