Fonseca è l’allenatore giusto per la Roma?

03/06/2019 di Valerio Albensi

paulo fonseca

In questi giorni abbiamo letto e ascoltato tanti pregiudizi su Paulo Fonseca. Si è parlato poco di calcio e quasi esclusivamente di mancanza di conoscenza della lingua e della Serie A, della sua presunta inesperienza ad altissimi livelli. Ma cosa vorrebbe dire per la Roma puntare su un allenatore come lui? Quali scelte di mercato sarebbero necessarie? Proviamo a conoscerlo meglio.

La società sta ponderando la scelta perché ingaggiare Fonseca o De Zerbi non è la stessa cosa: vuol dire prima di tutto compiere delle decisioni tecniche che possono incidere in maniera profonda sulle caratteristiche della rosa e sul percorso dei prossimi anni. Entrambi rappresenterebbero un cambio di strategia rispetto al recente passato. Nel caso del portoghese, una rosa costruita per giocare un calcio più verticale e diretto dovrebbe essere modificata sul mercato per renderla più aderente ai principi del gioco di posizione e di dominio del possesso

Breve scheda di Paulo Fonseca

Fonseca ha 46 anni, è nato Nampula, in Mozambico e ha alle spalle una discreta carriera da calciatore nel campionato portoghese: giocava difensore centrale. Dopo essersi ritirato, nel 2005, cominciò la carriera di allenatore nelle giovanili della Estrela Amadora, per poi passare al calcio dei grandi attraverso la gavetta delle serie inferiori.

Si mise in mostra nella stagione 2012-13, al Paços de Ferreira, che portò sorprendentemente ai preliminari di Champions League. L’anno successivo, fu chiamato dal Porto, ma nel corso di un campionato deludente fu esonerato. Ripartì ancora una volta dal Paços de Ferreira, ma stupì nella stagione 2015-16 con il Braga: arrivò fino ai quarti di Europa League e vinse la Coppa del Portogallo battendo proprio il Porto.

Dal 2016 è allenatore dello Shakhtar, dove ha raccolto l’eredità di Mircea Lucescu e una squadra che non vinceva il campionato da due stagioni. Ha vinto tre campionati su tre, tre Coppe d’Ucraina e una Supercoppa ucraina. Lo ha fatto in condizioni complesse, con la squadra costretta a giocare a Kharkiv e a stabilire il suo quartier generale a Kiev a causa della guerra nella regione del Donbass.

Come gioca Fonseca?

Il modulo di riferimento del tecnico dello Shakhtar Donetsk è il 4-2-3-1, un modulo che la Roma quest’anno ha adottato per buona parte della stagione. I principi di gioco sono molto diversi da quelli insegnati da Di Francesco. Fonseca propone un calcio più di controllo, nel quale il gioco di posizione e il possesso prolungato servono a manipolare gli schieramenti avversari e a disordinarli

In questo sistema è fondamentale l’abilità di alcuni accentratori di gioco come Marlos e Taison, i due trequartisti esterni, che sanno attirare i marcatori avversari e velocizzare l’azione quando si apre uno spazio invitante. In caso di perdita di possesso, il pressing alto non deve mai disordinare il proprio schieramento: ecco perché in questo caso lo Shakhtar tende a formare un 4-4-2 molto compatto, che resta alto sul campo con il supporto di una linea difensiva estremamente avanzata. Questo, inevitabilmente, comporta dei rischi soprattutto quando gli avversari riescono a trovare spazio tra le linee e a rovesciare subito l’azione in verticale.

Alcuni elementi interessanti ci aiutano a capire quali caratteristiche dovrebbero avere i giocatori di una ipotetica Roma di Fonseca, al netto chiaramente dei meccanismi che l’allenatore ha studiato per le qualità dei calciatori a disposizione in Ucraina. 

Questa è una costruzione tipica dello Shakhtar nella partita giocata in casa dell’Oleksandrija.

Come gioca Fonseca?
Lo Shakhtar è la squadra in maglia grigia

In fase di costruzione, lo Shakhtar tende a portare un centrocampista (Stepanenko) tra la linea dei difensori per innescare un meccanismo di gioco ormai consolidato come la “salida lavolpiana”, che prende il nome da Ricardo La Volpe, l’allenatore che la inventò; nello sviluppo dell’azione, chi ricopre questo ruolo resta più arretrato. 

L’altro mediano dà supporto all’azione d’attacco: è una sorta di giocatore box-to-box con buone doti di palleggio e creatività, ma al tempo stesso ha le caratteristiche atletiche necessarie per dare subito copertura in caso di perdita della palla. 

I due terzini si alzano tanto e restano alti per tutto lo sviluppo dell’azione offensiva perché in questo modo si garantisce ampiezza e uno sbocco sulle fasce: sono due armi sempre puntate sui fianchi delle difese avversarie. I due trequartisti laterali (a piede invertito) entrano molto dentro al campo affinché possano giocare vicini tra loro, scambiarsi la palla e spesso anche le posizioni, e attirare gli avversari con i loro movimenti. In questo modo, la squadra ha tante soluzioni sia centralmente sia sull’esterno. 

Guarda questa azione nella partita di andata di due stagioni fa agli ottavi di finale di Champions League contro la Roma. Finì 2-1 per gli ucraini, che con un grande secondo tempo sfiorarono addirittura il terzo gol nel finale.

Fonseca tattica

Dopo una circolazione di palla veloce e prolungata, i trequartisti arrivano a formare un rombo al centro con Fred, un mediano, vertice basso, mentre Ferreyra, il centravanti, va a piazzarsi su Kolarov. In questo modo, la Roma è costretta a presidiare la zona centrale, visto che i giocatori dello Shakhtar sono molto tecnici e imprevedibili, ma ai lati ci sono spazi invitanti per i due terzini.

Taison riceve palla, a quel punto Florenzi deve uscire e si crea il buco per l’inserimento del terzino Ismaily che sulla corsa brucia Ünder, mette al centro e ci vuole un grandissimo Alisson per salvare la porta della Roma.

tattica fonseca stile di gioco - come gioca fonseca

La parola d’ordine del gioco di Fonseca è pazienza. I giocatori devono averne per far scorrere velocemente la palla da una zona all’altra del campo e magari ricominciare: solo grazie a una fitta trama di passaggi riusciranno ad aprire i varchi decisivi nella difesa avversaria e a sfruttare i triangoli formati dal continuo cambio di posizione.

Le funzioni dei trequartisti

Anche se parliamo di un campionato dal livello inferiore rispetto alla Serie A, e che con il passare degli anni ha perso competitività, in Ucraina lo Shakhtar Donetsk ha chiuso l’ultima stagione con un possesso palla medio del 65,3 per cento, sette punti percentuali in più rispetto alla Dinamo Kiev.

Sono diverse le funzioni dei trequartisti di Fonseca rispetto ai colleghi della Roma di quest’anno. Confrontiamo alcuni numeri.

Prendendo in considerazione il rendimento in campionato e coppe europee, Taison, Marlos e Kovalenko, tre dei trequartisti più utilizzati, hanno rispettivamente una media di 6,37, 5,8 e 5,48 passaggi nella trequarti avversaria per 90 minuti. Il miglior romanista è Perotti con 3,73, ancora più staccati Cengiz Ünder (2,93), El Shaarawy (73,44), Zaniolo (2,22) e Kluivert (1,33).

I tre dello Shakhtar poi hanno percentuali di precisione di passaggi nella trequarti abbondantemente oltre l’80 per cento (Marlos addirittura al 90,77) mentre i romanisti sono tutti sotto al 75 per cento, tranne Kluivert (88,46%). Taison e Marlos sono in testa anche per quanto riguarda i passaggi filtranti (rispettivamente 2,78 e 1,96 ogni 90 minuti), con Ünder ed El Shaarawy migliori giallorossi con 0,99 e 0,98. I romanisti invece sono andati più volte al tiro: El Shaarawy ha 2,67 tiri ogni 90 minuti, Ünder 2,41, Zaniolo 2,1; Marlos si è fermato a 2,05, Taison a 1,99.

Il diverso stile di gioco è espresso anche dal dato sui cross. Guarda qui.

I trequartisti di Fonseca, insomma, preferiscono il gioco per vie centrali, gli scambi veloci che coinvolgono anche la punta.

Quali sono i giocatori della Roma che possono adattarsi a questo tipo di gioco? 

Difficile dare una risposta ora, ma ci proviamo partendo dalla difesa. Al momento, la formazione tipo dello Shakhtar prevede la presenza di un portiere molto bravo a impostare l’azione con i piedi (Pyatov), due terzini che si alzano molto (Ismaily e Butko), un centrale bravo a far girare la palla (Kryvtsov) e un altro più forte in marcatura e negli anticipi (Khocholava); un mediano difensivo abile nei contrasti e che sa impostare l’azione (Stepanenko), un compagno di reparto più mobile e bravo nel palleggio (Alan Patrick o Maycon); un esterno sinistro di piede destro forte nell’ultimo passaggio (Taison), un trequartista centrale emergente molto bravo nello smarcamento (Kovalenko), un esterno destro più forte nella finalizzazione (Marlos, un mancino) e una punta centrale esperta come Junior Moraes, che sa dialogare con i compagni e che non fa della prestanza fisica la sua dote migliore (è alto un metro e 76).

Dando uno sguardo all’attuale rosa della Roma, probabilmente la prima pedina che andrebbe cercata sul mercato è un portiere più bravo di Olsen e Mirante con i piedi. In difesa, Florenzi sembra adatto per questo tipo di calcio, così come Kolarov, anche se ha 34 anni e le voci sul suo futuro sono incerte; può fare decisamente comodo il rientro dal prestito di Luca Pellegrini. Per quanto riguarda i centrali, è da decifrare il futuro di Manolas: in caso di partenza, la Roma dovrebbe procurarsi un altro marcatore veloce e, possibilmente, più bravo nei passaggi. A Fazio, invece, sarebbe preferibile un centrale più rapido.

Un ruolo fondamentale attualmente scoperto è quello di un regista dinamico, a meno che Fonseca non riesca a far giocare in quel ruolo Lorenzo Pellegriniper lasciare Zaniolo  trequartista centrale. In un calcio di controllo, con meno strappi e rovesciamenti di fronte, potremmo rivedere più a suo agio Nzonzi. Difficile invece immaginare per Cristante un ruolo diverso dal mediano difensivo.

Tanti dubbi sui calciatori che attualmente compongono l’attacco romanista. Il motivo principale è che al momento, per quanto riguarda i trequartisti, il reparto è composto principalmente da giocatori bravi nell’uno contro uno, che vivono di fiammate, di strappi improvvisi, e che hanno meno attitudine a un calcio ragionato, in cui sale anche il livello di difficoltà delle scelte che vanno prese in campo.

Kluivert e Cengiz Ünder, per esempio. Sembrano invece più adatti PerottiEl ShaarawyZaniolo e certamente Pastore, anche se dal punto di vista fisico quest’ultimo non ha dato garanzie. Con Dzeko ormai vicino all’Inter, va valutato anche il destino di Schick visto che la creatività non pare essere la dote principale che Fonseca richiede al suo attaccante centrale. 

La complessità di un calcio come quello di Fonseca (o Sarri) richiede ai giocatori grandi capacità di lettura del gioco, dote che è più difficile trovare nei giovani. Non è un caso, probabilmente, che molti degli interpreti chiave dello Shakhtar hanno un’età matura: Marlos, Taison e Junior Moraes hanno superato i 30 anni, Stepanenko li sta per compiere e Alan Patrick ne ha 28. Tra i giovani più utilizzati ci sono Maycon (22), Kovalenko (23). Questo è un aspetto da non sottovalutare.

Conclusioni
Sull’esperienza e sulle capacità dell’allenatore abbiamo pochi dubbi: Fonseca avrebbe tutte le caratteristiche per fare bene nel campionato italiano. Si troverebbe però a lavorare con una rosa della Roma che non sembra proprio adatta ai suoi principi di gioco. Fonseca potrebbe riuscire a replicare il suo stile anche con calciatori dalle qualità molto diverse da quelle dei colleghi dello Shakhtar, questo non è da escludere, ma è più logico credere che il suo eventuale ingaggio porterebbe la Roma a compiere delle scelte coraggiose e radicali sul mercato.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

Fonte dei dati: WyScout.com

Per approfondire
Shakhtar Donetsk and Europe’s coolest 4-2-3-1 – Spielverlagerung.de
Paulo Fonseca – ESDF Analysis
Come gioca lo Shakhtar di Fonseca? – SkySport
Paulo Fonseca: A man of style (and maybe Europe’s next coaching commodity) – The Back 3
VIDEO Tactics Explained – Shakhtar Donetsk
L’importanza della costruzione dal basso – Rivista Undici
La salida lavolpiana – Martiperarnau.com
Dizionario tattico: il gioco di posizione – L’Ultimo Uomo

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