Il Lecce dice di aver subito un grave torto contro la Lazio

12/11/2019 di Rudi

Mentre la Roma stava per scendere in campo contro il Parma, all’Olimpico tra Lazio e Lecce succedeva l’ennesimo pastrocchio arbitrale della stagione. Questa volta di mezzo non c’è andata la squadra di Fonseca per fortuna.

Facciamo un passo indietro e capiamo cosa è successo e perché il Lecce ha emanato un comunicato ufficiale molto duro nei confronti della classe arbitrale in cui sottolinea di aver subito un grave torto.

Cosa è successo al minuto 65′ di Lazio-Lecce

Intorno al 65′, sul risultato di 2-1 per la Lazio, da un contatto molto leggero fra Milinkovic-Savic e Mancosu nasce un rigore per il Lecce, fischiato dall’arbitro Manganiello . Sul dischetto va Babacar: il tiro è ribattuto da Strakosha ma Lapadula con un guizzo mette la palla in rete. L’esultanza degli uomini di Liverani è interrotta dal Var che annulla il gol perché Lapadula è entrato in area prima del tocco di Babacar. Dal fermo immagine però è evidente che oltre all’attaccante leccese, in area c’erano anche alcuni giocatori della Lazio.

 

Il regolamento dice che un rigore va ripetuto se, a rete non segnata, l’invasione è dei difendenti (Lazio), mentre si assegna un calcio di punizione indiretto (su rete non segnata) se l’invasione è di un calciatore attaccante (Lecce). Il caso però rientra in uno dei chiarimenti Ifab di quest’anno: il Var controlla chi entra e prende parte al gioco, il gol frutto della giocata di un invasore è quindi nullo. La partita finirà 4-2 per la Lazio.

Il Lecce però non ci sta. Ecco il testo del comunicato:

 

«L’Unione Sportiva Lecce ribadisce, con fermezza, di aver subito un grave torto arbitrale in occasione della gara di campionato Lazio – Lecce disputatasi in data 10 novembre 2019. In occasione del gol del possibile 2 a 2 realizzato dal calciatore Gianluca Lapadula, dapprima convalidato dal Direttore di gara e poi annullato a seguito dell’intervento del VAR, si è verificata una evidente violazione della Regola 14, punto 2, lettera c del Regolamento del Giuoco del Calcio in base ad una presunta prassi applicativa del Protocollo VAR che ha condotto a un risultato non in linea con la predetta norma. La disposizione stabilisce infatti, in modo chiaro, che il calcio di rigore deve essere ripetuto qualora uno o più giocatori di ciascuna squadra invadano contemporaneamente l’area di rigore prima che il pallone sia in gioco. Ragion per cui nessuna prassi potrebbe decretare il contrario. Consapevole dei principi etici e giuridici dell’ordinamento sportivo che impongono il rispetto del risultato maturato sul campo di gioco e delle conseguenti insindacabili decisioni di natura tecnica adottate dagli Ufficiali di gara, L’Unione Sportiva Lecce, ritiene tuttavia più utile, in luogo di iniziative giudiziarie che oltretutto rischierebbero di arenarsi per cavilli formali, di sottoporre ufficialmente agli organi competenti, in occasione dell’incontro programmato per il giorno 19 novembre 2019 tra AIA – CAN A e le Società di Serie A, le palesi e gravi incongruenze emerse in occasione dell’episodio in oggetto. L’Unione Sportiva Lecce non intende infatti promuovere azioni strumentali nel proprio esclusivo interesse, bensì collaborare con gli organi preposti allo scopo di eliminare per il futuro prossimo ogni incertezza nell’applicazione di una regola fondamentale del gioco del calcio e nell’interesse collettivo di tutti i Club partecipanti alle competizioni».

Questa che leggi qui sotto è la regola a cui fa riferimento il Lecce nel comunicato:

Corretto annullare il gol o rigore da ripetere?

Perché c’è stata quell’interpretazione da parte del VAR se in effetti dal punto C sembra effettivamente che il rigore andasse ripetuto? L’ex arbitro Luca Marelli prova a spiegare l’episodio in questa maniera: «La prima spiegazione che “filtra” è che il non aver visto i calciatori della Lazio in area è un errore di Manganiello mentre la decisione di Pairetto sarebbe corretta sulla base del punto 8.11 del protocollo:
Prosegue Marelli: «Secondo questa interpretazione, pertanto, dei calciatori della Lazio in area avrebbe dovuto accorgersi Manganiello mentre Pairetto poteva segnalare solo la posizione irregolare di Lapadula dato che, nel prosieguo dell’azione, lo stesso attaccante ha segnato una rete approfittando del vantaggio assunto entrando in area prima del tiro. Francamente tale spiegazione mi convince il giusto, cioè poco. Ciò che salta all’occhio è, in primo luogo, è che il protocollo non indica se si tratti di episodio da “on field review” oppure solo da rilevazione. Per quale motivo dovremmo pensare che questa fattispecie non possa essere rivista nel complesso? Soprattutto perché, con una “on field review“, Manganiello avrebbe potuto rilevare l’infrazione dei calciatori della Lazio, ciò che è previsto e consentito dal protocollo (l’arbitro può decidere anche in base ad elementi di cui non si era accorto sul terreno di gioco)».
Le conclusioni a cui arriva sono le seguenti: «A mio parere il rigore andava ripetuto e la decisione assunta mi pare molto discutibile anche se, ad onor del vero, emerge una evidente discrasia tra il regolamento ed il protocollo VAR (che, peraltro, è da considerare parte integrante del regolamento stesso). Il paradosso? Se Lapadula non avesse segnato, il rigore avrebbe dovuto essere ripetuto…».
Diverso invece il parere della Gazzetta dello Sport che invece nella sua moviola parla di gol correttamente annullato, secondo il protocollo Var. Il Corriere dello Sport, che all’arbitro ha dato 5 in pagella, legge così l’episodio controverso: «Essendo una decisione arrivata con il VAR, le verifiche da fare sono: posizione del portiere (nel caso buona, ha almeno un piede sulla linea); eventuali infrazioni commesse da chi ha segnato (Lapadula entra prima in area, è punibile). L’esempio (a scopo didattico) che Rizzoli fece a Coverciano fu praticamente identico a quello di ieri (domenica, ndR), Samp-Empoli scorso campionato. Il Lecce, fra l’altro, (nel caso di rigore ripetuto) avrebbe avuto due vantaggi: la possibilità di segnare sulla respinta del portiere; il rigore ripetuto».

Ha ragione dunque il Lecce?

Nì. Perché anche questa volta il Regolamento, o meglio il Protocollo Var, lascia troppo spazio alle interpretazioni. Corretto dunque sollevare il problema e chiedere un confronto affinché di questi episodi (errori) se ne vedano sempre meno.