La sorprendente razionalità della Vena di De Rossi

05/06/2019 di Patrizio Cacciari

Sono passati dieci giorni esatti dall’addio di Daniele De Rossi. Lo strappo ci ha fatto male e anche tutte le polemiche che ne sono susseguite: la mail, l’inchiesta di Repubblica, le accuse, le smentite, la lettera del presidente Pallotta. Non c’è stato nemmeno il tempo per elaborare il lutto.

Sono state settimane pesanti.

Tu come stai? L’hai superata? Noi ancora no, ma stiamo cercando un modo per ripartire, un punto di incontro tra il cuore e la ragione che ci permetta di tornare a sorridere quando pensiamo alla Roma

Daniele adesso è alle Hawaii, in vacanza insieme alla sua Sarah. Sta probabilmente riflettendo sul futuro, lontano dal fastidioso brusio di questa città. Farà la scelta migliore per lui. Dalle foto e dai video su Instagram, appare sereno, sorridente, come durante quel giro di campo di due domenica fa che non avremmo voluto finisse mai. DDR ce la farà, supererà questa fase, come ha sempre fatto nei momenti di difficoltà.

Siamo noi che dobbiamo riscoprire tutta la bellezza di stare accanto alla nostra Roma, nei giorni belli e in quelli tristi

Ci siamo rivolti alla nostra coscienza di tifoso e non potendo parlare direttamente con lui, con Daniele, ci siamo rivolti a lei. No, non a Sarah, ma a quella cosa che in questi 18 anni ha di più contraddistinto il suo romanismo, la sua vena.

Già, ci siamo presi una birra con La Vena de De Rossi, che se frequenti il Roma Twitter conoscerai, in cerca di qualche consiglio per andare avanti: «Come sto? L’umore è basso. In teoria certe cose non si superano. Sono angosciato, ma mi manca già vedere la Roma in campo, vorrei conoscere gli acquisti, il nuovo allenatore. Tutta questa confusione non aiuta».

La Vena de De Rossi si chiama Fabio: è un romanista, che su Twitter cura un profilo in questi giorni al centro dell’attenzione per ovvi motivi. Gli ho chiesto di raccontarmi quella mattina del famoso tweet con cui la Roma ha comunicato ai tifosi che Roma-Parma sarebbe stata la sua ultima partita: «Stavo ancora dormendo, mi ha telefonato la mia ragazza chiedendomi se per caso avevo letto Twitter, poi ha aggiunto: “Compra i biglietti per Roma-Parma” e mi ha attaccato. Ho capito che c’era qualcosa che non andava, così mi sono collegato e ho letto il tweet. Cosa ho provato? Sono rimasto spiazzato. Avevo sempre avuto la sensazione che sarebbe stato Daniele a decidere del suo futuro, ma non era così. Non potevo crederci».

La Vena de De Rossi

Perché la scelta di questo nick? Fabio ce lo spiega: «La vena non rappresenta Daniele, ma lo spirito che lui ha incarnato in questi anni. L’essere romanista. La vena sono le nostre emozioni, ce l’abbiamo tutti se ci pensi».

Cose strane del web: in quei giorni tutti erano preoccupati per lui: «È stato un momento surreale, persone che non conosco mi hanno scritto in privato per chiedermi come stavo, venivo identificato come la persona che stesse soffrendo di più in quel momento. Ma io sono un tifoso come tutti, abbiamo sofferto e stiamo soffrendo alla stessa maniera. C’è chi è arrivato a pensare che io fossi davvero Daniele, soprattutto tifosi della Roma stranieri. C’è un ragazzo argentino che mi chiede sempre se De Rossi finirà al Boca».

Essere La Vena de De Rossi sarebbe piaciuto a tutti noi. Magari non in questo momento storico: «Non nego di aver sentito addosso una certa responsabilità. Non mi sono mai lasciato andare agli insulti. Non sarebbe stato corretto nemmeno nei confronti di Daniele. Però ho dissentito, penso sia giusto manifestare al presidente Pallotta, con i toni giusti, quali sono i nostri sentimenti. Tutto il resto che abbiamo visto in questi giorni non mi è  piaciuto». Non ha mai conosciuto Daniele: «L’ho incontrato a Trigoria qualche volta, ma non mi sono mai manifestato a lui come “La Vena”. Sono una persona discreta. La Vena vuole solo rappresentare le emozioni del romanismo».

E poi è arrivata Roma-Parma. «Di solito quando vado allo stadio a vedere la Roma si prova una certa emozione. Quella domenica era diverso. Ci dovevamo essere soprattutto per lui. Penso di averla vissuta né più né meno come ogni tifoso. Per me poi la partita con il Parma è particolare, non ci vado mai. L’ultima volta fu quella del 2001, ero insieme a un mio caro amico che oggi non c’è più. Ci sono tornato per Daniele, che sento come un altro amico, l’amico di tutti noi».

Al nostro tavolo c’è una sedia vuota. Se DDR fosse qui? «Ah, me lo abbraccerei e gli direi semplicemente grazie per essere stato così in questi anni. Come noi. Se avessi potuto scegliere di essere un calciatore avrei scelto di essere Daniele De Rossi, con tutti i suoi pregi e i suoi errori».

Fisso in alto sul profilo Twitter de La Vena de De Rossi c’è una foto di DDR che tiene in braccio il figlio piccolo, corredata da una frase: La cosa più difficile non è essere dei fenomeni o degli eroi, la cosa più difficile è essere persone normali: «Questa è la sua bellezza se ci pensi, per me lui non si è mai sentito un leader, ma uno di noi. E quando entrava in campo guardava a destra, guardava noi, quelli che gli hanno sempre voluto bene». 

Il futuro della vena

Ora però Daniele non ci sarà più. E la sua Vena che farà? «Continuerà, perché continuerà a esserci la Roma. Tutto quello che lui ci ha dato, dalle scivolate, alle esultanze continuerà a esistere nella vena. È il punto da cui bisogna ripartire. È quello che vorrebbe anche lui». Lo aspetterai? Lui ci ha detto arrivederci: «Spero che scelga il meglio per lui, ma non so se vorrò vederlo un giorno sulla panchina della Roma. Vorrei tenerlo al riparo dai sentimenti volubili delle persone, non potrei mai accettare di vederlo indicato come capro espiatorio di una stagione andata male. Purtroppo qui si fa presto».

Non sappiamo cosa farà Daniele De Rossi, se vestirà un’altra maglia, se giocherà dall’altra parte del mondo. Non è importante. Nulla di quello che deciderà potrà mai cancellare quello che ha fatto per la Roma. E per noi.

patrizio.cacciari@rudi.news
@PatCacciari

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