La prima volta degli Asromaultras nel derby del Millennio

21/11/2019 di Patrizio Cacciari

Sono passati 20 anni precisi da quello che all’epoca venne ribattezzato il Derby del Millennio. Roma-Lazio, giocata nel pomeriggio di domenica 21 novembre 1999, finì 4-1 per noi con un inizio devastante della squadra allora allenata da Fabio Capello: 4 gol in 31 minuti. Doppietta di Delvecchio e doppietta di Montella, entrambe sotto la Curva Nord.

Per i laziali un’umiliazione inaspettata vista la qualità della squadra di Eriksson, che a fine stagione vinse lo scudetto. Una vittoria rimasta macchiata da quella sconfitta pesantissima.

Oltre che per il risultato in campo, quel derby fu importante per un altro motivo, legato alla storia della Curva Sud. Si tratta infatti della prima stracittadina con il nuovo gruppo degli Asromaultras a dirigere il tifo al posto del Cucs. Il cambio della guardia, avvenuto il 12 settembre precedente, non venne digerito subito dalla maggior parte dei tifosi. In pochi seguivano i nuovi cori portati dagli Asromaultras, percepiti allora come «quelli che avevano cacciato il Commando». L’occasione del derby era troppo importante per accreditarsi agli occhi dei tifosi romanisti e così, dopo alcuni anni in cui per varie vicissitudini non veniva organizzata alcuna coreografia nei derby, aspetto che aveva contribuito a far perdere  di consenso il Cucs, si decise di tornare alle origini.

Il risultato fu clamoroso: gli Asromaultras, in collaborazione con tutti i gruppi della Curva Sud di allora, realizzarono uno spettacolo imponente, passato alla storia come la coreografia dei quattro legionari. Dal sito di Lorenzo Contucci riporto una interessante testimonianza di uno dei componenti del gruppo di allora:

«Appuntamento sotto la Curva Sud alle 9,30 del mattino, per entrare con la lista e avere cosi il tempo di preparare la coreografia […]. Con l’aiuto di tutti, il gruppo scarica sotto la curva i ventimila cartoncini che andranno a ricoprire i distinti e le parti scoperte della curva, arriva anche lo striscione che il gruppo si preoccupa ora di piegare in modo corretto in modo da rendere più facile la sua apertura nel momento clou. Il problema è uno solo, non c’è spazio sufficiente perché sotto la curva ci sono molte parti ancora bagnate dalla pioggia caduta in mattinata, cosi un addetto allo stadio suggerisce al gruppo di farsi accompagnare da qualche funzionario della P.S. negli scantinati dell’Olimpico. Così fanno e lo striscione viene perfettamente ripiegato. A questo punto l’adrenalina che scorre nel sangue di tutti è al massimo, mancano ormai pochi minuti all’inizio della gara, tutto è pronto e tutti sono al proprio posto, sono le 14,58 lo striscione scivola giù sulle teste degli spettatori e dagli abbracci dei ragazzi del gruppo si capisce che tutto sta andando per il meglio, infatti lo spettacolo che sta offrendo la sud è indescrivibile, sembra quasi di essere tornati nei magnifici e gloriosi anni ottanta… »

Il telone centrale con i quattro legionari e i 20 mila cartoncini a coprire tutta la Curva e i distinti vennero salutati dal pubblico e anche dalla stampa del giorno dopo con grandi elogi. La frase riportata nello striscione in basso «Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma» (Possis nihil Urbe Roma visere maius) fu presa dall’Inno a Roma di Orazio, poeta latino. Così il report dell’inviato di Supertifo, rivista specializzata dell’epoca che raccontava il mondo delle curve:

 

«Dura solo mezz’ora il derby della capitale, quello più atteso, tra una Lazio dominatrice in Europa e capolista nel campionato, dove veniva da una striscia impressionante di risultati positivi, e la Roma di Capello, tornata a competere per un piazzamento di vertice.

Fermento negli ambienti della curva giallorossa. E’ il primo derby senza il CUCS alla guida della Sud e gli ASR Ultras, insieme agli altri gruppi del nuovo ciclo, intendono fare una bella figura. Salta fuori la prima coreografia non targata Cucs e il risultato non è disprezzabile. Anzi, si può dire che si tratta di una delle migliori coreografie, come riuscita, degli ultimi tre anni. La coreografia ha una matrice classica: al centro un grande lenzuolo bianco che raffigura quattro legionari romani disegnati benissimo che hanno la scritta ASR sugli scudi, accanto allo stemma di Roma e la Lupa. I preparativi e il collaudo erano stati fatti in una tipografia abbandonata, con gli intoppo di una visita della Digos. Distribuiti ventimila cartoncini giallorossi, aumenta l’adrenalina e scivola giù il grande telone. Sotto un’ode alla grandezza dell’era romana: “Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma”. Una coreografia imponente. Il gol di Montella fa “venire giù” la curva romanista. Ancora Vincenzino, poi Delvecchio colpisce due volte, allargando le braccia sotto i “suoi” tifosi. E’ buio pesto per la Lazio. Sventolano gli stendardi con Mr. Magoo e spuntano parecchie croci celtiche. Il tifo è tutto di marca giallorossa, travolgente come non si vedeva da tempo, anche se obbiettivamente favorito da una Roma superlativa, da “scudetto”».

Dopo un derby del genere, stravinto in campo e sugli spalti, la storia degli Asromaultras ora poteva davvero cominciare.