I primi 100 giorni di Fonseca alla Roma non sono stati semplici

09/10/2019 di Patrizio Cacciari

Paulo Fonseca salterà le prossime due partite della Roma. Forse solamente una se il Giudice Sportivo accoglierà il ricorso che la società ha annunciato di voler presentare. Oltre alla squalifica il mister dovrà pagare anche una multa di 10 mila euro «per essersi, dopo la notifica del provvedimento di espulsione, avvicinato all’arbitro con fare minaccioso e aggressivo urlando diverse volte una frase irrispettosa».

Come sta andando la sua esperienza sulla panchina della Roma? Abbiamo provato a ripercorrere questi mesi, mettendo insieme tutto quello che è successo.

L’annuncio ufficiale arriva il 10 giugno, quando sembrava che la Roma non avrebbe avuto un allenatore per la stagione successiva. Il personaggio, che avevamo incontrato negli ottavi di Champions League nel 2018, suscita da subito curiosità. Anche noi di Rudi cerchiamo di studiarlo per capire se fosse davvero l’uomo giusto per risollevarci. Tra le cose che ci colpiscono c’è l’impostazione dell sua squadra nel momento in cui viene chiamata a ricominciare l’azione. Si inizia a parlare di salida lavolpiana e giocatore box-to-box.

Tra le dieci cose da sapere su Paulo Fonseca, il sito ufficiale della Roma in un articolo dell’11 giugno racconta che «Tra le sue passioni fuori dal calcio ci sono i cavalli e la musica: suona per diletto la batteria». Ora non sappiamo quanto tempo il mister abbia avuto in queste settimane, perché sono state piuttosto intense. Il 24 giugno alle ore 7.10 Fonseca arriva a Fiumicino.

L’estate della Roma, costretta già a rinunciare alla International Champions Cup, è molto travagliata da un punto di vista organizzativo a causa della sentenza di squalifica del Milan dall’Europa League che arriva solo il 28 giugno. Una volta ufficializzata dal Tas, che di fatto ammette la Roma ai gironi di Europa League, il club giallorosso è costretto a riorganizzare l’estate: raduno posticipato di una settimana e ritiro a Pinzolo annullato con annesse polemiche di chi aveva già prenotato (la Roma ha rimborsato i tifosi).

Le prime parole da romanista

La conferenza stampa di presentazione di Paulo Fonseca si svolge l’8 luglio a Trigoria. Il 9 è il giorno del raduno partito con una doppia seduta. Alla sua prima uscita pubblica da allenatore della Roma dice una cosa molto bella: «Sarà la Roma di tutti e non la mia. Siamo molto motivati  a costruire una squadra ambiziosa e che renda orgogliosa i nostri tifosi». Undici giorni di ritiro a Trigoria chiuso ai tifosi e dieci amichevoli contro avversari di modesta caratura all’inizio per poi man mano crescere di difficoltà. Il bilancio è di 9 vittorie e un pareggio. Nel frattempo Petrachi cerca di costruire una squadra completa, dovendo fare i conti con molti giocatori da piazzare dall’ingaggio elevato. Complessivamente le operazioni principali durante il calciomercato sono 21: undici cessioni e dieci acquisti, di cui tre negli ultimi giorni di mercato e in pratica con due partite di campionato già disputate. Una vera a propria rivoluzione, un «anno zero», come lo definisce Petrachi.

Nell’esordio in campionato del 25 agosto contro il Genoa Fonseca schiera la seguente formazione titolare: Pau Lopez; Florenzi, Juan Jesus , Fazio, Kolarov; Cristante, Pellegrini; Under, Zaniolo, Kluivert; Dzeko. Un solo volto nuovo rispetto alla precedente stagione. Finisce con un pirotecnico 3-3 dopo che la Roma riesce ad andare per tre volte in vantaggio e alla fine sfiora la vittoria con Zappacosta, entrato nei minuti finali al posto di Florenzi, gli unici in cui abbiamo potuto vederlo con la maglia della Roma. Poi arriva il derby (1-1 sofferto), Henrikh Mkhitaryan in prestito nell’ultimo giorno di mercato e la prima sosta del campionato.

Il 15 settembre la Roma batte il Sassuolo 4-2 segnando quattro reti nel primo tempo e colpendo tre legni nella ripresa. Qualcuno però è scettico della tenuta difensiva della squadra, che tuttavia non ha ancora schierato Smalling.

Paulo diventa italiano

Prima dell’esordio in Europa League contro i turchi dell’Istanbul Basaksehir Paulo Fonseca parla per la prima volta in lingua italiana ai microfoni di Roma Tv. Arriva il 4-0 sui turchi e la vittoria di Bologna. Per la critica, alla vigilia dell’importante partita contro l’Atalanta, il mister diventa Fonseca l’italiano: «Si, posso dire di essermi ‘italianizzato’. La verità è che il calcio italiano è diverso, impone di essere elastici e malleabili. Ogni partita ha una storia tutta sua, chi viene qui e non ha questa elasticità si sbaglia tutto. È un calcio che ti porta a fare delle modifiche e chi pensa di giocare solo in un modo commette un grave errore. I miei principi restano: squadra propositiva che fa possesso palla e gioca nella metà campo avversaria».

Contro l’Atalanta, il 25 settembre, arriva la prima sconfitta. La sua italianizzazione si tramuta in un’accusa e non più in un pregio nel giro di 72 ore. La teoria è questa: a causa delle sue scelte, avrebbe snaturato la sua idea di calcio.

 

Nel dopo partita a Sky Sport Fonseca spiega i motivi della sconfitta: «In tutta onestà loro hanno meritato la vittoria: l’Atalanta ha messo in mostra un buon gioco, mettendoci in difficoltà con la marcatura a uomo e sfruttando le occasioni da gol. Noi ne abbiamo sbagliata una di importante (quella di Zaniolo, ndr), e sarebbe potuta essere una partita diversa. […] Noi abbiamo provato a cambiare qualcosa preparando questa partita, ma nel secondo tempo non abbiamo fatto quello che dovevamo». Dunque l’italiano Fonseca si è comportato come sempre, studiando delle contromosse contro l’avversario. Nel frattempo il mister inizia a fare i conti con l’atavico problema degli infortuni: da Perotti a Under, passando per Spinazzola, Zappacosta fino a Diawara e tutti gli altri (qui se vuoi trovi la situazione dell’infermeria in aggiornamento costante).

Dopo quattro giorni dalla partita con l’Atalanta la Roma batte il Lecce 0-1 con il primo clean sheet in campionato. Smalling continua a far vedere progressi. Piace lo schieramento di partenza a quattro che in campo diventano a 3. E’ una caratteristica della Roma di Fonseca che alla vigilia del match aveva parlato anche di una possibile in futuro difesa a 3 pura: «L’utilizzo della difesa a tre, avvenuto a gara in corso, non ha nulla a che fare con i miei trascorsi ma con la strategia di gioco pensata contro l’Atalanta. Mi pare che in fase difensiva la squadra si sia comportata bene e che i gol non dipendano da come fosse schierata la difesa. Con quel sistema di gioco non cambiano le nostre dinamiche offensive, l’azione la iniziamo sempre a tre anche quando difendiamo a quattro. Dobbiamo solo essere più sicuri in fase difensiva in determinati momenti. In futuro non escludo, se strategicamente lo riterrò opportuno di impiegarla nuovamente».

 

Problemi vecchi e nuovi

Intanto la Roma si conferma un po’ troppo Dzeko dipendente in attacco, con i suoi trequartisti troppo imprecisi sotto porta: un problema che Fonseca deve risolvere in fretta. A Lecce si fanno male Pellegrini e Mkhitaryan , così per la prima volta, contro gli austriaci del Wolfsberger, Fonseca ricorre a un massiccio turn over, lasciando fuori per scelta o non perfette condizioni, ben 8 titolari, compreso il portiere Pau Lopez. La Roma non va oltre il pareggio per 1-1, in una partita che avrebbe potuto vincere lo stesso anche in formazione rimaneggiata.

Prima della partita contro il Cagliari arriva un messaggio allo spogliatoio: chi non sa gestire la pressione faccia un altro lavoro. Il concetto è espresso molto chiaramente in conferenza stampa: «Chi non sa gestire la pressione non può fare il giocatore: io sento sempre il sostegno del nostro pubblico e dei nostri tifosi. Chi non è in grado di sopportare la pressione può andare a coltivare la terra». Falcidiata dalle assenze la Roma mette sotto il Cagliari, ma viene fermata anche da alcune decisioni arbitrali. Fonseca a fine partita è una furia e si scaglia a brutto muso contro il direttore di gara Massa. Verrà espulso. Nel dopo partita però chiede scusa: «Per prima cosa voglio dire che ho meritato l’espulsione, non ci sono dubbi. Ma nel primo tempo il fallo di Diawara non esiste, da lì è nato il rigore del Cagliari. Poi voglio chiedere perché alla fine l’arbitro non ha consultato il VAR. Massa ha anche parlato con il calciatore del Cagliari e ha detto che non era fallo, poi ha cambiato idea successivamente. Quindi ha consultato il VAR o no?».

Caro mister, siamo solo all’inizio.