La Roma sta facendo di tutto per non tornare in Champions

06/05/2019 di Valerio Albensi

Genoa Roma Romero

La Roma non aveva margine di errore nella corsa a un posto nella prossima Champions League. Per questo al fischio finale il pareggio in casa del Genoa ci è sembrato una condanna quando mancano tre giornate alla fine del campionato. Perché grazie ai tre punti di vantaggio adesso all’Atalanta basteranno due vittorie per non farsi scavalcare: con sei punti sarebbe quasi certamente davanti visto che è messa meglio della Roma nella differenza reti (attualmente 28 a 15). 

Data la classifica cortissima, poi, la squadra di Ranieri è costretta a stare anche molto attenta a quello che succede alle sue spalle. In ballo ci sono il quinto e il sesto posto che qualificano all’Europa League. Il Milan potrebbe agganciare stasera la Roma superandola grazie al vantaggio negli scontri diretti (gioca contro il Bologna a San Siro) e il Torino è dietro solo di un punto, ma ha un calendario tutto sommato agevole.

Il calendario da qui alla fine in questa grafica piuttosto casereccia. In MAIUSCOLO le partite da giocare in trasferta
Cosa succede se due squadre arrivano a pari punti? Si valutano: 
1 – punti negli scontri diretti;
2 – differenza reti negli scontri diretti (i gol fuori casa non valgono doppio);
3 – differenza reti generale;
4 – gol segnati in generale.

Un passo indietro e vecchi difetti

Dopo cinque partite positive, una striscia che aveva sorprendentemente riportato la squadra a un passo dal quarto posto, non ci aspettavamo la Roma di Genova. C’è stato un calo netto ed è stato generalizzato. La squadra è andata malissimo in fase di attacco, quando sono mancate giocate di qualità, e ha fatto peggio degli ultimi tempi anche in difesa. 

Abbiamo rivisto i limiti strutturali della Roma di quest’anno, quei difetti con i quali ciclicamente questa squadra torna a fare i conti.

Se dietro si torna a ballare…

A Genova, la Roma ha cercato di rimettere in campo la strategia che sta caratterizzando la gestione Ranieri: minimizzare i rischi, evitare di subire transizioni veloci che la squadra non sa difendere e provare a vincere sfruttando le qualità dei singoli e le palle inattive.

Stavolta però tante cose non hanno funzionato. 

A differenza di Sampdoria e Udinese, il Genoa non si è fatto tentare da una Roma più “bassa” e attenta: non si è snaturato, l’ha aspettata costringendola a venire avanti e a lasciare tanto campo da difendere alle spalle dei difensori. E questo è il contesto tattico che meno piace ai giocatori romanisti, che hanno caratteristiche fisiche non certo ideali quando c’è da accorciare e reagire velocemente a un cambio di gioco.

Ieri, per esempio, molti pericoli sono arrivati quando i difensori del Genoa sono riusciti a servire direttamente le punte: sulle seconde palle sono arrivati primi sempre i genoani, con Nzonzi e Cristante costantemente presi in mezzo e poco sostenuti dal resto dei compagni. 

La Roma nei minuti conclusivi dei primi 45’ è sembrata quasi in balia degli avversari. Due azioni simbolo, appena prima del riposo, hanno testimoniato le difficoltà della squadra di Ranieri: per sei volte consecutive gli avversari hanno impedito l’uscita dalla propria area alla Roma arrivando primi sulle respinte.

La raffica di conclusioni del Genoa si è parzialmente ridotta nel secondo tempo, ma ha permesso alla squadra di Prandelli di finire la partita con un dato di expected goals (xG) di 1,96, un valore che non raggiungeva dalla partita di andata quando si spinse addirittura a 2,71

In due incontri, la Roma ha concesso ai genoani 4,67 xG: semplificando, avrebbe meritato di subire quasi cinque gol.

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Serve più qualità

Ma più dei problemi difensivi probabilmente ha avuto un peso maggiore sul risultato la prestazione scadente della squadra dal punto di vista tecnico. Nel primo tempo, la Roma ha fatto fatica a giocare negli ultimi affollatissimi 30 metri di campo del Genoa e nei 35 minuti della ripresa che hanno preceduto il gol di El Shaarawy è riuscita a fare anche peggio. Colpa di una manovra troppo prevedibile, fatta di una circolazione che non è riuscita a portare velocemente la palla sulle fasce per disordinare il blocco compatto genoano. Hanno deluso i due mediani, Cristante e Nzonzi, ma anche Lorenzo Pellegrini, perché da loro potevamo aspettarci qualche giocata rischiosa in più.

Pur tra le difficoltà, la Roma ha chiuso il primo tempo con sette occasioni create e una minima presenza nell’area di rigore del Genoa (11 passaggi su 14 riusciti). La sensazione generale era che, con qualche aggiustamento e un po’ di imprevedibilità in più, sarebbe potuta arrivare molto più agevolmente alla conclusione.

Invece nel secondo tempo la qualità delle giocate si è abbassata ancora di più e forse avrebbe fatto comodo alla squadra avere come esterno destro un giocatore diverso rispetto a Zaniolo, che vive un momento di scarsa brillantezza anche perché non gioca in un ruolo adatto a lui: Kluivert è entrato solo al 70′, Cengiz Ünder invece è rimasto in panchina. La mossa di Ranieri è stata quella di inserire Schick al posto di Lorenzo Pellegrini preferendolo a Pastore. Il mister l’ha spiegata così: «Perché ho messo Schick e non il Flaco? Perché loro volevano che noi giocassimo corto. Invece avevo bisogno di due attaccanti per mettere più pressione sui loro centrali».

Nel grafico qui sotto puoi vedere la mappa dei passaggi e le conclusioni della Roma dal 46′ all’80’ poco prima del vantaggio. Come vedi, la squadra è rimasta bloccata poco dopo il centrocampo e non è riuscita quasi mai ad arrivare dalle parti di Radu. La Roma ha buttato via 35 minuti in cui è riuscita a calciare verso la porta solo tre volte da fuori area e una volta dall’interno (ma la conclusione è stata respinta).

Il dato di 122 palle perse parla chiaro: è il secondo peggior valore della stagione (solo all’andata era stato più alto, 125).

Nonostante tutto, la Roma stava comunque riuscendo a portare a casa i tre punti grazie all’unica vera giocata di alto livello della ripresa, quella di El Shaarawy. Ma è stata punita da una delle tante disattenzioni nei minuti finali che sotto la gestione Ranieri non si erano più verificate. Come ricorda AS Roma Data su Twitter, è l’undicesimo gol concesso negli ultimi dieci minuti dalla Roma: peggio hanno fatto solo il Chievo (14) e il Frosinone (12).

E ieri si è sentita più del solito l’assenza di un leader carismatico come Daniele De Rossi, soprattutto nella gestione dei minuti finali, quando la squadra stava addirittura per perdere.

Tutto finito?

La partita di Genova contiene le tante contraddizioni della Roma di quest’annoi problemi fisici ricorrenti (l’infortunio di Florenzi nel finale ha fatto salire il bilancio a 49 problemi muscolari secondo La Gazzetta dello Sport); una rosa costruita male e in maniera non coerente rispetto alla filosofia del suo allenatore; limiti tattici e tecnici; limiti caratteriali di molti giocatori, senatori inclusi. Ma sono anche pomeriggi amari come questi che ci dicono chiaramente cosa servirà alla Roma per tornare a essere competitiva il prossimo anno, sperando che non sia necessaria una nuova rivoluzione. 

Chiudiamo Genoa-Roma con un filo di speranza? Ma sì, proviamoci, nonostante tutto. 

Lo scorso anno, a tre giornate dalla fine, l’Inter era quinta a quattro punti dalla Lazio e dalla Roma. Arrivò quarta facendo sei punti in tre giornate, di cui tre contro i biancocelesti che crollarono negli incontri conclusivi. La Roma non avrà a disposizione uno scontro diretto e non ha una classifica avulsa favorevole, ma le ultime giornate di campionato da sempre sono una lotteria.

Quante possibilità abbiamo? Pochissime, forse meno del dieci per cento. La squadra ha il dovere di crederci in questi 270 minuti conclusivi.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

fonte dati: WyScout.com – mappa di passaggi e tiri da StatsZone app

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