La vittoria di Lecce può insegnare tanto alla Roma

30/09/2019 di Valerio Albensi

La partita di Lecce poteva essere una trappola per una squadra come la Roma, che veniva da una sconfitta amara e che è all’inizio di un progetto tecnico ambizioso. La squadra di Fonseca ha superato l’esame con tre punti, una partita dominata (e controllata) dai primi minuti, ma il risultato è rimasto in bilico fino alla fine e questo è stato sicuramente un limite.

Vediamo cosa ha funzionato e cosa no ieri allo stadio Via del Mare.

La fase difensiva, la prova di Smalling

Le statistiche dicono che il Lecce ha calciato 13 volte verso la porta della Roma, ma il dato di expected Goals raggiunto è piuttosto contenuto: 1,07 secondo l’algoritmo di WyScout, addirittura 0,79 secondo quello di UnderStat.com. Il motivo di questa differenza è che ciascun modello di calcolo attribuisce alle conclusioni una diversa probabilità di segnare a seconda di vari fattori (posizione, tipo di assist, parte del corpo con la quale si calcia e altro).

Al di là di questo, però, è un fatto che la Roma ha concesso al Lecce solo tiri da posizioni sfavorevoli: non c’è stata una grande occasione da gol per la squadra di Liverani. Questo è il grafico delle conclusioni leccesi.

La mappa dei tiri del Lecce da WyScout.com

La migliore è stata un destro in spaccata di Mancosu in anticipo su Mancini, nel corso del primo tempo: un tiro ravvicinato, ma difficile da eseguire e in posizione decentrata.

Questa è anche una delle due o tre situazioni della partita in cui la la difesa romanista, scappando all’indietro, poteva fare meglio. Va detto però che per chi difende non è facile gestire questi momenti in cui l’azione cambia in fretta: c’è bisogno di pratica e di affiatamento tra compagni.

Sono situazioni complesse perché un difensore ha davanti a sé avversari che lo puntano e che vanno come treni; al tempo stesso, correndo all’indietro, non deve perdere d’occhio i compagni ed è chiamato a prendere decisioni in una frazione di secondo.

In questo caso, nel primo tempo, Smalling si stacca dalla linea in zona d’attacco per tentare un anticipo, ma i giocatori del Lecce sono bravi a far girare la palla e a trovare largo a destra Rispoli, che parte a razzo verso il fondo.

Nelle foto, si vede il “buco” tra Mancini e Kolarov, con Smalling più attardato che sta cercando di recuperare e Diawara che, a mio parere, dovrebbe andare a occupare la posizione dell’inglese sul primo palo.

Il centrocampista però rallenta, non sappiamo se per una lettura sbagliata o perché non tiene il passo.

Notando che Smalling è più veloce di lui e sta recuperando, Diawara decide di piazzarsi al centro dell’area. Però il compagno di squadra non riesce a chiudere e Mancosu prende il tempo a Mancini andando a concludere in spaccata sul lato sinistro dell’area di porta.

Per fortuna della Roma, la sua conclusione finisce fuori.

Qualche minuto prima, era era accaduto qualcosa di simile: linea disordinata dopo una situazione di gioco, inserimento di un attaccante del Lecce dalle retrovie non seguito da nessuno e chiusura decisiva di Mancini in scivolata.

È mancata un po’ d’intesa tra centrocampisti e difensori, insomma: con il tempo, gli allenamenti e le partite migliorerà.

La buona notizia di Lecce è che, da un punto di vista individuale, soprattutto i due centrali sono stati quasi perfetti nei duelli e nei contrasti, riuscendo a controllare la profondità alle spalle.

Smalling ha vinto otto contrasti aerei su otto e sette duelli difensivi su otto tentati.

In questa immagine, nel primo tempo, impedisce una potenziale ripartenza pericolosa del Lecce. Dopo la partita contro l’Atalanta, altri segnali positivi: ha colpito soprattutto la velocità con la quale si sta inserendo nei meccanismi difensivi.

Mancini di duelli difensivi ne ha vinti sei su nove, ma ha completato la sua partita con 79 passaggi riusciti su 80, un numero enorme.

Speravamo in una prestazione convincente da un punto di vista difensivo ed è arrivata, non solo perché è stata la prima partita senza subire gol in campionato.

Ok, ma quei gol segnateli

Di partite come quella di Lecce ce ne saranno molte altre quest’anno. Sono quelle gare in cui l’avversario cerca di intasare le zone centrali e si chiude aspettando il minimo errore per ripartire.

Se da un punto di vista difensivo le cose sono andate bene, non si può dire la stessa cosa sul piano offensivo visto che la squadra di Fonseca ha impiegato un tempo per capire come aprirsi dei varchi nella diga degli avversari.

Una tipica situazione dei primi minuti: la Roma imposta, ma tra i due mediani e gli attaccanti c’è troppa distanza e per il Lecce è facile controllare

Nella fase iniziale del primo tempo, Diawara e Veretout si abbassavano troppo per ricevere palla dai tre difensori e i loro movimenti non erano seguiti da Pellegrini e Mkhitaryan che restavano alti e la squadra si spezzava in due tronconi.

Con il passare dei minuti l’intesa tra i due centrocampisti e i due trequartisti è migliorata e la trasmissione della palla è stata più veloce.

Abbiamo visto anche più iniziative individuali e, nel secondo tempo, la squadra ha coinvolto maggiormente i difensori centrali in impostazione per fare uscire in pressione gli attaccanti del Lecce.

Contro una squadra così compatta, la Roma doveva cercare di attirare gli avversari su un lato del campo con il palleggio, poi cambiare rapidamente gioco sull’altro lato per mettere in condizione Kluivert di fare male al Lecce negli uno contro uno. Questo è avvenuto solo in poche occasioni e anche Fonseca lo ha riconosciuto.

Nel secondo tempo, anche a causa dell’inevitabile calo fisico della squadra di Liverani, la Roma ha avuto meno pressione e più occasioni che però non ha sfruttato: non si contano le azioni di potenziale pericolo non concretizzate per un ultimo passaggio sbagliato o, peggio ancora, neanche tentato.

A volte la palla buona è capitata sui piedi di Zaniolo e Kluivert: hanno fatto vedere giocate e strappi bellissimi, da grandi calciatori, ma in molte occasioni hanno vanificato tutto con scelte frettolose. Ora che sono fuori Pellegrini, Perotti e Cengiz Ünder avranno più responsabilità.

Anche perché servono altri gol oltre a quelli di Dzeko e Kolarov.

A fine partita, Fonseca ha scherzato sul modo in cui il risultato è arrivato: «Se preferisco vincere uno a zero o quattro a tre? Uno a zero, non mi piace subire gol. Ma oggi potevamo farne cinque o sei». Ne sarebbero bastati due. Il percorso di crescita della Roma passa anche per partite come quella di Lecce.

@ValeAlb