Il tifoso degli insulti razzisti a Juan Jesus diffidato per 3 anni

10/10/2019 di Rudi

Un Daspo di tre anni. È questa la decisione presa dal questore nei confronti del tifoso razzista dopo la denuncia presentata dalla Digos di Roma per «minacce aggravate da odio razziale e stalking». L’uomo, tifoso della Roma, aveva scritto dei messaggi su Instagram al difensore brasiliano Juan Jesus con degli epiteti inequivocabili di chiara matrice discriminatoria. Il giocatore raccontò l’accaduto sui social e chiese l’intervento della società che, prima a farlo in Italia, per tutta risposta annunciò che avrebbe bandito a vita il tifoso razzista dallo stadio.

Perché la Roma ha preso quella decisione?

Che potere aveva la Roma di assumere una simile decisione? Ne abbiamo parlato in questo articolo. Ma in sintesi è grazie al Codice Etico, regolamento che dal 2017 permette alle squadre di calcio italiane di punire i tifosi ritenuti responsabili di comportamenti non appropriati. Il tifoso era stato ascoltato nei giorni successivi da La Repubblica in un’intervista dove cercava di giustificare il suo comportamento. Ma non era la prima volta che si lasciava andare a commenti di quel genere sui social. Per questo la Roma ha segnalato immediatamente l’account alla Polizia Postale. Adesso però è arrivato anche il Daspo per i prossimi tre anni. Vediamo di cosa si tratta.

Che cos’è il Daspo

E’ un acronimo che sta per Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. Si tratta di una misura prevista dalla legge italiana al fine di impedire aggressioni violente nei luoghi degli avvenimenti sportivi. Il divieto può essere accompagnato dall’obbligo di presentarsi in un ufficio della polizia in concomitanza temporale con le manifestazioni a cui si ha il divieto di accesso. Questo aspetto però deve essere notificato e ci dovrà essere la convalida del GIP entro le 48 ore.

Chi lo emette e quanto dura

Il provvedimento viene emesso dal Questore (e non da un Tribunale, aspetto che viene molto contestato dal mondo ultras) e la sua durata può variare da uno a cinque anni, in base alle modifiche del cosiddetto Decreto Pisanu, che venne varato nel febbraio 2007 dopo gli scontri di Catania, in cui perse la vita l’ispettore di Polizia Filippo Raciti. Ulteriori restrizioni per chi in passato ha già subito un Daspo sono contenute nell’ultimo Decreto Sicurezza Bis: per i recidivi non potrà essere inferiore ai 5 anni.

Anche la Lazio contro il razzismo

Con il suo atteggiamento intransigente la Roma ha aperto una piccola crepa nel muro di chi si ostinava a sminuire atteggiamenti razzisti allo stadio appellandosi all’ignoranza o, nel peggiore dei casi, alla goliardia. Dopo uno scontro social con la Lega (ricucito poi dalle parole dell’ad De Siervo) qualcosa finalmente sembra muoversi.

Qualche giorno fa, per esempio, l’Uefa ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti di alcuni tifosi della Lazio che durante la partita di Europa League con il Rennes si sarebbero esibiti in saluti romani e cori inneggianti al fascismo. La Lazio ha fatto sapere che darà piena disponibilità per individuare i responsabili.

Scrive il Corriere della Sera: «se saranno individuati gli autori del saluto romano in occasione della partita contro il Rennes – sono stati loro a far scattare l’inchiesta dell’Uefa «per comportamenti razzisti» – questi non potranno più entrare all’Olimpico quando giocherà la squadra biancoceleste. La società di Lotito si è messa a disposizione delle forze dell’ordine per cercare i responsabili. La collaborazione con la polizia c’è sempre stata, adesso c’è anche l’idea di allontanare i colpevoli ricorrendo al Codice etico».

E’ un passaggio molto importante che fa seguito alla decisione di inizio ottobre presa dalla Figc che in parte rivede la responsabilità oggettiva dei club. Se rispetteranno alcuni standard richiesti, le società non dovranno più rispondere per i fatti di violenza o per gli insulti, i cori offensivi o il lancio di oggetti dei tifosi all’interno o in prossimità dello stadio durante le gare commessi dai tifosi, come previsto dall’art. 4, comma 3.

Il consiglio federale  ha approvato le linee guida per l’adozione di modelli di gestione e controllo idonei a prevenire atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità, tra cui quelli di natura razzista. Il presidente Gravina ha parlato di svolta epocale.