C’è stata una riunione importante sullo Stadio della Roma

26/09/2019 di Rudi

Sono passati 2.796 giorni dall’avvio del progetto, si tratta di 7 anni, 6 mesi e qualche giorno. Sullo Stadio della Roma negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare. Le previsioni estive si sono sprecate, soprattutto dopo il cambio di colore governativo. Proponenti e Comune erano arrivati a un punto di non ritorno relativo alla contestualità della realizzazione di alcune opere e per alcune settimane questa distanza sembrava incolmabile.

Ma da quello che possiamo dirvi, al di là delle dichiarazioni di facciata da una parte e dall’altra e delle mosse strategiche, come per esempio la possibilità da parte della Roma di valutare anche l’opzione Fiumicino, gli uffici tecnici hanno mantenuto un rapporto di collaborazione e hanno continuato a limare le divergenze su diversi punti. Ma facciamo un passo indietro.

Cosa è cambiato rispetto a prima?

In molti questa estate hanno visto nella nuova maggioranza parlamentare, composta da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, una convergenza verso la realizzazione dell’opera, considerando che il segretario del Pd Nicola Zingaretti è anche Presidente della Regione Lazio, dove, in Consiglio, già esiste una collaborazione con una parte dei 5 stelle.

E poi c’è la simpatia sportiva di Giuseppe Conte per la Roma, ti ricorderai della sua presenza all’inaugurazione della nuova sede dell’Eur. Tutti segnali che secondo alcuni avrebbero portato, in poco tempo, verso una ripresa del dialogo tra proponenti e Comune di Roma, che adesso avrebbe giovato del rinnovato appoggio governativo.Il programma del Conte Bis recita al punto numero 26:

Il Governo dovrà collaborare per rendere Roma una capitale sempre più attraente per i visitatori e sempre più vivibile e sostenibile per i residenti.

Il nuovo incontro tra le parti

Con tutte queste premesse ieri pomeriggio finalmente le parti si sono di nuovo incontrate. Come riporta Fernando Magliaro su Il Tempo: «Le parti – la Roma con Baldissoni e lo staff legale, Eurnova con il consulente, Giovanni Sparvoli e l’avvocato Valeri, il Campidoglio con una delegazione-reggimento piuttosto numerosa – tornavano a riunirsi non solo dopo la pausa estiva ma soprattutto dopo un lungo momento distasi e melina, impantanate sul problema della contestualità fra la futura apertura dello Stadio e il completamento del progetto regionale di rifacimento dell’intera ferrovia Roma-Lido di Ostia».

Secondo il giornalista c’è stato qualche passo avanti: «Il più rilevante dei quali è la quasi raggiunta conclusione di tutti i lavori interni: interni fra i diversi uffici del Campidoglio e con gli altri due enti territoriali coinvolti, la Regione Lazio per la Roma-Lido, e la Città Metropolitana per la via del Mare-Ostiense (arteria di proprietà di Palazzo Valentini). Il completamento di questi due accordi fra le Istituzioni è fondamentale perché sarà tradotto in due contratti che saranno parte integrante di quello più generale con la Roma, la convenzione urbanistica».

La posizione di Virginia Raggi

Ci sono altre considerazioni politiche da fare sulla vicenda e anche sulla lettura che è stata fatta in estate: la Lega, che fino ad agosto faceva parte della vecchia maggioranza, non si era mai detta contraria alla realizzazione dello Stadio della Roma.

Era però in corso una guerra fredda tra Matteo Salvini e Virginia Raggi, sindaca mai risparmiata dalle critiche dell’ex Ministro degli Interni e difesa in maniera poco convinta dall’altro vicempremier, Luigi Di Maio, già leader del Movimento 5 Stelle. Ora Salvini non c’è più, ma il Movimento 5 Stelle considera ancora un proprio risultato realizzare lo Stadio della Roma?

Il nodo è l’apertura dell’impianto di Tor di Valle e le opere di mobilità pubblica. Nel giugno del 2017 (più di due anni fa), i 5 Stelle hanno votato in Campidoglio il pubblico interesse alla delibera che contiene l’espressione «trasporto pubblico su ferro», in pratica la Roma-Lido. A inizio luglio la Regione Lazio ha precisato che l’apertura dello stadio è vincolata solo alle opere discusse nella Conferenza dei Servizi, quindi certamente dovrà essere aperto quando sarà pronta la stazione di Tor di Valle, ma non anche le altre.

 

Come uscire dallo stallo: la volontà politica

Una soluzione, complessa ma percorribile, secondo Magliaro esiste, ed è di tipo politico: «Gli uffici, sostanzialmente, nella relazione evidenzieranno tutti i punti di divergenza fra le parti e dovrà essere la Raggi a prendere una decisione. Che sarà comunque sofferta e difficile: o verrà sconfessata l’intera architettura della mobilità ideata da Berdini e portata avanti dalla Raggi con la delibera di pubblico interesse del 2017 o il rischio è quello di concludere l’iter in tribunale. La via d’uscita tecnica è facile: una memoria di Giunta che autorizzi gli uffici a non considerare quel «su ferro» del 2017 per poi modificarlo quando si voterà in Consiglio la Convenzione urbanistica. Strada stretta ma percorribile. Se ci sarà la volontà politica».

La palla passa dunque alla sindaca. La Roma aspetta. Da troppo tempo.