I paradossi di Ranieri e un «castello da difendere»

23/04/2019 di Valerio Albensi

Ci sono numeri che possono portare fuori strada.

Confrontiamo, per esempio, le sette partite del girone di ritorno con Di Francesco in panchina con le sette di Ranieri: se ci fermassimo solo alla media punti e alla differenza reti, ci accorgeremmo che il rendimento della Roma è peggiorato.

La squadra è passata da una media di due punti a partita di DiFra a 1,57 di Ranieri e da una differenza reti positiva di tre gol (15 fatti e 12 subiti) a negativa di uno (9 gol fatti, 10 subiti). La nota curiosa è che la media di King Claudio è la stessa di quella avuta dal suo predecessore nell’intero girone di andata, 1,57.

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E allora il cambio di allenatore non ha avuto effetti positivi? La Roma è rimasta lì a giocarsi il quarto posto solo per demeriti altrui?

È vero, il campionato ci ha “aspettato”, ma sarebbe ingiusto (e fuorviante) valutare l’impatto di Ranieri solo in base ai punti.

Per esempio, una riflessione più profonda dovrebbe tenere conto della situazione di estrema emergenza che il nuovo allenatore ha trovato al suo arrivo: contro l’Empoli è stato costretto a portare in panchina addirittura cinque Primavera per fare numero; a Ferrara, contro la Spal, ne ha portati tre.

Il motivo è che, tra squalifiche e infortuni, Ranieri ha avuto per almeno tre settimane un gruppo decimato. Nessuno poi può darci la certezza che, con Di Francesco ancora al timone, allenatore e giocatori sarebbero riusciti ad assorbire senza strascichi l’ennesima batosta stagionale, il doppio colpo rappresentato dal derby perso (malissimo) e dall’uscita dalla Champions League. 

Difendere meglio

Ranieri ha raggiunto il primo obiettivo che si era dato: restituire alla Roma una minima solidità difensiva e rendere la vita un po’ più complicata agli avversari. Un risultato che non è di poco conto perché, come abbiamo visto nelle precedenti settimane, non esiste una squadra dal 2004 a oggi (da quando cioè il campionato è tornato a 20 partecipanti) che è stata capace di piazzarsi tra le prime quattro con più di 40 gol subiti. 

Quando DiFra è stato esonerato la Roma era già arrivata a 36 in 26 giornate.

Può sembrare un altro paradosso parlare di miglioramenti difensivi visto che la squadra nelle sette precedenti partite con Di Francesco aveva incassato 12 gol e con Ranieri ne ha subiti 10. E potremmo pensare anche che questo risultato tutto sommato non abbia creato un reale vantaggio alla Roma visto che nello stesso periodo il rendimento offensivo è calato nettamente.

Il castello da proteggere

Ci sono però altri indicatori che suggeriscono che la Roma abbia raggiunto un livello di solidità più alto di quanto facciano pensare i dieci gol incassati in queste ultime sette partite, di cui quattro solo dal Napoli.

Il primo: 11 delle 12 reti subite nelle ultime sette partite in A con Di Francesco erano arrivate su azione; con Ranieri siamo passati a sei su dieci.

Il motivo, probabilmente, è che gli avversari, pur tirando quasi con la stessa frequenza rispetto al passato, hanno meno occasioni di qualità per segnare.

Guarda la mappa delle conclusioni su azione subite dalla Roma nelle prime sette partite del ritorno con Di Francesco e nelle ultime sette con Ranieri.

Nel primo caso, c’è una concentrazione più alta di tiri nella fascia centrale dell’area e in quella piccola zona delimitata dalla linea verde tratteggiata in cui fare gol può essere più facile. Nel secondo, vediamo che diminuiscono le conclusioni arrivate dalla zona centrale dell’area (comprese quelle nell’area tratteggiata verde) probabilmente perché la Roma costringe gli avversari a concludere da posizioni più laterali e defilate.

E questa impressione visiva è confermata dai dati sugli Expected Goals concessi (xGA) per ogni tiro dell’avversario. Per farla breve, gli Expected Goals sono un indice che attribuisce un “peso” alle singole conclusioni: il valore può dipendere, a seconda del modello utilizzato, dalla vicinanza alla porta, dalla parte del corpo con la quale il giocatore colpisce la palla, dal tipo di assist. Più è alto questo valore, più il tiro è considerato pericoloso.

Le occasioni per gli avversari

Nelle sette partite di ritorno con Di Francesco la Roma ha concesso 0,121 xGA per ogni tiro subito (di qualsiasi tipo, anche da corner e calcio piazzato); con Ranieri il dato è sceso a 0,099. Chi ha giocato contro la Roma ha tirato più o meno lo stesso numero di volte (98 con DiFra, 96 con Ranieri), ma lo ha fatto in situazioni meno favorevoli perché probabilmente contrastato meglio o portato a tirare in zone meno vantaggiose.

La differenza tra questi indicatori è clamorosa se consideriamo le quattro partite giocate dalla Roma dopo il Napoli. Contro Fiorentina, Sampdoria, Udinese e Inter la Roma ha concesso solo 0,076 xGA per tiro. Per avere un termine di paragone, queste sono le medie stagionali delle altre big della Serie A: Juventus 0,086 xGA per tiro, Napoli 0,091, Lazio 0,1, Inter 0,102 e Milan 0,105.

Quello che i dati non possono dire

Nessuno può sapere se a fine campionato la differenza tra costi e ricavi di questa strategia molto passiva rispetto al passato riporterà la Roma in Champions League. Nelle 26 partite con Di Francesco però la squadra non era mai stata quarta.

«Con Di Francesco li avremmo aggrediti alti, in pressing. Con Ranieri abbiamo un castello da difendere, in cui non deve entrare nessuno, e tutti e undici dobbiamo difenderlo», ha detto Alessandro Florenzi dopo il pareggio di San Siro parlando del diverso approccio difensivo. Uno stile di gioco (o di non gioco secondo i più critici) che esalta la forza fisica di molti calciatori della rosa e che evita di esporre la squadra a rischi che non sa gestire. 

Ha scritto Francesco Lisanti nella sua analisi di Inter-Roma su l’Ultimo Uomo“Pur avendo abdicato completamente al controllo del pallone (72% a 28% recita il dato sul possesso palla, 604 a 192 quello sui passaggi completati), la Roma ha bloccato ogni accesso alla zona centrale della trequarti e ha mostrato una compattezza e un’unità di intenti che si credevano perse per sempre dopo l’eliminazione contro il Porto (il dato sui tiri respinti con il corpo, 8, è abbastanza clamoroso)”

Le parole di Florenzi dicono che, al di là dei vantaggi tangibili e misurabili, il lavoro di Ranieri ha il grande merito di avere ricreato uno spirito di squadra e di avere restituito ai calciatori una causa comune in cui credere.
 
valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

fonte dei dati: WyScout.com – elaborazione e grafico: Rudi

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