La Roma non segna: cosa le sta succedendo?

21/10/2019 di Valerio Albensi

C’era una volta, non molto tempo fa, una squadra un po’ fragile in difesa, ma brillante in attacco. Era la primissima Roma di Paulo Fonseca, una versione che è molto diversa da quella che vediamo oggi. Perché quella squadra ha quasi superato i suoi problemi difensivi, ma al tempo stesso ha cominciato a fare fatica davanti. E le difficoltà sono apparse chiarissime a Genova, contro la Sampdoria, in quella che è stata la peggiore prestazione stagionale in termini di produzione offensiva.

Solo per avere un’idea, la Roma ha chiuso la partita con un volume di expected goals pari a 0,44 secondo Understat.com (da Juventus-Roma dello scorso dicembre non faceva peggio in campionato) ed è riuscita a calciare in porta solo nel finale con Dzeko.

Nelle ultime quattro partite di campionato, dall’Atalanta in poi, la Roma ha segnato appena due gol contro i dieci realizzati nelle prime quattro. Allargando il discorso all’Europa League, stessa tendenza: 14 reti segnate nei primi cinque incontri, di cui 10 su azione (fino a Roma-Bologna, per intenderci); tre gol nelle successive cinque, di cui due su azione.

Una frenata che possiamo vedere anche da altri indicatori che mostrano la qualità e la quantità di occasioni create: expected goals (probabilità che ogni conclusione si trasformi in gol), expected goals per tiro (indica la qualità media di ogni conclusione) ed expected assist (probabilità che ogni passaggio si trasformi in un assist).

Prima e dopo Lecce

Questo è il grafico dell’evoluzione di questi tre valori nelle otto giornate di campionato fin qui giocate.

Come puoi vedere, fino a Lecce-Roma, la squadra aveva avuto un rendimento altalenante, ma che tendeva verso la crescita di questi valori, tant’è che la produzione offensiva mostrata al Via del Mare aveva fatto pensare alla classica giornata poco fortunata nella quale una squadra crea molto, ma raccoglie poco.

Nelle due partite, contro Cagliari e Sampdoria, i valori sono calati drasticamente, compreso quello di xG per tiro. Significa che la Roma ha anche calciato da posizioni e situazioni meno favorevoli rispetto alle precedenti partite.

La squadra, insomma, ha retto fino a quando Fonseca ha potuto schierare una formazione accettabile, poi ha pagato lo scotto degli infortuni. A Lecce, per esempio, si sono infortunati due dei giocatori più creativi della squadra, Lorenzo Pellegrini e Henrikh Mkhitaryan, e questo ha avuto un’incidenza evidente sulle prestazioni offensive.

Questo grafico qui sotto, per esempio, mostra l’incidenza di Pellegrini sulla squadra per quanto riguarda passaggi chiave e assist.

Contro il Cagliari, la Roma ha faticato nel primo tempo, poi nel secondo ha avuto parecchie occasioni per fare gol, anche se poche davvero di alta qualità, e il dato di xG/tiro lo indica chiaramente.

Le difficoltà di Genova

Un’analisi di quello che la Roma ha fatto vedere a Marassi dal punto di vista offensivo deve per forza tenere in considerazione l’aspetto delle tante assenze concentrate quasi tutte in una zona del campo, l’attacco. E ieri, nel primo tempo, Fonseca ha perso anche Cristante e Kalinic: forse è la prima volta che vedo la Roma sostituire un giocatore infortunato, il croato, con un altro che è in campo per miracolo, Dzeko, perché sceso in campo a tempo di record dopo la doppia frattura allo zigomo (la sua è stata una grande dimostrazione di attaccamento alla causa).

Con sette giocatori indisponibili, un solo cambio vero a disposizione (l’ultimo, a un quarto d’ora dalla fine per non rischiare), con un attaccante in campo dopo un’operazione alla faccia e un paio di giocatori fuori ruolo (Florenzi trequartista e Pastore mediano), la Roma ha provato a fare la partita cercando con pazienza di trovare una crepa nel muro della Sampdoria, che per lunghi tratti ha addirittura rinunciato ad aggredire la squadra di Fonseca nella sua metà campo, per non rischiare di esporsi.

Questo fotogramma di metà secondo tempo lo mostra chiaramente.

Dopo un corner, la Roma ha interrotto il tentativo di ripartenza della Samp, è tornata indietro da Pau Lopez che ha smistato subito per Spinazzola. Il terzino ha temporeggiato, ha aspettato che compagni e avversari arrivassero far ripartire l’azione, ma alla fine è stato obbligato ad avanzare con la palla perché gli uomini di Ranieri sono rimasti bloccati. Ed è una situazione che si è riproposta spesso durante i 90 minuti.

La squadra di Fonseca, soprattutto nella prima parte, ha cercato di aprirsi un varco centralmente in vari modi, ma non ci è riuscita. I motivi? La strategia ammessa da Ranieri a fine partita («Non volevamo concedere alla Roma di passare per il centro»), ma anche una formazione di trequartisti che non fa della qualità del palleggio e della creatività le sue caratteristiche migliori.

Zaniolo, Kluivert e Florenzi hanno provato più volte a ricevere tra le linee, come in questo caso.

Ma solo raramente non sono stati raddoppiati o triplicati dagli avversari.

E anche abbassarsi per cercare di attirare la Samp nella metà campo della Roma non è stato produttivo, per i motivi di cui ho parlato prima.

Allora il lancio lungo di Pastore per Kalinic è diventata una soluzione, visto che soprattutto nel primo tempo la squadra ha fatto fatica a far girare velocemente la palla e a sfruttare il cambio di gioco sulle fasce: sul fianco destro della Samp, quello difeso da Bereszynski e Rigoni, la Roma avrebbe potuto trovare più spazio, ma non è stata in grado di crearlo.

Nel secondo tempo è andata leggermente meglio. Veretout ha avuto più coraggio nei cambi di gioco e dai suoi piedi sono nate un paio di situazioni interessanti che però non hanno portato alla conclusione. Mi riferisco soprattutto a questa non sfruttata da Florenzi (completamente solo al centro dell’area) su suggerimento di Kluivert.

Perché la Roma non sta segnando? Zaniolo e Kluivert possono fare di più?

Alla Roma a Genova sono mancate giocate di alta qualità negli ultimi trenta metri ed è un discorso simile a quello che avevamo fatto con il Cagliari, quando però l’emergenza era meno emergenza (e questo fa capire il livello raggiunto adesso).

I numeri esprimono le difficoltà della Roma in attacco: ieri la squadra ha tentato 16 passaggi chiave (quelli che portano un compagno al tiro o che sviluppano l’azione in maniera decisiva) e ne ha completati due (13 per cento); dei 90 attacchi tentati, solo sei sono finiti con una conclusione (appena il 7 per cento) e il livello di expected assist raggiunto è stato appena dello 0,38. Per tutti questi valori si è trattato del minimo stagionale.

Troppo basso anche il livello di duelli offensivi, appena 19 vinti su 65, segno che soprattutto agli esterni era giusto chiedere più coraggio e intraprendenza.

Improvvisamente, il peso offensivo della Roma si è ritrovato interamente sulle spalle di quei ragazzi di cui stiamo accompagnando la crescita, Kluivert e Zaniolo. Il primo è nettamente migliorato dal punto di vista dell’applicazione difensiva, ma è completamente sparito in attacco: nelle ultime cinque partite disputate (da dopo Roma-Basaksehir) non ha mai centrato la porta (0 tiri nello specchio) e in questa stagione è ancora a secco di assist.

Zaniolo è più nel vivo del gioco e dai suoi piedi sembra sempre che possa capitare qualcosa di pericoloso, ma non è lucido nella scelta finale. Ieri Nicolò ha tentato tre passaggi chiave e li ha sbagliati tutti, ma soprattutto ha fallito l’ultimo passaggio in due occasioni che potevano essere decisive.

Questa nel primo tempo, quando è stato impreciso nell’ultimo passaggio a Kalinic (troppo lungo).

E in questa, al 78′, quando ha vanificato una splendida progressione nella quale si è “bevuto” due avversari con una forza in progressione pazzesca. Al momento di alzare la testa e passare la palla al centro, ha scelto un cross senza accorgersi che al limite c’era Dzeko smarcato.

Il problema di questi due ragazzi e della Roma è che vista la situazione attuale ogni loro errore vale punti: nei giorni in cui la squadra è rimasta senza Pellegrini, Mkhitaryan, Cengiz Ünder e Perotti, la responsabilità creativa e realizzativa è finita tutta sulle loro spalle.