La centralità di Edin Dzeko

14/02/2019 di Patrizio Cacciari

edin dzeko

Il 17 marzo Edin Dzeko compirà 33 anni e quella in corso è la sua quarta stagione a Trigoria. Il suo contratto scadrà a giugno del 2020 e questo significa che potrà vestire ancora per un anno e mezzo la maglia della Roma. Sottolineo questo aspetto perché Edin sta diventando molto importante per la storia della nostra squadra. Nella classifica dei marcatori della Roma di tutti i tempi, per esempio, dopo la doppietta rifilata al Chievo ha agganciato Marco Delvecchio al settimo posto con 83 reti. Gli basterà segnare un altro gol per arrivare al grande Pedro Manfredini e poi gliene mancheranno solo altri tre per agganciare un altro argentino, Abel Balbo, a quota 87.

Con un po’ di fortuna Edin potrebbe puntare già da questa stagione a eguagliare Amedeo Amadei, al quarto posto della classifica con 91 reti. In pratica dovrebbe segnare ancora otto reti tra campionato e coppa: difficile, ma non impossibile.

Se ripenso a quei due pali colpiti contro il Porto

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Ma restiamo positivi e diciamo che da qui a giugno ci riesca. A quel punto Edin si troverebbe appunto a 91 reti, ai piedi del podio composto dall’inarrivabile Totti a 307, Pruzzo a 135 e Vincenzo Montella a 101. Già, Edin Dzeko, se tutto andrà bene, potrebbe ritrovarsi a giocare qui un altro anno con l’obiettivo di segnare almeno 11 gol in stagione, superare Vincenzo Montella, e diventare il terzo marcatore di tutti i tempi della Roma, in soli 5 anni. Sarebbe incredibile, un risultato davvero prestigioso.

Amo molto fare queste classifiche perché ci aiutano a comprendere quanto sia stato importante un determinato calciatore nella sua parentesi romanista. Edin lo è già, e potrebbe diventarlo ancora di più.

Per esempio, da quando c’è Dzeko la Roma ha saltato solo un’edizione della Champions League: nel 2016 la squadra uscì ai playoff proprio contro il Porto, ma a maggio dell’anno successivo Edin vinse il titolo di capocannoniere della Serie A e dell’Europa League. Un altro dato interessante della sua parentesi romanista riguarda proprio l’Europa. Nelle coppe internazionali, infatti, solo Totti ha segnato più di lui con la maglia della Roma: 38 reti contro 23, incredibile vero?

Quel primo gol in Italia 

Ricordo molto bene il suo primo gol in Italia: segnò alla Juventus. Era il 30 agosto del 2015. La Roma vinse 2-1, lui giocò una partita magnifica, la sua fu una rete di prepotenza atletica su Chiellini e Buffon, un colpo di testa angolatissimo in elevazione da fermo dopo aver preso posizione. Dzeko corse sotto la Curva Sud e fu raggiunto da tutti compagni di squadra impazziti di gioia per lui.

Capii da quell’abbraccio che non era arrivato uno qualunque, anzi erano anni che la Roma non acquistava un calciatore di quello spessore.

La sua prima stagione tuttavia non fu brillante, alla fine segnò solo 10 reti in 39 partite, ma colpì diversi pali e sbagliò qualche occasione di troppo, tanto che finì nel mirino di alcuni tifosi. La stagione successiva Edin esplose definitivamente anche nella Roma, dopo la doppia straordinaria parentesi prima al Wolfsburg in Germania (142 partite, 85 reti, un titolo di capocannoniere e una Bundesliga) e nel Manchester City in Inghilterra (189 partite, 72 reti, due Premier League, una FA Cup, un Community Shield, una Coppa di Lega).

Per completare le sue statistiche e farti rendere conto fino in fondo di chi indossa attualmente la maglia numero 9 della Roma, ti dico anche i suoi numeri con la Bosnia: 99 presenze e 55 gol. E’ ovviamente il miglior marcatore di sempre della sua Nazionale, ma anche il migliore tra tutte le nazionali della ex Jugoslavia, tra cui squadroni come Serbia e Croazia.

Bene, ora che abbiamo fissato il peso specifico di questo giocatore e il ruolo di prestigio che può conquistare nella storia della Roma, è giusto provare a capire cosa può accadere da qui in avanti. Edin è un senatore nello spogliatoio. Quando lui gira, gira tutta la squadra.

Non si è mai tirato indietro davanti alle responsabilità, come a Firenze, quando dopo il rosso ha chiesto scusa ai compagni nello spogliatoio. Aveva perso la testa, perché è uno che ci tiene, vuole che la squadra creda nelle sue potenzialità, è un leader elegante ed educato, ma duro quando serve, soprattutto con i compagni più giovani. Contro il Porto ha giocato un’altra partita straordinaria: ha colpito due pali, ha fatto l’assist per il primo gol di Zaniolo, e in generale si è fatto sentire in campo prendendosi la squadra sulle spalle. Mi ha ricordato la partita di ritorno degli ottavi contro lo Shakhtar dello scorso anno, quando trascinò la Roma segnando il gol decisivo per la qualificazione.

In queste due stagioni è riuscito a costruire un buon rapporto con Di Francesco. Edin ha capito che il mister è una persona schietta, si fida di lui, e viceversa. Rispetto alle sue precedenti esperienze in Bundesliga e Premier League nella Roma sono mancate le vittorie, è vero. Ma c’è ancora un anno di tempo e, salvo un eventuale rinnovo, forse di più. Lo scorso anno fu a un passo dal trasferimento al Chelsea, poi per fortuna la storia è andata in maniera differente. Credo che puntare ancora su di lui sia la scelta più corretta che la società possa fare. Sostituire un giocatore del genere, in quel ruolo, non è facile. E credo sia anche giusto dargli la possibilità di scrivere un pezzo di storia di questo club.

Bisognerà capire cosa la Roma intenderà fare con Di Francesco a fine stagione, perché il destino di Edin potrebbe essere legato a quello del tecnico, e al piazzamento finale in campionato. Un altro anno in Champions League con Dzeko centravanti. Sarebbe bellissimo e senza controindicazioni. Il calcio non è solo una questione di soldi.


patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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