Fonseca ha studiato una mossa per fermare Lukaku e Lautaro

05/12/2019 di Valerio Albensi

San Siro sarà un esame di maturità per la Roma, l’occasione per testare la propria crescita contro quella che al momento è la migliore squadra della Serie A. L’Inter di Antonio Conte è capolista e viaggia con una media folle di 2,64 punti a partita: sembra non conoscere ostacoli, almeno in Italia, perché domina le partite con intensità fisica e tecnica. È un primato meritato, come avevamo sottolineato due giorni fa con questa analisi sulla corsa scudetto e Champions League.

Conte ha due attaccanti in stato di grazia, Romelu Lukaku e Lautaro Martinez, che tra campionato e Champions hanno già segnato rispettivamente 11 e 13 gol. Inutile girarci intorno: oggi è tra le migliori coppie d’Europa. L’argentino, in particolare, sta vivendo un momento di forma clamorosa: nelle ultime dieci partite ha segnato dieci volte e in stagione ha già realizzato tre doppiette.

Insomma, è come se avesse installato il plugin “Sergio Agüero”.

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L’Inter è tra le migliori big del campionato per quanto riguarda le statistiche sull’intensità del pressing e delle azioni difensive. È una squadra che attacca bene sulle fasce, che tende a giocare un calcio molto diretto cercando la verticalizzazione rapida per gli attaccanti e che ha un’ottima solidità come base del proprio impianto di gioco. È una creatura a immagine e somiglianza di Conte, insomma.

La capolista ha tante soluzioni e già solo questo rappresenta un potenziale pericolo. All’inizio della stagione ha proposto una costruzione bassa diretta ed efficace, ma ha saputo superare il problema degli infortuni di giocatori importanti a centrocampo (Sensi e Barella su tutti) appoggiandosi quando serve sulla forza della sua coppia di attaccanti per risalire il campo. È caparbia e trova sempre un modo per finalizzare l’azione, soprattutto contro avversari che si schiacciano molto: insieme con il Bordeaux, è la squadra che più di tutte ha segnato da fuori area (9 volte) nei cinque maggiori campionati europei.

Aspettare oppure aggredire?

È il grande dilemma: conviene assumere una strategia più attendista oppure ripagare l’Inter con la stessa moneta, quella dell’aggressività? Una Roma più attendista avrebbe il vantaggio di controllare con più facilità la zona centrale del campo e cercherebbe di limitare le combinazioni tra Lautaro e Lukaku, che sono un marchio di fabbrica del gioco di Conte e che hanno ridato fluidità al gioco offensivo interista in un momento in cui gli infortuni potevano togliere certezze.

Ma sarebbe comunque difficile da sostenere per tutta la partita. Perché i nerazzurri rischierebbero di trovare sbocchi sulle fasce, dove la Roma inevitabilmente concederebbe qualcosa, e sappiamo quanto può essere pericoloso difendere tanti cross contro attaccanti come quelli di Conte, fortissimi di testa e con un grande senso del gol.

Dall’altra parte, però, andare a prendere alto l’Inter potrebbe esporre la squadra di Fonseca contro due giocatori eccezionali quando c’è da puntare l’avversario e la porta.

L’impressionante azione di Lukaku nel primo gol dell’Inter in casa dello Slavia è un chiaro esempio. Ma c’è anche la giocata dello stesso attaccante belga che porta alla sua seconda rete contro il Brescia a testimoniarlo: riceve palla sulla trequarti destra, si accentra e di sinistro da fuori area piazza la palla sul secondo palo.

Rischiando e accettando l’uno contro uno dei due centrali romanisti in campo aperto, la Roma potrebbe avere maggiore controllo e adottare una strategia che nelle precedenti settimane ha messo spesso in difficoltà l’Inter. Ricordiamo, per esempio, le partite contro lo Slavia Praga a San Siro e contro il Borussia Dortmund in Germania: contro avversari che fanno tanto movimento, che costringono gli esterni a restare bassi e che disordinano costantemente la fase di non possesso interista, la squadra di Conte ha dimostrato di non essere ancora perfetta e matura.

È una piccolissima crepa, ma c’è.

Zaniolo, Pellegrini e Mkhitaryan, se saranno loro a partire titolari, avranno un compito cruciale: impedire all’Inter di giocare palloni puliti quando la Roma difende, ma al tempo stesso lavorare continuamente per smarcarsi in fase di possesso. Sembra una mossa su cui Fonseca ha fatto lavorare la squadra in settimana: «Iniziano la costruzione con tre – ha detto in conferenza – ma hanno una dinamica molto interessante. Abbiamo giocato molte volte contro tre centrali, non è una cosa nuova per noi».

Servirà una squadra intensa, rapida a leggere tutte le situazioni di gioco, contro un avversario che ha dimostrato di saper adeguarsi a ogni contesto (contro Slavia e Torino, per esempio, ha avuto una percentuale di possesso molto bassa, appena il 38 per cento).

Una cosa è certa: quando l’Inter non riuscirà a giocare la palla in maniera pulita dal basso ricorrerà al lancio sui due attaccanti per sfruttare la loro abilità nei duelli individuali. Il lavoro di Smalling e Mancini nelle marcature preventive sarà decisivo.

Lautaro e Lukaku possono fare paura, ma la Roma ha le sue carte da giocare, Fonseca ne è certo:«Abbiamo preparato la partita con molta attenzione, perché i due attaccanti sono molto forti. Con il rigore difensivo e con il coraggio. Abbiamo preparato molte situazioni che possono far parte del gioco dell’Inter, ma conta il coraggio ed il rigore difensivo».

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