L’Italia non può fare a meno di Zaniolo. E anche la Roma

19/11/2019 di Rudi

Nicolò Zaniolo ha raggiunto l’ennesimo traguardo. Ieri sera, a Palermo, alla sua quinta partita in Nazionale ha fatto centro. Contro l’Armenia, nel clamoroso 9-1 finale, ha segnato due gol e un realizzato un assist.

Nicolò è diventato il più giovane marcatore della Roma con l’Italia: 20 anni e 139 giorni. Meglio di Daniele De Rossi (21 anni e 42 giorni) e di Antonio Cassano (21 anni e 123 giorni). Meglio anche di Francesco Totti, che segnò la prima volta in azzurro a 23 anni e 7 mesi.

E forse era destino che Nicolò riuscisse a superare De Rossi nello stesso stadio, il Barbera, nel quale DDR segnò il suo primo gol in Nazionale, contro la Norvegia, nel settembre 2004.

In meno di un anno e mezzo, l’attaccante della Roma è passato da giocare la finale del campionato Primavera con l’Inter a segnare una doppietta in una partita di Champions League e in Nazionale.

Ieri sera Nicolò è stato assoluto protagonista e ha dato l’ennesima dimostrazione di affidabilità e versatilità tattica. Ha giocato un tempo da esterno destro d’attacco, ala nel 4-3-3, e ha segnato. Nel secondo tempo, Mancini lo ha impiegato mezzala e ha fatto nuovamente centro.

Ha scritto Luigi Garlando sulla Gazzetta dello Sport di oggi: “Lo strapotere fisico e tecnico di Zaniolo, che ha pochi paragoni europei, inserito in un complesso tattico ormai collaudato può generare una squadra esplosiva. Ha giocato il primo tempo da esterno e il secondo da interno. Un gol per tempo, ma la sensazione è che sia meglio scatenarlo dalla metà campo in su, a corsa e testa libera, senza imporgli cerebralismi da centrocampista. Può decidere con uno strappo. Anche perché Barella, un altro in crescita mostruosa, è insostituibile, per come attacca l’area (terzo gol azzurro), ma soprattutto per i recuperi difensivi che Zaniolo non può offrire”.

Sulla trequarti Nicolò rende meglio perché le funzioni da svolgere in questa zona del campo valorizzano al meglio le sue qualità. Zaniolo ha un’ottima base tecnica, fisicamente è impressionante e sta crescendo in maniera esponenziale per quanto riguarda la finalizzazione: allontanarlo dalla porta oggi sarebbe un delitto. Poi è eccezionale a difendere in avanti, aggredire l’avversario, mentre fa più fatica a ripiegare, compito che è richiesto a un centrocampista.

Contro l’Armenia voleva dimostrare di poter essere importante in questa Nazionale, voleva mandare un messaggio a Roberto Mancini. Dopo otto minuti ha messo dentro di destro una palla che Immobile gli ha servito sulla corsa. Poi è arretrato mezzala sinistra nella ripresa a prendere il posto di Barella e ha fatto il bis con un sinistro da fuori area che, nella coordinazione, ha ricordato il suo gol al Napoli.

Talento e testa giusta, nonostante qualcuno continui a definirlo un “ribelle” e non si capisce bene il motivo. A fine partita Nicolò ha teso una mano verso Fabio Capello, che lo aveva punzecchiato qualche settimana fa: «Il mister aveva ragione a criticarmi, le critiche fanno parte del gioco e io in quel periodo non ero brillante. Per fortuna ho saputo reagire».

A 20 anni e 139 giorni, Nicolò Zaniolo è un giocatore imprescindibile per questa Nazionale, un talento necessario. È il primo nome che Roberto Mancini dovrà mettere sulla difficile lista dei 23 da portare all’Europeo (difficile perché le alternative sono tante e di qualità), al di là di questa doppietta contro un avversario di livello modesto. Perché il romanista sta dimostrando di essere più decisivo e pronto di Chiesa. Perché migliora partita dopo partita e ha ancora margini di crescita mostruosi. Perché un giocatore con uno strapotere fisico così forse non lo abbiamo mai avuto. Perché è freddo, non sente la pressione, è ambizioso e si allena con la stessa determinazione che mostra in campo. Perché sa giocare in quasi tutti i ruoli del centrocampo e dell’attacco e offre una grande varietà di soluzioni.

Sono più o meno gli stessi motivi per i quali Zaniolo è già indispensabile nella Roma.