Il derby, la partita di Paulo Fonseca

28/01/2020 di Valerio Albensi

Roma-Lazio è stata una delle partite in cui si è vista di più l’impronta di Paulo Fonseca sulla squadra. Non solo perché i giocatori in campo hanno rappresentato nel modo migliore le idee e i principi di gioco trasmessi dall’allenatore, ma soprattutto perché grazie alle sue decisioni strategiche Fonseca ha creato i presupposti per una delle migliori prestazioni dell’anno, performance che solo a causa di alcuni episodi sfavorevoli non ha fatto guadagnare tre punti.

Insomma, la Roma è viva e domenica ha dimostrato di avere basi solide, certezze che i passi falsi di gennaio non hanno scalfito. La squadra di Fonseca ha dominato una delle migliori formazioni del campionato sotto tutti i punti di vista tant’è che a fine partita Simone Inzaghi ha riconosciuto le difficoltà della sua Lazio e i meriti della Roma.

Vediamo quali sono state le mosse migliori di Fonseca.

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1. Fare tesoro del derby di andata

All’andata era stata la Lazio a meritare qualcosa in più e la Roma aveva sofferto. Fonseca aveva dovuto rinunciare in extremis al suo piano partita a causa dell’infortunio di Zappacosta: con Florenzi e Kolarov terzini e Cengiz Ünder e Kluivert esterni alti, la sua squadra aveva concesso molto, soprattutto sul lato destro. Il baricentro basso e la scarsa predisposizione degli attaccanti ad accorciare la squadra e a difendere avevano finito per allungare la Roma dilatando gli spazi di manovra per Luis Alberto, Leiva, Milinkovic-Savic e Correa, imprendibili per i romanisti.

Luis Alberto, all’andata, aveva ricevuto 36 volte palla, era stato libero di tentare 12 passaggi nella trequarti romanista e aveva segnato un gol; domenica non solo non ha segnato e non è stato mai pericoloso, ma ha ricevuto appena 16 passaggi rispetto ai 43 di media stagionale in Serie A e di passaggi sulla trequarti ne ha realizzati appena cinque. Minutaggio a parte (71 minuti domenica, 90 all’andata), la differenza è comunque significativa.

Fonseca ha piazzato Pellegrini e Veretout su Leiva e Luis Alberto, poi ha ordinato a Cristante di seguire da vicino Milinkovic-Savic neutralizzando di fatto l’uscita di palla della Lazio.

Sulla fascia sinistra laziale c’era un traffico livello “corsia esterna del GRA tratto Fiumicino-Tuscolana intorno alle 16 dei giorni feriali”: impossibile passare da quella parte. Così la squadra di Inzaghi è stata costretta al lancio lungo o a cercare di andare molto velocemente sulle fasce, ma entrambe le alternative non hanno prodotto frutti.

Roma-Lazio 1-1 posizioni medie
Le posizioni medie della Roma nel primo tempo del derby (fonte Lega Serie A)

2. Fasce blindate

Bloccate le fonti di gioco laziali e blindata la fascia destra della Roma anche grazie all’inserimento di un terzino come Santon, più attento di Florenzi in copertura, Fonseca ha cambiato anche la fascia sinistra. Fuori Kolarov, una scelta coraggiosa, e dentro Spinazzola, giocatore di un altro passo rispetto a Lazzari. L’esterno destro laziale è stato costretto a giocare una partita totalmente difensiva, situazione nella quale non riesce a esprimere le sue qualità migliori. Non a caso Lazzari ha perso tutti i duelli che ha sostenuto: tre contro Spinazzola, due contro Kluivert, uno contro Smalling e Veretout.

Spina e Cengiz Ünder sono stati costantemente pericolosi, minacce continue per la difesa laziale: raddoppiati, spesso anche triplicati per limitarne gli spunti. La partita del turco è stata di altissimo livello, tant’è che ha stabilito il proprio record personale (di tutta la carriera) di dribbling tentati e riusciti, rispettivamente 22 e 13 secondo WyScout. Per Lulic è stata una serataccia e si è capito dopo pochi secondi che lo sarebbe stata, visto che ha steso Cengiz con un fallo per evitare una ripartenza.

3. Giocare senza snaturarsi, accettando i rischi. Difesa alta e pressing continuo, senza paura

Una parte consistente della critica e molti tifosi sui social invocavano un atteggiamento più prudente per disinnescare i contropiede della Lazio, ma Fonseca alla vigilia del derby ha risposto con sicurezza alle domande su una possibile difesa a tre o su cosa ne pensava della famosa frase di Rudi Garcia («un derby non si gioca, un derby si vince»). «Giocheremo a quattro in difesa», e ancora «la frase è interessante, ma io credo che chi gioca meglio ha più possibilità di vincere. Se giochiamo pensando alla fortuna, la possibilità di perdere è molto alta. Per me una squadra che domina la partita, che ha iniziative e coraggio, ha più possibilità di vincere. Poi può anche non succedere, ma io ci credo».

La Roma aveva giocato senza rinnegare i suoi principi contro l’Inter e contro la Juventus. Si erano viste cose positive e altre meno, ma di sicuro si era vista l’ambizione di questa squadra nel cercare di dominare anche avversari sulla carta più competitivi. Logico allora prevedere che anche contro la Lazio, avversario inferiore a nerazzurri e bianconeri, la Roma avrebbe cercato di fare la partita e di non chiudersi aspettando l’errore degli altri.

La squadra si è fidata delle indicazioni dell’allenatore e ha attaccato alta, pressando costantemente per 90 minuti, con grande intensità e attenzione. Straordinaria la prestazione di Mancini e Smalling nella copertura della profondità. La Lazio ha potuto tentare la prima vera ripartenza a una manciata dalla fine, nell’azione che ha portato al tiro di Milinkovic-Savic finito fuori.

Per il resto è stato un monologo romanista, sancito dal 67 per cento di possesso palla, da una superiorità nelle occasioni da gol create e nella qualità del gioco espresso. E con il passare dei minuti i giocatori in campo hanno acquisito maggiori consapevolezza e fiducia. È il caso di Cengiz Ünder, per esempio, ma anche di Kluivert, difficile da arginare con i suoi movimenti alle spalle di Leiva e Milinkovic-Savic.

È un peccato che una prestazione del genere non abbia portato alla vittoria e la squadra deve continuare a lavorare molto sulla finalizzazione. Ma il derby è solo l’ulteriore conferma: la Roma ha trovato un grande allenatore.