Fonseca ha preparato la Roma per l’esame di maturità

02/12/2019 di Patrizio Cacciari

Se la Roma è uscita dal Bentegodi con i tre punti e facendo tre gol a quella che fino a ieri sera era la miglior difesa del campionato, molto è merito di Paulo Fonseca, ancora una volta abile stratega nella scelta degli undici da mandare in campo. Scelta che molti di noi durante il primo tempo forse non avevano condiviso, spaventati da quella sofferenza sulla nostra fascia destra.

Il Verona è una squadra di corsa, molto aggressiva, che punta sui duelli individuali concedendo pochi riferimenti in attacco. Fonseca aveva scelto ancora una volta Santon, il “più terzino di tutti” tra quelli a disposizione, e ha dato una chance (mal colta) a Ünder, a disagio sul campo inzuppato di Verona e ancora poco inserito nei meccanismi romanisti. L’improvviso infortunio di Kluivert, gol a parte, fino a quel momento il migliore in campo, ha cambiato forse i piani nella gestione delle sostituzioni. Perotti però stavolta non ha deluso, ha trovato il gol del raddoppio su impeccabile calcio di rigore e ha coperto zone di campo in appoggio a un Kolarov molto sulle gambe. Alla distanza anche Dzeko è cresciuto molto. E’ lui, insieme a Lorenzo Pellegrini, l’anima di questa squadra.

Ma stavamo parlando delle scelte. Sono sicuro che nel momento di richiamare Ünder in molti avreste preferito vedere Florenzi. Invece Fonseca prima ha messo dentro Mkhitaryan e poi Fazio al posto di Edin, rinforzando la linea difensiva in vista del forcing finale gialloblu. Il mister con questa mossa non solo ha vinto la partita, ma è andato anche a chiuderla, con il definitivo 1-3 che ci ha risparmiato qualche sospiro di troppo nel recupero.

Non è stata una Roma dominante, ma una Roma intelligente. Memore della stanchezza di Parma, stavolta la squadra ha gestito le forze già a partire dal secondo tempo di Istanbul. Terza vittoria consecutiva, la seconda di seguito in trasferta, 9 gol fatti e 1 subito. La spiegazione della gestione Fonseca l’ha data ai microfoni di Sky: «A me piace quando la squadra gioca in avanti ma a volte non è possibile. Contro il Verona, per le loro caratteristiche, non era possibile, era più importante la profondità perché con una squadra aggressiva dovevamo giocare veloci . È chiaro che io voglio più un gioco di possesso palla giocando vicino alla porta avversaria».

E adesso? Siamo quarti da soli, aspettando la partita di Cagliari. Più 3 sull’Atalanta, più 8 sul Napoli, ma anche a meno due dalla sorprendente Lazio, terza in classifica. La prossima giornata si fa interessante. Venerdì per la Roma nuova trasferta a Milano contro la fresca prima in classifica Inter. Con quale ambizione ci andremo? I compiti li abbiamo fatti, adesso è arrivato il momento dell’esame di maturità.