Fonseca vs Di Francesco: come sta cambiando la Roma

13/11/2019 di Valerio Albensi

Come sta andando la Roma rispetto a un anno fa? Le prestazioni sono migliorate o peggiorate? Una cosa, al di là delle cifre, si può dire: Paulo Fonseca ha reso più solida ed equilibrata la squadra che ha ereditato. Dopo un primo momento di assestamento, che è durato fino alla partita con il Sassuolo, la Roma ha iniziato a difendere meglio infatti sei dei quattordici gol incassati sono arrivati nelle prime tre giornate. La squadra però ha pagato qualcosa dal punto di vista offensivo.

📈 Situazione di classifica

Dopo 12 giornate dello scorso campionato, la situazione di classifica non è cambiata molto. La Roma aveva ottenuto 19 punti frutto di cinque vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte: i giallorossi erano sesti, insieme con il Sassuolo, e queste erano le prime posizioni.

La squadra era a tre punti dalla zona Champions League, una zona nella quale nei mesi successivi non è mai entrata.

Oggi la Roma è sempre sesta, ma ha tre punti in più (22, sei vittorie, quattro pareggi, due sconfitte) ed è a due dalla zona Champions. Fino a sabato era terza, ma soprattutto ha giocato metà delle sue partite in situazione di profonda emergenza.

⚖️ Meno occasioni, ma più equilibrio

Da un punto di vista della produzione delle occasioni da gol, la squadra di Fonseca è meno brillante rispetto alla Roma delle prime 12 partite della Serie A 2018-19. I gol segnati sono due in meno (da 22 a 20), così come quelli su azione (da 15 a 12) e sugli sviluppi di punizioni o corner (da 5 a 3).

La Roma segna meno perché tira di meno. Confrontando i dati della Lega Serie A, le conclusioni totali sono il calo del 9,15 per cento (da 153 a 139) così come i tiri in porta (meno 20,21 per cento, da 94 a 75).

ℹ️ Una curiosità: il rapporto tra tiri fatti e gol segnati è esattamente identico. Alla Roma di un anno fa e a questa servono mediamente 6,95 tiri per festeggiare una rete. Alla Lazio ne bastano 5,7, all’Atalanta 6,03, all’Inter addirittura 5,3. Su questo i romanisti possono fare meglio.

La squadra dello scorso anno aveva uno stile di gioco iperverticale senza però avere caratteristiche tecniche e fisiche per poterlo sostenere. Creava tanto perché aveva la tendenza a risalire il campo con pochi passaggi, velocemente, soprattutto passando per le catene laterali. Un’azione emblematica di quel ciclo di 12 partite iniziali, quella che porta al gol di Schick in Roma-Sampdoria 4-1 dell’11 novembre 2018.

Nzonzi trova smarcato in avanti Pellegrini, che sul lato sinistro, all’altezza del centrocampo, prolunga subito per El Shaarawy e taglia fuori due avversari.

L’attaccante porta la palla fino al vertice destro dell’area e aspetta il movimento di Kolarov che arriva per sovrapporsi velocissimo: il serbo può mettere al centro di sinistro per la facile deviazione ravvicinata di Schick.

Quattro passaggi in tutto.

Questa Roma usa anche di meno i cross, passati da 264 a 211.

Con il recupero di buona parte dei trequartisti a lungo assenti, la Roma di quest’anno dovrebbe presto accorciare il gap per quanto riguarda la produzione offensiva.

💪 Tenuta difensiva: Roma più aggressiva

Uno sforzo verticale di quel tipo aveva finito per esporre quella Roma durante la difesa delle transizioni. La squadra continuava a ricercare il pressing alto, come prevedono i principi di gioco del suo allenatore, ma non aveva i giocatori adatti per accorciare velocemente dopo una palla persa e finiva per allungarsi in maniera letale.

Potrei allegare il filmato del gol del pareggio di Stepinski in Roma-Chievo 2-2 oppure le azioni del secondo tempo di Bologna-Roma 2-0 per fare degli esempi. Potrei insomma mostrarti tante azioni nelle quali la Roma reagì in maniera scomposta, anche goffa.
Ma, tutto sommato, perché farsi del male?

Questa Roma per fortuna difende meglio, sia perché ha più giocatori reattivi e dinamici a centrocampo sia perché grazie al palleggio riesce a portare più uomini in zona palla e la riconquista immediata è più facile. Ma sa anche quando è il caso di temporeggiare e disporsi in attesa con il 4-4-2 alzando il livello del pressing solo nel momento in cui l’avversario è in possesso sulla fascia.

Sono migliorati molti indicatori difensivi e non è un caso.

È vero, questa squadra ha subito solo un gol in meno rispetto allo scorso anno, ma ne ha concessi tre in meno su azione. È passata da 129 tiri concessi a 116, da 75 occasioni da gol subite a 70. Un anno fa, la Roma aveva concesso 13,48 non-penalty expected goals, cioè gli expected goals esclusi rigori a sfavore e autogol; in questa stagione ne ha subiti 11,85.

Solo Juventus (8,37) e Inter (10,49) hanno fatto meglio.

La squadra riesce a essere più aggressiva e a riconquistare più velocemente la palla: il PPDA è passato da 11,41 a 9,49 (quasi due passaggi in meno consentiti agli avversari durante l’azione difensiva) mentre è aumentato di quasi il 25 per cento il numero di contrasti tentati (da 137 a 170).

Un effetto collaterale di questo è l’aumento delle sanzioni disciplinari, un aspetto sul quale la squadra deve fare più attenzione. Un anno fa, nelle prime 12 giornate, i cartellini gialli erano stati 27 e nessun giocatore era stato espulso. Quest’anno i gialli sono 37, quasi uno in più a partita, e gli espulsi tre.