Stadio della Roma, dopo 2.800 giorni forse ci siamo

14/10/2019 di Rudi

Dopo circa 2.800 giorni (sì, duemilaottocento) siamo più vicini a una svolta positiva per quanto riguarda l’intricato processo burocratico di approvazione del nuovo Stadio della Roma.

E siamo vicini, dicono da più fonti, come mai lo eravamo stati in passato.

Lanciarsi in previsioni però è sempre pericoloso perché instabilità politica e lotte interne nei partiti, ricorsi e vicende giudiziarie (che non hanno mai riguardato atti amministrativi relativi allo stadio) hanno dilatato oltre i limiti della ragionevolezza i tempi per la realizzazione di un investimento privato di circa un miliardo di euro destinato alla città. E non è mai da escludere che possa saltare fuori qualche altro intoppo.

Perché può essere una settimana importante?

Secondo Il Romanista in edicola questa mattina, il Comune ha completato la bozza di Convenzione Urbanistica e in settimana la sottoporrà ai proponenti, Roma in testa. È il documento sul quale, negli ultimi mesi, i privati e l’amministrazione comunale si sono scontrati nelle tante riunioni tecniche, in particolare sul nodo della “contestualità” della realizzazione delle opere pubbliche con quelle private.

stadio della Roma rendering

Che si intende per “contestualità” e da cosa era determinato l’impasse nella trattativa?

Il grosso nodo da superare si è formato quando la sindaca Virginia Raggi ha preteso di vincolare l’apertura dello stadio al completamento delle opere di mobilità previste nella zona. Una richiesta comprensibile dal punto di vista dei cittadini come altrettanto comprensibile è stata la preoccupazione del privato perché questa volontà rischiava di esporre l’investimento a un’ulteriore pericolosa (e costosa) incertezza sui tempi.

Perché la sindaca intendeva il completamento di tutte le opere, anche quelle non di competenza di privati, ma di enti pubblici come, per esempio, l’ammodernamento della ferrovia Roma-Lido. La Roma sborserà circa 45 milioni di euro per il rifacimento della fermata di Tor di Valle e per l’acquisto di nuovi treni per questa linea mentre la Regione Lazio dovrà completare i lavori previsti sulla linea entro il 2023.

Scriveva sempre Il Romanista pochi giorni fa:

“Ecco il problema di fondo: la Roma spera e confida di terminare i propri lavori entro il 2022, e comunque non si “fida” della scadenza fissata dalla Regione. Per i giallorossi, e per Eurnova, è impensabile legare le sorti del nuovo impianto a lavori pubblici il cui esito nel nostro Paese non è mai scontato. Peraltro lavori che sono stati espulsi dal progetto originario proprio per volontà dell’attuale giunta capitolina nel febbraio del 2017, pur di cancellare le tre torri disegnate da Daniel Libeskind”.

La trattativa tra le parti si era così rallentata da convincere i proponenti a valutare anche la possibilità di aree alternative a Tor di Valle, come per esempio Fiumicino. Un’ipotesi che le ultime novità potrebbero scongiurare.

Da quanto filtra, le parti sono molto vicine all’accordo e ieri l’assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia, ha dichiarato a Radio Radio in riferimento al nuovo stadio: «So che sono previsti ulteriori incontri, si sta avvicinando un punto importante del processo. Io mi auguro che si possa finalmente partire».

Il nodo della contestualità dovrebbe risolversi percorrendo la via indicata di recente dalla Regione, che ha fatto chiarezza proprio su questo punto. Come ha scritto Fernando Magliaro, uno dei giornalisti più informati sull’iter dello stadio, “in mezzo, a dirimere la querelle la Regione che a luglio, rispondendo a una richiesta della Roma su suggerimento del sindaco Raggi, ha chiarito come tutte le opere di mobilità pubblica previste nel progetto o ad esso aggiunte dalle prescrizioni degli Enti pubblici vanno completate e collaudate prima dell’apertura dei cancelli di Tor di Valle ai tifosi ma non altre. Ribadendo, in sintesi, che lo Stadio non può aprire se manca la nuova stazione della Roma-Lido di Ostia “Tor di Valle” ma che non si può vincolare l’apertura dello stesso se manca quella di Acilia Sud”.

Quali sono i passaggi ulteriori prima dei lavori?

Una volta approvato il testo della Convenzione e della variante al Piano Regolatore (dovrà essere votato in Assemblea) servirà un altro voto in Regione. La speranza dei proponenti è che stavolta si possa davvero arrivare all’inizio dei lavori entro la prima metà del 2020.

Quando di giorni ne saranno passati tremila.