La Uefa ha parlato dei casi da VAR di Porto-Roma, ma non è stata molto convincente

08/03/2019 di Valerio Albensi

marega-schick var porto-roma

Le polemiche sugli arbitraggi non ci piacciono e in genere ne restiamo alla larga. Stavolta facciamo un’eccezione perché il caso del possibile rigore su Schick in Porto-Roma poteva essere davvero decisivo (sarebbe stato calciato nel recupero del secondo tempo supplementare), perché la Uefa ha dato un’interpretazione che non ci convince per niente e perché l’episodio è uno spunto per cercare di capire insieme se c’è un problema nell’utilizzo del Video Assistant Referee (VAR)

È bene chiarirlo subito: per noi il VAR non solo è utile, ma necessario

Perché l’arbitro non è andato a rivedere il contatto Marega-Schick?


Il fallo è accaduto dopo il 120′ di Porto-Roma, sul risultato di 3-1. Su un corner dalla sinistra, la palla è stata prolungata sul lato opposto e Schick ha provato a tenerla in gioco; Marega ha rincorso il romanista e, nel tentativo di superarlo, lo ha toccato con la sua gamba sinistra facendolo inciampare.L’arbitro Çakir ha assistito all’azione da una quindicina di metri e forse in quel momento aveva la visuale coperta da Fernando Andrade, come si vede nella foto qui sotto: nonostante tutto, ha deciso di lasciare correre mentre alla “VAR Room” è iniziata la revisione “silente” dell’episodio.

Alla prima occasione utile, il gioco è stato interrotto e Çakir ha iniziato un lungo dialogo a distanza con l’assistente VAR, l’arbitro polacco Marciniak; intanto in tv tutti noi abbiamo rivisto le immagini del contatto e ci siamo convinti che Çakir sarebbe andato davanti allo schermo almeno per valutare meglio l’episodio. A sorpresa, però, il gioco è ripreso senza la On field review, la revisione in campo.  

E noi siamo rimasti così: sul nostro volto una delle espressioni what-the-fuck più intense degli ultimi anni.

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Ci ha spiazzato il comportamento incoerente dell’arbitro e dei suoi assistenti, visto che pochi minuti prima, in occasione del rigore concesso al Porto, Çakir aveva scelto di vedere le immagini della trattenuta di Florenzi a Fernando.

La Uefa, con una nota, oggi ha provato a fare chiarezza sugli episodi di VAR della settimana in Champions. Alla luce di quello che abbiamo visto prima, però, la spiegazione non ci è sembrata molto convincente: “L’arbitro si trovava vicino all’azione e ha visto il potenziale episodio dal vivo, non ravvisando alcun fallo. Tuttavia, l’arbitro ha deciso di ritardare la ripresa del gioco per dare più tempo al VAR di rivedere l’azione dalle varie angolazioni disponibili. È stato effettuato un controllo e le immagini sono state studiate attentamente, ma il VAR non ha rilevato prove evidenti. Quindi, il VAR ha informato l’arbitro che dal controllo non sono stati rilevati errori chiari ed evidenti, e che dunque non vi erano i presupposti per un intervento del VAR e per una revisione a bordo campo”.

Ricontrollando le immagini, l’arbitro non ci sembra vicino all’azione e, soprattutto, potrebbe non avere avuto una visuale pulita. Per questo la ricostruzione della Uefa non ha convinto non solo noi, ma anche molti tifosi della Roma.

C’è un problema di protocollo VAR

Episodi come quello di mercoledì e spiegazioni come quelle date dalla Uefa dimostrano che c’è un problema nel protocollo VAR da risolvere. 

Le norme che regolano l’utilizzo del VAR impongono che siano revisionabili soltanto i casi di “chiaro ed evidente errore” o “grave episodio non visto” dall’arbitro in relazione a rete segnata, assegnazione di calci di rigore, espulsione diretta e scambio d’identità. Questo vuol dire che l’assistente nella “VAR Room” può raccomandare una revisione all’arbitro solo se ritiene che il suo errore una grossa svista. Così com’è stato aggiornato, il protocollo elimina dal campo di applicazione tutti gli episodi “grigi”, cioè quelli in cui la valutazione soggettiva può essere preponderante.

Proprio come il mancato rigore su Schick: per Marciniak l’intensità del contatto non è stata tale da giustificare la correzione di una decisione di un collega più esperto e titolato di lui. Insomma, viene il sospetto che il VAR, che dal punto divista gerarchico è un assistente dell’arbitro, non abbia avuto la personalità sufficiente per esporsi in una situazione meno netta rispetto alla trattenuta di Florenzi.

Çakir avrebbe comunque confermato la sua decisione dopo che il VAR gli aveva segnalato quello che riteneva essere un suo “chiaro ed evidente errore”? Non possiamo saperlo. Certo è che l’arbitro, considerando il tempo prolungato della revisione dei suoi assistenti e il momento decisivo della partita, poteva più saggiamente avviare comunque una revisione. È nelle sue facoltà “se ritiene che qualcosa di grave non sia stato visto”, lo dice chiaramente il protocollo. Che dice anche: “Per le decisioni soggettive, ad esempio intensità di un contrasto falloso, interferenza in un fuorigioco, considerazioni su un fallo di mano (posizione braccio, intenzionalità, ecc.) una “revisione sul campo” è spesso appropriata”.

Sarebbe stata appropriata anche in questo caso perché avrebbe aiutato l’arbitro a prendere una decisione più accurata, visto che al 120′ poteva non avere la giusta lucidità per farlo. È per questo che bisogna migliorare il protocollo VAR e prendere piena coscienza del fatto che ormai una partita è diretta da due arbitri, uno in campo e uno davanti allo schermo, che devono avere lo stesso potere decisionale. 

Lo afferma anche Paolo Casarin, ex arbitro ed ex designatore: «Si cerca di nascondere un fatto storico, ormai consolidato – ha detto in un’intervista di inizio dicembre a Radio 1 -: si arbitra in due, finalmente! Il protocollo fa ridere, è ridicolo, devono cambiare le gerarchie. È arrivata l’epoca di due arbitri che contano entrambi».

La revisione avrebbe anche garantito uniformità e svelenito il clima. Dovrà pur arrivare il momento in cui finalmente riusciremo a superare il dibattito sull’utilità del VAR che, va ricordato, non ha l’obiettivo di cancellare gli errori (pura illusione), ma di aiutare gli arbitri a ridurli. Pensiamo, per esempio, alle decisioni fattuali (per esempio fuorigioco, punto di contatto e posizione all’interno dell’area): gli sbagli ormai quasi non esistono più.

valerio.albensi@rudi.news
@ValeAlb

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