Il pericolo hooligans che arriva da Est: tutti cercano gli inglesi

15/10/2019 di Rudi

Purtroppo ieri durante le partite di qualificazione a Euro 2020 si è registrato l’ennesimo episodio di razzismo. La partita tra Bulgaria e Inghilterra, giocata ieri sera a Sofia, è stata interrotta due volte durante il primo tempo a causa dei cori razzisti e dei saluti con il braccio teso di una parte dai tifosi bulgari. Nel mirino in particolare i giocatori di colore inglesi.

La partita è terminata 0-6. La stampa inglese ha reagito in maniera dura, condannando gli episodi in maniera forte. C’è stata anche la morte di un tifoso inglese, in circostanze ancora da chiarire.

Questa mattina, come riporta Il Post, il primo ministro bulgaro Boïko Borissov ha anche chiesto le «dimissioni immediate» del presidente della Federcalcio bulgara Borislav Mihaylov. In Bulgaria, come in diversi Paesi dell’Europa dell’Est c’è un preoccupante rigurgito estremista che si è diffuso in alcune curve, bacino di propaganda per l’estrema destra attraverso una strategia piuttosto evidente. Alcune cercano e trovano contatti con gruppi estremisti di tifoserie di altri Paesi, ma con la stessa ideologia.

Non è un segreto il rapporto di amicizia tra alcuni gruppi della curva laziale e quelli del Levski Sofia o del Wisla Cracovia (per cambiare Paese). Anche la curva della Juve (o quello che ne resta) ha rapporti con la tifoseria polacca del Legia Varsavia. Quella del Milan invece con i serbi del Partizan, ma qui il discorso si fa meno ideologico.

Il fenomeno non riguarda solamente la Bulgaria. I primi a esportare questo atteggiamento violento furono gli hooligans russi, di cui probabilmente ricorderai gli scontri a Marsiglia contro gli inglesi.

Ma chi sono gli hooligans dell’est?

Sono giovani, tra i 20 e i 30 anni, e di solito appartengono alle tifoserie delle principali squadre del Paese. Come spesso accade in molte tifoserie straniere al seguito della Nazionale, le rivalità campanilistiche vengono sospese. Il nemico diventa la tifoseria avversaria, soprattutto quando ci sono gli inglesi, oppure la Polizia del paese ospitante. Di solito quando decidono di attaccare si muovono in piccole falangi e prendono di mira i luoghi di ritrovo dell’altra tifoseria, hotel se sono in casa, pub se invece vanno in trasferta.

La tattica d’attacco di questi gruppi violenti è molto diversa dalla moltitudine incontrollata degli inglesi, tipica del fenomeno hooligans d’Oltremanica e del Nord Europa. Indossano scarpe da ginnastica, jeans, felpe nere con il cappuccio per essere riconoscibili tra di loro, ma indistinguibili dalle forze dell’ordine. Ieri sera su quelle dei bulgari c’era scritto No respect, con il simbolo della Uefa. Sono razzisti.

Spesso praticano le arti marziali e le tecniche della boxe moderna come la MMA. Non usano coltelli o oggetti contundenti.  I bulgari si muovono come i russi, i polacchi, gli ungheresi e gli ucraini. Tra questi ultimi è stato addirittura stipulato un patto di non belligeranza da quando sono esplose le tensioni nel Donbass che ha visto coinvolte milizie filonaziste ucraine contrapposte a quelle russe, dove però coesistono anche fazioni di ideologia filocomunista. Tutti uniti contro il nemico comune.

Pericolo Euro 2020

In vista di Euro 2020, il primo torneo itinerante della storia, il pericolo hooligans bulgari è scongiurato. Non è così per quanto riguarda le realtà ucraine, ungheresi, russe, polacche e croate, di certo non meno pericolose. E’ di soli 5 giorni fa la notizia di gravi scontri tra tifoserie violente di Croazia e Ungheria a Spalato, prima della partita del girone proprio nel piazzale dell’hotel dove alloggiavano gli hooligans ospiti, che sono stati aggrediti da quella che è conosciuta come la Torcida (il movimento ultras croato che segue la nazionale).

Nell’organizzazione delle partite dunque l’Uefa dovrà tenere presente anche questo pericolo, soprattutto perché tutti vorranno scontrarsi con gli inglesi, considerati maestri del tifo, e da sempre nel mirino delle tifoserie violente emergenti. E’ un fenomeno che si ritrova spesso anche nelle partite di Champions League.

Non è più l’hooligans inglese degli anni 80 a creare disordini (se non quando gli assembramenti di piazza diventano eccessivi e alterati dai fiumi di birra), ma sono gli stessi inglesi, spesso non hooligans ma normalissimi fans al seguito, a essere aggrediti con azioni premeditate da gruppetti in cerca di visibilità.