Frosinone-Roma 2-3 a mente fredda

25/02/2019 di Valerio Albensi

Frosinone-Roma 2-3

Le domande che ci facciamo dalle undici di sabato sera, da quando cioè si è abbassato il livello di euforia per il gol all’ultimo secondo di Dzeko, sono tante. La principale: dobbiamo rassegnarci a una Roma costante solo nella sua imprevedibilità? Questa squadra, così com’è strutturata, può davvero superare certi limiti? Esiste una vera Roma? È quella svagata vista contro il Bologna e il Frosinone oppure quella solida e compatta in campo contro il Milan e il Porto?

Insomma, scenderemo mai dalle montagne russe?

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È difficile dare una spiegazione razionale alla prova della Roma a Frosinone. Servivano tre punti e sono arrivati, ma non si può certo ignorare come. 

Volendo sintetizzare al massimo, abbiamo visto la squadra reagire dopo avere regalato un gol agli avversari, ma anche staccare la spina sul 2-1 pensando di avere chiuso il discorso; così dal 31′ all’80’, cioè dal 2-1 di Pellegrini al 2-2 di Pinamonti, la Roma ha quasi smesso di cercare la porta pensando che fosse sufficiente far girare il motore al minimo per portare a casa i tre punti.

In questa parte della gara durata oltre un tempo, la Roma ha giocato solo un quinto dei palloni nella trequarti d’attacco (52 passaggi su 242), ma soprattutto in 50 minuti ha toccato appena cinque volte la palla nell’area del Frosinone

Sportiello, visto lo scarso lavoro, si è portato avanti con la doccia perché a fine partita aveva una cena in piedi a casa di amici.

Questa è la touch-map (la mappa dei tocchi di palla) tra il 31′ e l’80’. La scarsa presenza in attacco così è ancora più evidente.

E questo è lo schema dei tentativi di tiro: cinque conclusioni di cui quattro respinte (frecce grigie) e una fuori (freccia rossa).

È stata presuntuosa la Roma e poteva pagare questa superficialità a carissimo prezzo perché dopo il pareggio la squadra allenata da Baroni ha sfiorato addirittura il terzo gol.

Sempre in partita

La Roma ha un problema con il quale forse non può fare altro che convivere, quando siamo ormai a due terzi della stagione: sa che segnare due o tre gol potrebbe non bastarle per vincere la partita, anche sul campo di una squadra che in casa non la buttava dentro dal 2 dicembre, quasi tre mesi.

Lo sanno anche gli avversari, questo è il punto: c’è sempre un modo per rientrare in partita. Perché la fase difensiva romanista concede sempre qualcosa, com’è accaduto in occasione di tutti e due i gol del Frosinone. Ma se il primo è stato uno sbaglio individuale, sul secondo la Roma ha gestito nel peggiore dei modi una transizione da punizione in zona d’attacco ad azione difensiva, e non ha lavorato da squadra: è bastato un calcione di Molinaro per creare il panico in quel che restava della difesa.

Frosinone-Roma 2-3 gol di Pinamonti

Per la Roma è stata una serata deludente sul piano dell’intensità e della determinazione. Non andava così poco a contrasto (12 volte) dalla partita persa in casa contro la Spal lo scorso 20 ottobre. E non vinceva una percentuale più bassa di duelli (87 su 245, il 35,51 per cento) da Milan-Roma del 31 agosto. In pratica, il contrario di quanto avevamo visto soprattutto contro Milan e Porto, quando avevamo elogiato la squadra per la carica agonistica dimostrata. Quanto sia importante vincere i duelli in partite come quella di sabato lo testimonia, per esempio, l’azione del secondo gol, nata da una spizzata di testa di Pellegrini a centrocampo che ha trovato impreparata la difesa avversaria.

Tra le mille contraddizioni di questa seconda Roma di Di Francesco c’è anche il fatto che alle sette squadre più esposte nella lotta per non retrocedere (dal Cagliari in giù) ha concesso quasi gli stessi gol subiti dalle top 6 (dalla Juve all’Atalanta): 12 a 14, 39,3 per cento contro 42,4.

Prospettive Champions

La Roma ce l’ha messa tutta per complicarsi la vita anche contro il Frosinone, ma alla fine ha chiuso il weekend con il sorriso: ha guadagnato altri tre punti su Atalanta e Lazio (che ora ha una partita in meno visto il rinvio della sfida contro l’Udinese), ha tenuto il passo del Milan, ma soprattutto ha accorciato la distanza dall’Inter e ora il terzo posto è a tre punti. Nonostante le difficoltà del girone di andata, grazie a una serie positiva di otto partite la Roma ora può giocarsi la Champions partendo da uno svantaggio minimo.

Per questo migliorare la fase difensiva al più presto, in qualsiasi modo, è una necessità se si vuole raggiungere la qualificazione alla prossima Champions League. Lo dice la storia della Serie A.

La Roma ha incassato 33 gol in 25 giornate e se continuasse così arriverebbe a 50 a fine campionato. Dalla stagione 2004-05, da quando la Serie A è passata a 20 partecipanti, nessuna squadra è riuscita ad arrivare quarta avendo subito almeno 50 gol. Questo non vuol dire non possa esistere un’eccezione, ma che sarà dura finire sul podio, o subito dopo, con questa difesa. Lo scorso anno, la Lazio sfiorò l’impresa con 49 reti incassate e un attacco da 89 centri: arrivò quarta, ma gli scontri diretti con l’Inter la condannarono al quinto posto.

La forza della fase offensiva da sola non può garantire il sorpasso ad almeno una tra Inter e Milan. Facciamo il solito giochino: continuando su questi ritmi, la Roma chiuderebbe il campionato con 74 gol fatti e una differenza reti di più 24. Dal 2004, abbiamo contato cinque casi di squadre fuori dalle quattro nonostante le oltre 70 reti segnate (Lazio 2017-18 e 2016-17, Inter 2016-17, Napoli 2014-15, Roma 2012-13) e altre sette fuori nonostante una differenza maggiore di 20 gol (Lazio 2017-18 e 2016-17, Inter 2016-17 e 2013-14, Napoli 2011-12, Milan 2007-08, Fiorentina 2006-07).

Questo è il grafico aggiornato sul confronto tra il cammino di Inter, Milan e Roma, e la media punti delle terze e quarte classificate negli ultimi cinque campionati. Dopo essere stata a lungo lontana dal ritmo Champions, la Roma si è riallineata e ora sta prendendo il passo che serve per avere più possibilità di arrivare quarta. Risultati che le consentono, insieme al Milan, di approfittare del periodo di difficoltà di Spalletti, che alla fine del girone di andata era sulla linea del terzo posto.

Derby e Porto: come sta Manolas?

Adesso cominciano le salite che fanno selezione, come nel ciclismo. In campionato, la Roma deve restare incollata al gruppo di testa e mettere altri chilometri tra lei e chi la insegue. Di Francesco può preparare il derby senza squalificati, ma ha due dubbi importanti. Il primo riguarda Manolas, che a Frosinone è uscito per una distorsione alla caviglia. La buona notizia di oggi è che sono escluse fratture e interessamento dei legamenti quindi bisognerà vedere nei prossimi giorni quanto dolore sentirà: tenterà il recupero per la Lazio, mentre per il Porto l’allarme dovrebbe essere rientrato. Deve aspettare ancora Cengiz Ünder, che sembrava recuperato ma che invece continua a sentire fastidi e verrà gestito giorno per giorno. Potrebbero rientrare in gruppo in settimana Karsdorp e Schick. Al Porto converrà pensare da domenica mattina.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

[fonte dei dati: WyScout.com, Legaseriea.it – schema di tiri da StatsZone app – touchmap da Corrieredellosport.it]

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