Iturbe e lo scudetto, storia di una suggestione collettiva

10/07/2019 di Valerio Albensi

juan manuel iturbe

Questa non è solo la storia di un acquisto sbagliato, di un “flop” di calciomercato. È molto di più: è il racconto di una clamorosa suggestione collettiva.

Sono passati cinque anni dall’estate in cui la Roma acquistò Juan Manuel Iturbe dal Verona con una manovra spregiudicata di Walter Sabatini, un atto di forza, una «gomitata sul naso» (parole sue) alle principali rivali, Juventus in testa. Era il luglio del 2014 e intorno alla Roma c’era un’aria molto diversa da quella che respiriamo oggi.

Perché in quei giorni tutti, ma proprio tutti, eravamo convinti che grazie a quel colpo la squadra avrebbe finalmente colmato il divario con la Juventus (che pensavamo messa in crisi dall’addio di Conte) e avrebbe lottato per lo scudetto addirittura da favorita.

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Per farti capire l’entusiasmo di quelle settimane, ti mostriamo le opinioni dei commentatori radiofonici riportati dai siti sulla Roma (queste sono prese dalla rubrica “Massimo Ascolto” di LaRoma24.it).

Abbiamo oscurato il nome dell’opinionista o del giornalista perché non vogliamo che questo articolo diventi un pretesto per rinfacciare commenti vecchi di cinque anni. Li riportiamo solo per farti capire l’aria che tirava.

juan manuel iturbe roma
juan manuel iturbe roma

Si parlava senza mezzi termini di scudetto, di distanza colmata tra la Roma e la Juventus. Nessuna traccia della negatività post 26 maggio, derby dal quale era passato poco più di un anno: tutto cancellato grazie all’ottima stagione della squadra allenata da Rudi Garcia.

E questo forse ci fa capire quanto sia volubile l’umore della piazzaquanto sia sottile il confine tra la depressione più totale e l’esaltazione.
 

Le «gomitate» di Sabatini e i tormenti di Conte

Riviviamo le varie tappe della storia. Nell’estate del 2014, il paraguaiano Juan Iturbe è uno dei giovani emergenti più interessanti della Serie A: ha da poco compiuto 21 anni ed è reduce da un ottimo campionato all’Hellas Verona, il primo in Italia, con 29 partite, otto gol e cinque assist.

Per avere un’idea più precisa, il sito WhoScored.com gli assegna un voto finale, basato su calcoli statistici, di 7,31 che lo fa entrare nei primi 25 giocatori del campionato. I margini di miglioramento sembrano paurosi così le big italiane si fanno avanti: il Milan va vicino a chiudere l’operazione, ma viene scavalcato dalla Juventus e dalla Roma che si ritrovano a duellare anche sul mercato dopo avere lottato per il primo posto soprattutto nella prima parte della stagione appena conclusa.

I bianconeri hanno vinto tre campionati consecutivi, ma stando alle ricostruzioni dei giornali sono giorni tesi tra la società e l’allenatore. Il mercato non sembra decollare: è arrivato Alvaro Morata dal Real Madrid, è vero, ma la dirigenza non riesce a chiudere le altre trattative e il rapporto con Antonio Conte si incrina.

Il primo punto di rottura c’era stato ad aprile, quando il tecnico aveva rilasciato una dichiarazione che non era andata giù al club: «Se al ristorante si spendono 100 euro non puoi pensare di mangiare con 10», aveva detto per spiegare le difficoltà bianconere in Champions League.

Così alcuni cronisti scrivono che c’è una sorta di rapporto causa-effetto tra la notizia dell’acquisto di Iturbe da parte della Roma, con un’operazione da circa 25 milioni di euro complessivi, e l’annuncio della separazione tra Conte e la Juve a ritiro iniziato. È il 15 luglio. 

Conte si fa da parte come forma estrema di protesta verso il suo club? Non verrà mai chiarito del tutto, ma di sicuro quel tormentone di mercato finito male per la Juve contribuisce a rafforzare certe convinzioni dell’allenatore sul suo ciclo juventino: le aspettative di tifosi e stampa aumentano, vincere in Italia non basta più, ma dalla società non arrivano risposte decise sul mercato.

Per la Roma è un momento magico: dopo essere arrivata seconda, si è rinforzata con un grande colpo in attacco e ora la sua principale rivale per lo scudetto, a ritiro avviato, ha dovuto trovare di corsa un nuovo allenatore, Allegri.

Sabatini poi in quel momento è considerato il vero signore del mercato, non solo dai romanisti: il grande scopritore di talenti si guadagna anche la fama di dirigente scaltro, capace di anticipare le grandi potenze sui calciatori al centro del mercato. Qualcuno racconta che il direttore sportivo della Roma ha addirittura “strappato” Iturbe alla Juve mentre stava per imbarcarsi su un volo per Torino.

Le prime grandi partite di Iturbe e l’illusione

La concatenazione di eventi fa salire vertiginosamente le aspettative dell’ambiente e perdiamo un po’ tutti lucidità: giornalisti, commentatori, tifosi.

Sottovalutiamo alcuni elementi che avranno un peso importante sullo sviluppo della stagione che sta per iniziare. Per esempio, diamo per scontato che a 21 anni, e dopo un solo campionato in Serie A, Iturbe sia già in grado di diventare il Tevez della Roma e fare la differenza.

Non consideriamo poi che la squadra è reduce da una stagione importante, è vero, ma nella quale è stata libera dagli impegni nelle coppe europee. Ma soprattutto sottovalutiamo la capacità della Juventus di gestire la crisi tecnica e ripartire.

Le prime partite di Iturbe con la maglia romanista sono altra benzina sul fuoco. Al suo esordio in Champions League, il 17 settembre 2014 contro il Cska Mosca, Itu è semplicemente imprendibile: lui e l’altra freccia romanista, Gervinho, tagliano in due la difesa russa sfruttando i lanci di Totti e demoliscono gli avversari. Il risultato finale è un fragoroso 5-1. Iturbe segna un gol, entra nelle azioni di altre due reti con passaggi decisivi, ma è costretto a uscire per un infortunio che gli fa saltare le successive tre partite di campionato.

Torna in tempo per il big match del 5 ottobre in casa della Juventus. Le due squadre ci arrivano a punteggio pieno dopo cinque giornate. In campo succede di tutto: la Roma va sotto con un rigore di Tevez, poi ribalta il risultato con Totti (dal dischetto) e con Iturbe. Sembra finalmente arrivato il momento di vincere allo Stadium, ma prima del riposo l’arbitro Rocchi concede un altro rigore (discutibile) alla Juve che Tevez anche stavolta trasforma. La Juve vince 3-2 e anche sul terzo gol bianconero, segnato da Bonucci, la Roma si lamenta per la posizione di un giocatore avversario che ostruisce la visuale di Skorupski. Garcia in panchina sbotta e mima il gesto polemico del violino: dopo il 90′ le polemiche sono ancora più roventi.

La squadra para il colpo, ma dopo poche settimane arriva il 7-1 casalingo contro il Bayern Monaco (21 ottobre) ed è l’ennesima mazzata che lascia cicatrici profonde. La Roma inanella una serie lunghissima di pareggi,perde contatto con la Juventus prima in classifica e nella seconda parte della stagione deve rinunciare al sogno scudetto. 

Anche Iturbe lentamente appassisce: alterna spezzoni di gara a partite in cui parte titolare senza convincere. Fino alla partita all’Olimpico contro l’Empoli, a fine gennaio, nella quale il paraguaiano si infortuna dopo 20 minutiil comunicato della società parla di “trauma distorsivo al ginocchio destro con lesione al legamento collaterale esterno e una distorsione alla caviglia destra con interessamento capsulo-legamentoso”

Non si opera: società e calciatore scelgono una terapia conservativa e il 2 marzo Iturbe torna in campo per uno spezzone di partita nell’1-1 contro la Juve. Ma i problemi fisici continuano a condizionare il suo rendimento. Qualcosa probabilmente nel processo riabilitativo non funziona e Sabatini qualche anno dopo dirà al Corriere dello Sport«Iturbe mistero indecifrabile? Iturbe ha avuto un problema che abbiamo tenuto nascosto. Lui partì fortissimo con la Roma. Poi si è probabilmente rotto il crociato posteriore e noi non l’abbiamo operato. Abbiamo scelto la terapia conservativa. Da allora non è stato più lui».

L’unico acuto dopo il gol di ottobre a Torino è la rete nel derby del 25 maggio, sfida alla penultima giornata che la Roma riesce a vincere 2-1assicurandosi il secondo posto matematico e una preziosa qualificazione diretta alla Champions League. La Juve è già campione d’Italia da un pezzo.

Il primo prestito

La stagione seguente la Roma fa un mercato importante: arrivano, tra gli altri, DzekoSalahRüdigerSzczesny e Digne, e la speranza è che anche Iturbe possa finalmente sbloccarsi. Invece il giocatore non riesce a incidere, a dare un contributo: gioca poco e si perde

Finisce masticato (anzi divorato) dai media e dai giudizi dei tifosi sui social network e nelle radio.

Nel giro di pochi mesi, insomma, Iturbe è passato da essere una giovane promessa a diventare:

1. il colpo di mercato dell’estate che potenzialmente può stravolgere i rapporti di forza tra la Roma e la Juventus;
2. un talento pagato troppo;
3. un incompiuto;
4. un flop di mercato, un bidone;

Alla pressione ambientale si aggiunge quella personale: Iturbe vuole dimostrare di avere un livello pari a quello degli altri attaccanti della rosa e di essere un giocatore importante in Serie A, che vale quanto è stato pagato.

Resta ai margini e a gennaio 2016 il club lo manda in Premier League, al Bournemouth in prestito con diritto di riscatto (che diventa obbligo al verifircarsi di certe condizioni). Sulla carta, per Iturbe sarebbe l’occasione più favorevole per rilanciarsi: un ambiente più tranquillo, di provincia, e meno pressioni. La realtà però è diversa perché non è facile ambientarsi a stagione in corso in Inghilterra, in un calcio probabilmente non ideale per le sue caratteristiche.

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Spalletti: «Mai visto uno così, ma…»

In estate l’attaccante torna a Roma, dove nel frattempo in panchina Spalletti ha dato il cambio a Garcia, e ci convinciamo che il nuovo allenatore possa finalmente riuscire nell’impresa di dare un senso a questo giocatore tutto istinto, un po’ anarchico. 

A Iturbe di certo non manca il sostegno dei tifosi allo stadio: i romanisti non riescono proprio a smettere di sostenere questo ragazzo che pare metterci l’anima e impegnarsi con tutte le sue forze per uscire da una crisi profonda. Lo vediamo correre a testa bassa, perdere una quantità infinita di palloni, andare a sbattere contro un muro e riprovarci, ma alla fine fare sempre la scelta sbagliata con la palla tra i piedi.

Spalletti dopo una partita dice con un filo di rammarico: «Non ho mai visto un giocatore così, con quegli strappi di forza e velocità. Però quando l’ho utilizzato non è mai stato in condizione di esprimere quello che fa vedere in allenamento».

Arrendersi al fallimento

La Roma fa una grande stagione, ma Iturbe sembra completamente fuori dal contesto. Così il giocatore e la società tentano nuovamente la strada del prestito, stavolta al Torino, ma ancora una volta non funziona. 

Dopo tre stagioni, ci arrendiamo all’idea del fallimento e perdiamo le tracce di questo ragazzo che finisce a giocare in Messico, prima al Tijuana poi all’Unam Pumas. Anche nelle esperienze messicane gli infortuni continuano a tormentarlo e oggi, a 26 anni compiuti da poco, la vera svolta della carriera non è ancora arrivata.

Qualche mese fa, intervistato dalla redazione di VoceGiallorossa.it, Iturbe ha provato a spiegare cosa gli è mancato per diventare un calciatore importante in Italia. Ha raccontato di non avere saputo gestire il peso delle pressioni. «Non è stato facile, per me, arrivare alla Roma. Ero uno dei giocatori più felici quando mi hanno comprato, sinceramente. Ero felice e volevo dimostrare quello che potevo fare. A mio parere, però, mi hanno messo in difficoltà i tanti infortuni. Non è stato un periodo facile per me. Se ti ricordi, avevo iniziato bene, avevamo giocato la Champions e avevo iniziato con un gol. Poi, dopo la partita giocata allo Juventus Stadium, mi sono fatto male e, da lì in poi, è stato difficile per me rimettermi in forma. Personalmente credo che, anche di testa, non stavo particolarmente bene per la troppa pressione che c’era sulla squadra. Avevamo un gruppo forte e ci si aspettava che vincessimo qualcosa, ma, purtroppo, non è accaduto. Come ti ho già detto, credo che non fosse affatto facile e, secondo me, quella pressione mi ha messo un po’ in difficoltà perché, con la testa, non c’ero. La mia voglia di dimostrare non mi ha fatto essere me stesso, non mi ha fatto stare sereno e, per questo, credo di non aver dato ciò che avrei potuto dare».

Cosa ci resta di questa storia?

Perché Iturbe non ha rispettato le attese? Probabilmente la risposta più banale è anche quella che si avvicina alla realtà: semplicemente perché ha fatto il salto troppo presto, quando ancora non aveva accumulato l’esperienza necessaria per superare le prime difficoltà. 

È lo stesso Sabatini che ha ammesso l’errore, ammettendo che sull’acquisto del giocatore pesarono anche ragioni diverse da quelle tecniche: «Iturbe? Fu un errore prenderlo, quando lo acquistai fui un beniamino di Roma e dei giornalisti. Ho voluto tirare gomitate sul naso di altre società che hanno e avevano presupposti e possibilità diverse dalle nostre. Volevo far riconoscere la Roma a livello internazionale. Iturbe era fortemente voluto, sul mercato, e ho dato un segnale di forza per la Roma, per far vedere che dovevano superare noi per competere. Allo stesso modo sono andato a farmi aiutare da Roberto Cappelli (presidente della Roma nel periodo di transizione tra la famiglia Sensi e la proprietà americana, ndR) per prendere Lamela: volevo che tutti facessero i conti con la Roma».

Mancò equilibrio a Sabatini e certamente mancò alla piazza, ai commentatori e ai tifosi. E ricordare questa storia forse può esserci di aiuto soprattutto oggi, con il calciomercato aperto.

Quante volte abbiamo definito un calciatore “nuovo campione” dopo mezza stagione a buoni livelli? Se un campionato può bastare per avere un’idea delle qualità visibili di un atleta, quelle tecniche, può non essere un periodo sufficiente per capire se queste caratteristiche sono supportate da altre qualità che non possiamo vedere allo stadio o in tv e che spesso sono determinanti. Quali sono? L’autostima, la motivazione, il controllo della paura; lo spirito di sacrificio, la cultura del lavoro, il rispetto per il gruppo e per l’allenatore; la gestione della vittoria e della sconfitta, la voglia di migliorarsi e di reagire alle difficoltà. 

Qualche settimana fa, si è parlato di un possibile ritorno in Italia di Iturbe, al Parma, ma le voci sono rimaste tali. Sarebbe bello se il nostro campionato gli offrisse una nuova possibilità. Poi, diciamoci la verità, sarebbe ancora più bello rivederlo in coppia con Gervinho.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb