La Roma è fuori dalla crisi?

26/02/2020 di Valerio Albensi

La risposta alla domanda del titolo è no: la Roma non è ancora uscita dalla crisi e questa sarà una settimana importante per capirlo. Perché davanti a sé la squadra di Fonseca ha due impegni contro avversari che la metteranno sul piano dell’intensità e degli scontri fisici. In casa del Gent e del Cagliari, insomma, la Roma dovrà dimostrare di essere tornata squadra, di saper soffrire. 

Contro il Lecce, comunque, abbiamo visto segnali di risveglio confortanti, progressi che non avevamo visto giovedì in Europa League nonostante la vittoria. Vediamo quali.

1. Fonseca sta trovando nuovi equilibri

Se ci segui da un po’, dovresti sapere che secondo noi le assenze di Diawara e Zaniolo hanno avuto un peso importante nelle recenti difficoltà della Roma. Fonseca ha dovuto ritrovare un nuovo assetto e compensare alcuni squilibri difensivi creati dalla perdita di questi due giocatori. L’allenatore sta testando alcune soluzioni.

Una, particolarmente interessante, l’abbiamo vista proprio contro il Lecce e ha riguardato la fase della prima costruzione, l’avvio dell’azione dal basso. Prevedendo uno schermo sui mediani romanisti da parte dei tre attaccanti avversari (punta e due trequartisti centrali nel 4-3-2-1), Fonseca ha mischiato le carte: al posto della consueta impostazione con Cristante che si abbassa tra i due centrali, abbiamo visto Veretout far partire l’azione da difensore laterale destro della difesa a tre.

[la posizione bassa e larga di Veretout, con Cristante controllato dai leccesi e Bruno Peres libero a destra]
[qui Cristante è libero di ricevere palla al centro, dopo che gli attaccanti del Lecce hanno lasciato libere le linee di passaggio al centro]
Con questo sistema, la Roma ha creato una costante indecisione in fase di pressing tra i giocatori della fascia sinistra del Lecce: la squadra di Fonseca è riuscita a far girare molto bene la palla con Veretout, Pellegrini, Cengiz Ünder e Bruno Peres, mettendo spesso in mezzo Calderoni, portando fuori posizione la mezzala Majer e aprendo anche varchi invitanti anche al centro del campo. Non è un caso che la Roma abbia raggiunto il maggior numero di attacchi centrali in Serie A quest’anno (17) nonostante un avversario che partisse con l’idea di coprire molto bene questa porzione di campo.

Dall’altra parte, il superlavoro di Veretout (sempre continuo nelle due fasi) ha consentito a Fonseca di riequilibrare una fascia destra che rischiava di essere estremamente vulnerabile vista la presenza contemporanea in campo di Bruno Peres e Cengiz Ünder. La posizione di partenza più esterna di Veretout è stata inoltre compensata dal lavoro di Mkhitaryan e Pellegrini, bravi come non lo erano stati a Bergamo ad aiutare la squadra a risalire il campo.

A tutto questo si è aggiunto un buon lavoro della squadra in fase di pressing (Pellegrini ha recuperato quattro palloni nella metà campo avversaria solo nel primo tempo) al quale si è aggiunta anche l’ottima copertura dei due mediani e dei due centrali di difesa nelle marcature preventive. Il solo Veretout, per esempio, ha recuperato ben sei palloni nella metà campo del Lecce.

Su Cristante va fatto un ragionamento a parte. Su Il Romanista di oggi, Daniele Lo Monaco ha evidenziato questo aspetto: “Ma Fonseca è tornato a dar fondo alla sua fantasia e, per evitare di abbassare troppo Cristante (che in qualche modo se ne era lamentato nelle interviste post-Gent), ha scelto di cominciare l’impostazione del gioco in altra maniera: allargando Veretout a destra sulla linea dei centrali, avanzando i terzini fino al livello della trequarti e coinvolgendo, di conseguenza, Cristante solo da metà campo in su, con qualche metro di spazio disponibile liberato proprio dal continuo dinamismo degli altri giocatori”.

Le cose sono andate particolarmente bene e, nella partita, abbiamo contato una ventina di attacchi di posizione con occasione creata o potenziale. Sostenuta da un piano gara efficace, la squadra poi ha acquisito sicurezza e coraggio nelle giocate minuto dopo minuto, ma questo è materiale per il punto successivo.

2. La Roma sa ancora fare giocate di alta qualità (le prestazioni dei singoli)

Contro il Lecce, la Roma ha raggiunto il più alto numero di passaggi smarcanti tentati (20) e passaggi chiave provati (33) nelle partite stagionali finora giocate. Al di là del valore dell’avversario, va detto che la prestazione complessiva della squadra è stata di alto livello: se questa partita non fosse stata preceduta da settimane estremamente complicate, avremmo accolto la vittoria con entusiasmo.

Finché è rimasto in campo, Pellegrini è stato tra i più positivi, sia in costruzione sia in riaggressione dell’avversario. Ha tentato quattro passaggi in area di rigore e tra questi c’è stata la palla splendida che ha messo Dzeko davanti al portiere all’altezza del dischetto. Purtroppo però Lorenzo ha mancato due occasioni per segnare e su questo punto purtroppo non riesce a svoltare. La sua seconda conclusione, forse quella più facile per uno con i suoi mezzi, è arrivata al termine di una bella costruzione collettiva, al 29′ del primo tempo, un’azione partita addirittura da una rimessa laterale all’altezza del lato sinistro dell’area di rigore della Roma.

Importante anche la prestazione di Mkhitaryan, sempre nel vivo del gioco. Oltre al gol anche l’assist per Cengiz Ünder, arrivato dopo una bella riconquista sulla trequarti. Ha giocato poco finora, purtroppo per la Roma, ma nei 779 minuti stagionali in Serie A ha segnato 5 gol (0,58 ogni 90 minuti) e realizzato 2 assist (0,23 ogni 90 minuti). La Roma si augura che possa essere lui il grande protagonista di questa ultima parte di stagione, con la sua esperienza e i suoi colpi: finora è mancato terribilmente alla squadra.

Conferme da Carles Perez (un assist dopo il gol al Gent e, in generale, un buon momento di forma generale), Kolarov, Mancini e Smalling.

3. Dzeko, notte da leader

Edin Dzeko domenica sera è stato trascinatore della Roma, leader non solo tecnico. Impossibile discutere un numero nove come lui: cinque gol nelle ultime sei partite in Serie A (12 totali senza calciare rigori); 102 reti complessive con la Roma, come Vincenzo Montella; sesto giocatore della Serie A per expected goals ed expected assist ogni 90 minuti (0,73). Ma al di là dei numeri, Dzeko domenica sera ha avuto un impatto emotivo sulla partita della Roma: ha trascinato i compagni da capitano vero, con lo spessore del grande giocatore. Ha messo da parte il nervosismo degli ultimi tempi e ha aiutato i compagni, soprattutto quelli più giovani, a orientarsi e ad alleggerire la pressione. L’Olimpico ha apprezzato e ha accolto la sua sostituzione nel finale con un lungo applauso. C’è bisogno della migliore versione del capitano per uscire definitivamente dalla crisi.