Ho rivisto Roma-Slavia Praga dopo 23 anni

19/03/2019 di Valerio Albensi

Roma Slavia Praga 1995-1996 coppa uefa

Ogni romanista sa cos’è stato Roma-Slavia Praga. Anche i più giovani, i ragazzi che non possono avere ricordi di quella serata di 23 anni fa, ne hanno sentito parlare almeno una volta. È vero che ci sono state giornate più dolorose da superare rispetto a quella eliminazione dai quarti di finale di Coppa Uefa, ma poche partite della nostra storia hanno avuto i significati di Roma-Slavia. Il più importante, per quanto mi riguarda, è che quella serata ha chiuso idealmente il ciclo degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta, e ha proiettato la Roma verso una nuova epoca.

Roma-Slavia è stata infatti la notte del passaggio di consegne tra Giuseppe Giannini, autore del suo ultimo gol in maglia romanista, e Francesco Totti, già campione a 19 anni.

Giuseppe Giannini Francesco Totti Roma-Slavia Praga Curva Sud

Nella narrazione della Roma, quella contro lo Slavia Praga è una partita tipo. Come Juve-Roma del gol di Turone, come la finale di Coppa dei Campioni; come Roma-Lecce, come Roma-Inter di Coppa Uefa o Roma-Sampdoria del 2010. C’è tanto di noi in qui 120 minuti. È il momento del fallimento a due passi dal lieto fine, l’atteso riscatto che svanisce sul più bello: “Tanto doveva andare cos씓grazie lo stesso”. Ormai conviviamo con questa mentalità e abbiamo imparato ad accettarla con ironia.

Così, se devo essere sincero, l’ultima cosa che mi attirava in un periodo tribolato come quello che stiamo passando oggi era rivivere una serata del genere.

La tentazione di farmi del male mi è venuta quando su YouTube ho trovato questo video.

È la registrazione integrale ricommentata da Alberto Mandolesi, con i suoi tipici cali di voce, e Giuseppe Giannini. Risale più o meno al 2000, quindi quattro anni dopo Roma-Slavia, e la qualità dell’immagine non è granché.

Che fai, non te la rivedi?

Se hai un’oretta libera, ti consiglio di guardare almeno la parte che va da metà secondo tempo alla fine del secondo supplementare. Oltre ai commenti del Principe, che già da soli valgono la visione, apprezzerai il temperamento, la personalità e la voglia di raggiungere l’obiettivo che quella squadra, forse più limitata tecnicamente rispetto a tante altre, ha messo in campo all’Olimpico per ribaltare lo 0-2 dell’andata. 

Rivedrai l’emozionante coreografia, a tutto stadio, con i tre messaggi “All’attacco”, “Vincere malgrado tutto” e “Non molleremo mai”? Bellissima.

Roma-Slavia Praga Stadio Olimpico coreografia
immagine tratta dal sito asromaultras.org

Tante cose però non potevo ricordarle perché quel 19 marzo 1996 non avevo ancora compiuto 13 anni. Ora che mi sono rinfrescato la memoria, te ne parlo.

1. Totti a 19 anni

Se vuoi una dimostrazione di cos’era Francesco Totti a 19 anni, riguarda Roma-Slavia. Francesco era già l’anima offensiva di quella squadra e non è un caso che a metà primo tempo Mazzone, quando c’è da fare posto a Cappioli, sceglie di richiamare in panchina Fonseca lasciando in campo il “ragazzino”. Superato l’inevitabile senso di nostalgia iniziale, è bellissimo riguardare prestazioni complete di Totti, non “solo” i filmati dei gol. Viene quasi spontaneo chiedersi: “ma davvero era così forte???”.

In Roma-Slavia, Totti è la fonte di giocate offensive utili della squadra: tocchi di prima, dribbling, passaggi controintuitivi, aperture. E una personalità impressionante per la sua età: non smette neanche per un minuto di chiedere il pallone nonostante a fine partita nelle gambe porti i segni di 15 falli ricevuti. Per avere un termine di paragone, agli ultimi Mondiali Neymar ne subì dieci in Brasile-Svizzera e fece registrare il record relativo alle edizioni recenti.
 
Riguarda l’assist per il secondo gol di Moriero, quello del 3-0. È una palla alla Totti: un passaggio filtrante che nessuno saprebbe pensare, fatto sulla corsa del compagno, come deve essere.

Si parla tanto oggi del confronto con Zaniolo. Se il paragone tecnico per me è improponibile, due cose hanno in comune il giovane Totti e Nicolò: una forza fisica fuori dal comune e la sensazione di poter fare sempre qualcosa di significativo con il pallone tra i piedi.

2. La fama di Mazzone come allenatore catenacciaro è ingiusta. Contro lo Slavia la Roma si presenta in campo con una sorta di 3-4-2-1 molto offensivo con Giannini e Di Biagio centrali di centrocampo, Moriero esterno a destra, Totti e Fonseca dietro a Balbo. Giannini racconta: «La prima cosa che il mister ci disse in ritiro fu: “Io voglio i terzini che salgono, che giocano, non che lanciano alla ‘viva il parroco’. Dobbiamo far divertire la gente”. Purtroppo gli avevano attaccato addosso l’etichetta di difensivista, ma non era affatto così e questa cosa lo faceva stare male».

3. Lo Slavia era una squadra importante, con ottimi calciatori punti di forza della Repubblica Ceca finalista agli Europei di quell’anno: Suchopárek, Poborský, Bejbl, Šmicer e Pavel Novotný facevano parte di quel gruppo entrato nella storia del calcio ceco. Non si può dire lo stesso di Jiří Vávra, l’uomo che con il suo gol nel secondo tempo supplementare condanna la Roma all’eliminazione.

4. I commenti di Giannini

Nel commento, il Principe parte lento, poi comincia a sbottonarsi. Nel primo tempo, quando Carboni tenta inutilmente un cross dalla trequarti, esce fuori il capitano che è in lui: «Queste cose mi mandavano in bestia perché l’80 per cento delle volte questi lanci erano dei difensori e non servivano alla squadra. Aveva piede Amedeo, aveva tutto, e gli dicevo di provare ad arrivare sul fondo anziché tentare questi cross»

Nel secondo tempo, quando la Roma impedisce di uscire allo Slavia assediandolo nella sua metà campo, dopo l’ennesimo anticipo in difesa Giannini si esalta: «C’era uno sportello della Banca di Roma aperto lì dietro. Non si butta una via la palla».

Più tardi Cappioli assesta un calcione a Lerch e l’arbitro giustamente assegna fallo allo Slavia. Peppe non riesce a trattenere una risata per l’intervento non cattivo, ma scomposto dell’ex compagno: «Guarda Massimiliano…». Mandolesi è sorpreso: «Si è pure arrabbiato Cappioli…». E Giannini: «Gli ha dato un calcio… Lo ha preso, eh?».

Bellissimo il racconto del suo gol, quello del momentaneo 2-0 che porta la partita ai supplementari.

«Guarda il mio movimento in area – racconta Giannini -. Mi sposto verso il primo palo perché ho pensato che Carboni, che non calcia molto bene le punizioni, potesse svirgolare la palla. Questo è stato il mio pensiero». Infatti va proprio così: palla sporca sul primo palo, colpo di testa ravvicinato e gol. L’ennesima dimostrazione che nel calcio la conoscenza delle situazioni di gioco e delle caratteristiche dei propri compagni hanno un ruolo cruciale.

Poi Peppe rivive l’esultanza mozzafiato sotto la Curva Sud, abbracciato da Totti: «Questo è da infarto, che imboscata che mi avete tirato – dice emozionato rivolto a Mandolesi -. In quella esultanza c’è tutto, c’è l’addio che probabilmente già sentivo». È l’ultimo gol segnato con la Roma. Si toglie la maglia, sotto la Curva Sud. «Lì è finita la mia partita, ho dato tutto, le ultime forze che avevo: non ho più recuperato».

5. Certe cose di un calcio che non esiste più
Al 55′ l’arbitro bulgaro Ouzounov ferma il gioco e percorre il campo dal lato della Tribuna Tevere alla Monte Mario per consegnare al quarto uomo una bottiglietta d’acqua di plastica piovuta dagli spalti. Un gesto teatrale, come la sua mimica durante le ammonizioni, che il pubblico accoglie cantando «SCEMOOOO, SCEMOOO». Giannini se la ride: «Mamma mia, da sessantamila persone…».

Intorno al prato dell’Olimpico poi si vedono cartelloni pubblicitari che se seguivi il calcio di quegli anni non puoi non ricordare: Borsci, Bastino, Bulova, Vimar, Casucci, solo per citarne alcuni.

Altra cosa. Dopo il terzo gol, arrivato a metà del primo tempo supplementare, l’Olimpico si lascia andare e abbandona ogni scaramanzia. Partono i primi “olè” che accompagnano i tocchi di palla del pubblico e addirittura la “ola” tipo Italia ’90. Sembra avventato, è vero, ma riguarda le immagini: per 114 minuti, fino al 3-1 segnato da Vavra, in pratica c’è una sola squadra in campo, la Roma, che dà l’idea di essere in pieno controllo della partita. Si sentono anche cori che oggi non sentiamo più come

“E tutto il mondo attraverserò, 
Roma con te sempre sarò, 
magica Roma ovunque ti accompagnerà 
la fede del Commando Ultrà”.

Oppure

“Aleeeee forza Roma aleeee
Aleeeee forza Roma aleeee
Aleeeee forza Roma aleeee
Tutti insieme forza Roma aleee”
 (sulle note di Go West)

Sono cori che fanno tremare i microfoni Rai.

Per quanto riguarda il gioco, nel primo tempo quelli dello Slavia si inventano una punizione al volo che sembra un colpo da tedesca. Pensa se lo vedessi fare oggi.

Roma Slavia Praga

Strano, eh?

Lo stile di gioco è cambiato tanto. In quel calcio i ruoli sono più definiti e la fase di riconquista della palla inizia dietro la linea della metà campo: è difficile vedere azioni di pressing offensivo che non siano in occasione di una rimessa laterale. È anche per questo che i portieri giocano pochissimo il pallone con i piedi, proprio perché non c’è bisogno di alleggerire la pressione avversaria.

6. La partita della Roma
Ora che l’ho rivista, faccio fatica a ricordare una superiorità così netta della Roma a certi livelli. Si giocava per i quarti di finale di Coppa Uefa, che a quel tempo aveva un livello di competitività altissimo, non paragonabile all’attuale Europa League.

La Roma gioca la partita perfetta. Corre pochissimi rischi in difesa grazie a una prestazione monumentale di Aldair, Lanna e Annoni, che accettano gli uno contro uno contro i veloci attaccanti dello Slavia e vincono tutti i duelli. La squadra forse è eccessivamente prudente nel primo tempo, quando prevale la paura di subire un gol che può compromettere la qualificazione, poi si scioglie nel secondo trascinata dall’energia sulle fasce di Carboni e Moriero. Prima del 90′, la Roma segna i due gol che le servono per andare ai supplementari e ha almeno altre cinque occasioni nitide. Guarda le statistiche prima dei supplementari: 23 tiri a 8, 11 corner a 0, quasi il 70 per cento di possesso palla.

Ai supplementari arriva il terzo gol, la squadra di Mazzone sembra in totale controllo della partita, ma basta una disattenzione minima per buttare via una qualificazione in maniera assurda. Il tono della voce di Giannini cambia e si sente l’amarezza. Una sponda al limite dell’area favorisce Vávra, che fino a quel momento non ha toccato una palla. Il calciatore ceco è libero, ha il tempo di aggiustarsi la palla e scaricare un destro che passa attraverso le gambe di Lanna, forse toccandole, e finisce in porta. Cervone è pietrificato, l’Olimpico ammutolito. Nonostante tutto, la Roma ha un’ultima occasione con Carboni, ma l’area dello Slavia è troppo affollata di romanisti e il suo colpo di testa a due metri dalla porta centra Cappioli sulla schiena.

La Roma è fuori, tra i rimpianti e gli applausi dell’Olimpico.

La stagione si chiude con il quinto posto che vale la qualificazione alla Coppa Uefa, e una rivoluzione: vanno via Mazzone e Giannini, che ormai è in rotta con la società. In panchina arriva Carlos Bianchi. Non sapremo mai se con la qualificazione in tasca le cose sarebbero andate diversamente.


valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

Vuoi ricevere Rudi? Compila il form e iscriviti alla newsletter dei romanisti. Parola nostra: niente spam, solo informazioni utili.
IMPORTANTE: se dopo l’iscrizione non riesci a vedere le nostre email, controlla le sezioni “Promozioni” o “Spam” del tuo servizio di posta; potrebbero essere finite lì.

Iscriviti