La prossima sfida della Roma di Fonseca sarà avere più controllo

18/11/2019 di Valerio Albensi

A quasi tre mesi dall’inizio della stagione, e dopo 16 partite ufficiali disputate, possiamo fare un primo bilancio del lavoro svolto da Paulo Fonseca alla Roma e provare a capire come l’allenatore continuerà a rendere la squadra più vicina alla sua filosofia. Ne abbiamo parlato con Dario Saltari de l’Ultimo Uomo, che qualche settimana fa aveva raccontato in questo pezzo come Fonseca ha trasferito i suoi principi di gioco ai calciatori anche in un momento di grande emergenza. Se lo hai perso ti consigliamo di leggerlo.

Dario Saltari ci ha dato la sua opinione sullo sviluppo della squadra, sul rientro di Pellegrini e la convivenza con Pastore, su Mancini mediano, Florenzi e su altri temi interessanti.

🔴 Quanto finora Fonseca è riuscito a rendere aderente questa Roma ai suoi principi di gioco? Quanto è lontana questa squadra da quella che lui ha in mente?

«Da una parte, secondo me Fonseca ha fatto un grande lavoro. Ci ha messo poco a trasferire alcuni principi come la fluidità nelle varie situazioni di gioco: un esempio è passare alla difesa a tre quando si imposta. È riuscito a trovare delle situazioni di emergenza che si sono rivelate molto funzionali. Quello che manca ancora è il controllo della partita: la Roma non riesce a farlo in maniera continuativa nei novanta minuti. Per esempio, i dati sul possesso sono ancora molto bassi rispetto a quello che Fonseca si aspetta da una sua squadra. E visto che il suo sistema è basato sul controllo del pallone, sia offensivamente sia difensivamente, questo è un problema perché la Roma ha dimostrato che deve passare necessariamente per delle fasi in cui può soffrire. Penso alla partita contro il Napoli che ha dominato per la prima metà del primo tempo: dopo il rigore sbagliato però la Roma ha dovuto arretrare tantissimo e fino al riposo ha sofferto e concesso occasioni. Questo dipende dal fatto che la squadra non riesce ancora a controllare la partita con il possesso e secondo me per Fonseca è un problema».

🔴 Alla ripresa Fonseca potrà avere più scelte a disposizione e una rosa quasi al completo.

«Sarà interessante capire se gli infortunati che rientreranno daranno spunti in questo senso. Pellegrini, per esempio, dà molti passaggi chiave perché è un giocatore estremamente creativo, ma è anche un giocatore molto verticale, che cerca sempre la profondità con il passaggio spesso di prima, con tocchi super ambiziosi. Pellegrini cerca sempre di allungare la squadra e questo va bene, ma allontana ancora di più la Roma da quel concetto di dominio ragionato, con tanti tocchi palla, ed è il motivo questo per cui Fonseca ama così tanto Pastore, l’unico elemento a parte forse Mkhitaryan che gli dà quel tipo di gioco. È un giocatore che sa scendere tra le linee e aiutare in impostazione, sa giocare a uno o due tocchi con una qualità tecnica altissima; è un giocatore anche molto cerebrale, che sa dare pause alla squadra e la Roma non ha praticamente altri centrocampisti di quel tipo. Zaniolo è sempre molto verticale, così come Ünder e Kluivert. Manca ancora molto affinché questa squadra diventi una squadra di Fonseca fermo restando che gli allenatori cambiano in base ai giocatori che hanno. A meno che non arrivino stravolgimenti a gennaio, ma non penso, Fonseca si è fatto una ragione della squadra che ha e si sta molto adattando alla rosa a sua disposizione».

🔴 Stiamo imparando a conoscere un allenatore pragmatico e flessibile, molto diverso da quello che in molti si aspettavano.

«Fonseca sta dimostrando intelligenza anche perché sta facendo le cose in maniera molto graduale visto che anche lui avrà avuto bisogno di tempo per conoscere i suoi giocatori e fare degli esperimenti. Prendiamo per esempio l’invenzione di Mancini mediano: al di là dei vantaggi che ti dà naturalmente senza palla, nelle marcature preventive, nelle scalate in avanti che sono qualità che lui già aveva nel suo bagaglio, io non avevo mai visto Mancini fare i cambi di gioco che fa adesso, i lanci lunghi dietro la linea difensiva avversaria. Quindi Fonseca sta anche piano piano contaminando i giocatori che ha a disposizione. Stanno diventando più creativi, sono spinti a esserlo. Anche Pellegrini prima di farsi male era molto migliorato da questo punto di vista nell’associarsi con i compagni. C’è sempre un mutuo scambio quando funziona bene una squadra: da una parte l’allenatore si adegua alle caratteristiche dei giocatori che ha, modellando i suoi principi alle caratteristiche dei calciatori; dall’altra parte però i suoi principi influenzano i giocatori. Mancini è un giocatore cambiato e anche Kluivert, anche se in maniera meno netta. Zaniolo è stato avvicinato alla porta e secondo me questa è un’altra grande mossa: Fonseca sta sviluppando un talento di finalizzazione di Zaniolo che non conoscevamo».

🔴 Cosa succederà dopo il rientro di Pellegrini? Dobbiamo aspettarci una staffetta con Pastore nel ruolo di trequartista oppure Fonseca può avere come obiettivo di medio-lungo periodo la costruzione di una Roma nella quale questi due giocatori possono convivere? Sarebbe una squadra più squilibrata?

«Secondo me non ci sarebbe un problema di equilibrio. La Roma è riuscita a giocare con Pellegrini e Mkhitaryan quindi può farlo anche con Pellegrini e Pastore. Non vedo un problema di equilibrio, ma più il fatto che Pellegrini deve crescere da un punto di vista dell’istintività: è un giocatore molto forte, con caratteristiche tecniche nette, ma è ancora relativamente giovane calcisticamente parlando. Pastore invece a 30 anni ha sviluppato un gioco cerebrale diverso quindi il problema di Pellegrini è che spesso non è ancora maturo nelle scelte su quando fermarsi e dare una pausa alla squadra o riorganizzarla attraverso il possesso. Questo a volte può squilibrare la Roma, al di là della sua convivenza con Pastore, anche perché i trequartisti nella squadra di Fonseca giocano molto vicini e non sono vere e proprie ali».

🔴 E con Pellegrini mediano?

«Il problema di utilizzarlo mediano è che se la Roma non riesce a controllare la partita con percentuali di possesso alte, come non sta riuscendo a fare, nel momento in cui c’è da difendere senza palla può fare più fatica perché Pellegrini in quella zona di campo non sa difendere bene all’indietro. Pellegrini ci può giocare da mediano, ma è tutta la squadra che deve salire di livello per quanto riguarda il dominio e il controllo della partita. Ed è il motivo secondo me per cui Mancini è diventato così importante: perché riesce a coprire delle falle senza palla. Infatti quando per esempio con il Mönchengladbach è tornato Diawara, che non è uno che ha l’esplosività di Mancini, la Roma si è sfilacciata».

🔴 Quindi Mancini mediano è una possibilità che potremmo continuare a vedere anche con la rosa al completo?

«Secondo me sì, a meno che Fonseca non decida di alzare l’asticella e trasformare la Roma in una squadra ancora di più di possesso; allora a quel punto potrebbe pensare di riportare Mancini in difesa. Per esempio, con il Parma, anche se parliamo di una squadra che si difende molto bassa e rinuncia quasi completamente a gestire il pallone, la Roma ha avuto il 61 per cento di possesso palla: in questo caso, se riesci ad attaccare e difenderti con il pallone è anche utile far tornare Mancini in difesa perché ha un bel piede e può essere un’altra fonte di gioco. Se continui però ad avere problemi a dominare la partita con il pallone uno che ti copre le falle lì in mezzo lo devi avere per forza, uno che sa aggredire bene in avanti e coprire gli spazi. Fonseca viene da un’esperienza nella quale aveva un giocatore straordinario, che era Fred, che è un calciatore sia molto tecnico sia molto aggressivo in avanti, con grandissime letture difensive. Ma un giocatore così non è che lo trovi tutti i giorni».

🔴 Florenzi ha giocato titolare solo la prima partita dell’ultimo ciclo, tra l’altro come esterno d’attacco. Fonseca sembra non considerarlo più come un’alternativa nel ruolo di terzino, anche in una situazione di emergenza e con una struttura tattica che non prevede un esterno di difesa più bloccato. Che spiegazione ti sei dato da un punto di vista tecnico?

«Non è facile esprimere un giudizio sulla questione. Una spiegazione tecnica che mi sono dato è legata all’imprevedibilità delle scelte di Florenzi: posso capire che a un allenatore molto attento al controllo come Fonseca questo aspetto di un giocatore possa dare fastidio perché può ostacolare la costruzione di un gioco collettivo ed estremamente organizzato. Invece Santon, nonostante sia un giocatore con qualità inferiori rispetto a Florenzi, è più prevedibile, nel male ma anche nel bene».

🔴 Nelle ultime partite Dzeko è stato poco pericoloso e probabilmente ha pagato le conseguenze dell’operazione allo zigomo. Vista l’assenza di Kalinic, oggi la Roma non ha un sostituto: nel caso in cui fosse necessario sostituire Dzeko per una partita, secondo te a quale soluzione potrebbe pensare Fonseca? Zaniolo o Perotti?

«Secondo me la situazione di Dzeko è legata anche all’aspetto fisico, ma principalmente è una questione tattica perché di fatto sta giocando come trequartista. Gioca tra le linee, difende la palla con il corpo, si gira e crea gioco: è un uso molto intelligente che ne fa Fonseca perché Dzeko è un numero nove atipico, un numero dieci di fatto. Per questo motivo, per sostituirlo dovresti trovare un altro numero dieci che sa giocare così bene spalle alla porta ed è difficile rispondere. Zaniolo ha la grande qualità che sa difendere la palla con il corpo, ma con lui la Roma non avrebbe la creatività di Dzeko. Un’alternativa potrebbe essere giocare con il falso nove come Perotti, che secondo me in quel ruolo con Spalletti ha fatto le cose migliori da quando è a Roma, e questa alternativa avrebbe anche senso a patto che l’argentino torni a stare bene fisicamente. Pastore invece è più fragile da un punto di vista fisico, non sa difendere palla spalle alla porta. Io proverei a giocare con Zaniolo e compensare sulla trequarti aggiungendo un po’ di creatività con Pastore, Pellegrini, magari anche Mkhitaryan. Zaniolo o Perotti sarebbero due soluzioni di emergenza, ma logiche».

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