Abbiamo fatto quattro chiacchiere tra romanisti

21/09/2019 di Patrizio Cacciari

Da 15 anni c’è un piccolo grande giornale che ogni giorno racconta la Roma e i suoi tifosi. Non è difficile indovinare, stiamo parlando de Il Romanista, il quotidiano che proprio in questi giorni ha festeggiato i due anni dal ritorno in edicola. Come tifare la Roma al meglio? Nessuno lo sa davvero, ma restando uniti potrebbe essere più facile.

Siamo andati in redazione a trovare il direttore Tonino Cagnucci, che sicuramente, da romanista, conoscerai. Tonino è il prototipo del tifoso della Roma: 47 anni, romano, «di San Lorenzo», ci tiene a sottolineare, ferito in maniera irreversibile nell’animo a 12 anni dalla finale del 1984, una vita da abbonato in Curva Sud, un podio di miti calcistici e sacri composto da Falcao, Di Bartolomei e De Rossi, «una vocazione suicida», come dice lui, quella di raccontare la Roma su un giornale di carta. Allora com’è farlo oggi? «E’ una follia (sorrire, ndR), lo dico sempre. Anche il nome paradossalmente non è che aiuti, del resto chi siamo noi per spiegare ad altri come si tifa per la Roma? Ma ci credo altrimenti non sarei qui alla mia età a cercare di fare quello che sognavo da ragazzino e che ho capito essere tutto tranne che un sogno». Quindici anni sono tanti, Tonino c’è dal primo numero, uscito nel 2004: «Ho firmato dal primo numero, quello uscito il 10 settembre 2004, ho lavorato con tutti i direttori che ci sono stati, e per farlo riuscire ho accettato di farlo io. Dovevo. Mi ricordo il 2006, l’anno di Calciopoli, lì stavamo alla ribalta. Ero al seguito della Nazionale, facevo colazione tutte le mattine con Alberto D’Aguanno, che cito per ricordare, una grande persona, un grande romanista, ricordo colleghi ben più famosi di me e stranoti all’epoca (e ancora oggi) che si avvicinavano per chiedermi se per caso avessimo qualche intercettazione in cui compariva il loro nome. E’ stato divertente».

Tempi che cambiano

Cosa è cambiato oggi? «Circolano molte più informazioni, anche false purtroppo. C’è più cattiveria. Meno morale ma molto più moralismo. Tutto è strumentalizzabile. L’esistenza stessa dei social cambia l’idea di confezionare un giornale come il nostro. Prima era molto più facile. Per esempio non mi è piaciuto il modo in cui si è raccontata la vicenda delle barriere in curva: per un anno e mezzo nessuno ha raccontato come stavano veramente le cose».

Le divisioni: un grande classico dell’ambiente romanista: «Ci sono sempre state e ve lo dice uno che sta sempre a sottolineare quanto fosse meglio “il prima”. Pasolini non si fidava del futuro, diceva che il domani non è sempre meglio di ieri. Però non è vero neanche il contrario. Cosa voglio dire? Che l’unità è possibile. Il mio sogno è la grande pacificazione. Avete presente i giorni successivi alla vittoria sul Barcellona e dopo il sorteggio del Liverpool? Si respirava Roma dappertutto. Significa che è ancora possibile».

La Roma ha navigato in acque difficili nella scorsa stagione e lentamente si sta riprendendo. Petrachi ha parlato di anno zero, c’è un allenatore che sta riportando entusiasmo e curiosità: «Lo scorso anno è stata davvero dura per tutti, Fonseca mi piace, ma non voglio esagerare con gli aggettivi. Da noi il Messia è già venuto e come sapete il Messia viene una volta sola, Paulo Roberto Falcao». L’hai amato tanto? Si volta e tocca il poster attaccato alle sue spalle: «Moltissimo, e come lui Di Bartolomei e De Rossi. Sono poi molto legato alla figura di Aldo Maldera, una persona deliziosa. Ma è brutto fare classifiche. Per esempio Totti. O Rocca. O Iorio…».

Ne cita a decine avendo per ognuno un ricordo: «Totti? E’ stato il più forte giocatore della nostra storia, dico solo che non si doveva arrivare al punto di rottura. È quello che ho scritto il giorno della sua conferenza. Ora vedere i romanisti divisi in partiti su pro e contro Totti fa male. Comunque la si metta lui per il mondo è un’associazione immediata alla Roma. E io non parlerò mai male della Roma e dei suoi simboli più grandi».

Futuro

Invece come sarà la stagione de Il Romanista?: «Oggi usciamo con il cartaceo il giorno successivo alla partita. E’ un altro unicum, essere il giornale del giorno dopo la partita. Poi naturalmente ogni giorno esce la nostra versione in pdf solo per abbonati, abbiamo il sito sempre aggiornato e i nostri canali social vanno forte mi dicono: su Telegram e Twitter siamo la testata dedicata alla Roma con maggior seguito. Non puntiamo ai click ma all’interazione con gli utenti. E a una certa sobrietà. Siamo riusciti a toglierci belle soddisfazioni come per esempio la battaglia sul caro prezzi in Champions League: conservo con gelosia la lettera di risposta al nostro appello del Presidente Bartomeu. Si possono fare ancora belle cose, iniziative editoriali come i libri (quello su DDR è una vera e propria Bibbia, ndR), i poster e abbiamo in cantiere un mensile a cui tengo molto, anche perché non c’è più una pubblicazione simile che parli della Roma».

La Roma, Roma, i romani: «Non amo gli stereotipi che spesso hanno utilizzato per attaccare la città, non amo chi si comporta in modo da dar ragione a chi ci dipinge come macchiette. Amo Roma nella sua essenza più profonda. Che è anche rara». Il messaggio che Tonino Cagnucci lancia è chiaro: romanisti, insieme si può.