L’altro 17 giugno di Totti e della Roma

17/06/2019 di Rudi

Alle 12.41 di oggi Francesco Totti ha ufficializzato il suo addio alla Roma.

Dopo quasi 30 anni. È strano e fa malissimo, ma è così

Lo strappo si è consumato 18 anni dopo la vittoria dello scudetto, nello stesso giorno.

Totti ha parlato di un arrivederci, ha detto di essere pronto a tornare con un’altra proprietà che magari crederà di più in lui, una fiducia che in questi due anni da dirigente non ha mai avvertito. «Vado via, ma non è colpa mia», ha accusato.

Le sue parole hanno offerto molti spunti, tante cose da analizzare, altre su cui riflettere e su cui dovrebbe farlo la Roma stessa. Quasi 90 minuti di dichiarazioni davanti a una platea di 250 persone, tra giornalisti e comunicatori vari, in diretta tv. Totti ci è andato giù pesante. Era partito in sordina, poi le emozioni hanno preso il sopravvento

Cerchiamo di sintetizzare il lungo racconto di Totti per argomenti.

«Una Roma senza i romani»

Totti ha puntato forte il dito contro una parte della dirigenza della Roma, accusandola di volerlo fuori da Trigoria perché troppo ingombrante: «È stato sempre un pensiero fisso di alcune persone quello di levare la Roma ai romani. Alla fine ci sono riusciti, ottenendo quello che volevano. Da otto anni a questa parte, ovvero da quando sono entrati gli americani, hanno fatto di tutto per metterci da parte. […] Ci sono persone che non vogliono che sto lì dentro. Queste persone fanno il male della Roma e Pallotta queste cose non le sa, anzi, si fida di loro. […] Baldissoni? È stato un dirigente della Roma. Ha cercato di direzionarmi, non so dove ma mi ha direzionato… Sotto alcuni punti di vista mi ha aiutato. Non ce l’ho con lui. Mauro fa parte dei dirigenti, anzi, è il vicepresidente».

Totti è tornato più avanti sul concetto di romanità: «Se fossi il presidente della Roma e avessi due bandiere in società come Totti e De Rossi gli darei tutto in mano, per quello che hanno fatto e per rispetto. Ti possono spiegare cosa è la romanità. È quello che non è stato mai chiesto. Lui si è contornato di persone sbagliate, lui ascolta solo alcune persone. Se io sbaglio per 8 anni, una domanda me la farò o no? È questo il quesito che mi pongo da tifoso».

Secondo Francesco dunque James Pallotta avrebbe scelto dei consiglieri sbagliati, addirittura a Trigoria ci sarebbero «alcuni dirigenti felici quando la Roma perde». Accuse gravissime.

Invece ha assolto da colpe il CEO Fienga, ringraziandolo per la disponibilità dimostrata nei suoi confronti. «È stato l’unico ad appoggiare i miei pensieri».

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La lentezza del club nelle scelte

Totti sentiva di non avere un reale peso nelle decisioni: «Nella società ci sono tante persone che mettono bocca sulle cose e fanno casini, solo danni. Ognuno dovrebbe fare il suo, facendo il suo sarebbe più facile per tutti. Alla fine quando canti da Trigoria non senti mai il suono, l’ultima parola spettava sempre a Londra. Era inutile fare o dire ciò che pensavi o che volevi fare o dire. Era tempo perso, l’ultima parola veniva da là».

Francesco ha fatto dunque intendere che l’ultima parola è sempre quella di Franco Baldini, consulente di fiducia del presidente Pallotta, che di fatto non fa parte dell’organigramma di Trigoria ma ha molta influenza. I due non si sono mai amati, anzi come ha confermato Totti «non c’è mai stato rapporto e mai ci sarà». Totti ha deciso di farsi da parte: «O restavo io o restava lui». 

Francesco ha affrontato anche la vicenda De Rossi, sottolineando un altro problema che spesso si è percepito osservando l’operato di Trigoria, la lentezza nel prendere decisioni. Dice Totti: «Già da settembre ho detto ad alcuni dirigente che se loro pensavano che questo sarebbe stato l’ultimo anno di Daniele, glielo avrebbero dovuto dire subito. Non andava fatto quello che avevano fatto con me. Daniele è il capitano della Roma, una bandiera, va rispettato. Tutti mi hanno detto ‘Sì, valutiamo’. Poi ci sono stati gli infortuni, i mancati risultati, l’addio di Di Francesco e Monchi. Il problema di Trigoria? Le cose vanno fatte subito, non bisogna aspettare. A Trigoria ci deve stare uno a prendere decisioni, non dieci. Va sempre detta la verità ai tifosi».

Gli alibi della squadra

Non è da sottovalutare un passaggio della conferenza in cui Totti, dopo aver lodato le qualità di Lorenzo Pellegrini e ammesso di non aver ancora sentito Florenzi, mette in evidenza l’atteggiamento tenuto da alcuni calciatori in questa stagione: «Qualche romano dentro la Roma serve sempre. A fine partita vedere alcuni giocatori che quando perdono ridono… ti fa girare le palle. I tifosi alcune cose non le sanno».

Qualcosa dunque all’interno dello spogliatoio non funzionava. E lo stesso Totti non è riuscito a intervenire. Questa dichiarazione ci riporta inevitabilmente anche al famoso articolo di Repubblica in cui si parlava di alibi cercati dalla squadra in questa stagione. Alibi che secondo Francesco non devono esserci e deve essere la società per prima a non crearli: «È pesata tantissimo l’assenza della proprietà, perché poi il giocatore trova sempre un alibi e una scusa. Quando le cose vanno male il calciatore comincia a dire che manca il presidente, che manca il ds, il direttore tecnico, che non c’è nessuno della società che dice come stanno le cose. Questo purtroppo va a creare problemi alla squadra, alle partite di campionato e di Champions, per me crea un danno. Quando non c’è il capo (e qui un’altra critica a Pallotta, ndR) fanno tutti come gli pare. È così ovunque penso. È come quando fai l’allenamento e non c’è il mister: quando c’è il mister vai a trecento all’ora, quando c’è il secondo allenatore cominci a fare un po’ lo stupidino. L’esempio è semplice ma perfetto»Possibile però che neanche il suo carisma e la sua storia siano riusciti a riportare i giusti comportamenti all’interno del gruppo?

Per rimanere al rapporto con i calciatori, Totti ha anche detto di essere stato uno dei più rigidi nei confronti di Nainggolan nel famoso episodio di Capodanno: «Chi sbaglia paga».

totti conferenza stampa coni roma

I retroscena

Francesco ha anche fatto chiarezza sulle tante parole scritte in questi mesi. Capitolo primo: la famosa riunione di Londra a cui anche il presidente Pallotta ha fatto riferimento nella sua lettera: «Non sono andato a Londra perché mi hanno avvertito due giorni prima. L’allenatore già era fatto (Fonseca, ndR), il ds non so se è fatto o no (Petrachi, ndR). Io a Londra cosa vado a fare?».

Capitolo secondo: il nome dell’allenatore che avrebbe voluto Totti«L’unico allenatore che ho chiamato è Conte. Mihajlovic, De Zerbi, Gattuso e Gasperini: non ho mai scritto né sentito questi allenatori. Ho sentito solo Conte, il resto è tutta fantascienza. Io per stupido non ci passo. Questa è una precisazione che volevo fare. Questa è la realtà».

Capitolo terzo: il rapporto con Di Francesco (e Monchi). Totti racconta un episodio: «Il primo anno che ho smesso mi hanno chiesto un parere su un giocatore e pensavo che non poteva far bene alla Roma, visto il gioco di Di Francesco e i tanti infortuni. Alcuni dirigenti mi hanno detto che ero sempre contro di loro. Io ho risposto sinceramente. Non chiedetemi il nome del giocatore, ma io avrei fatto un’altra scelta»Totti ovviamente si riferisce a Pastore, l’acquisto più contestato dell’ex direttore sportivo spagnolo Monchi.

Francesco ha poi aggiunto parole che assolvono Di Francesco: «Dicono tutti che l’ho portato io, ma non l’ho scelto io, l’ha portato Monchi. Di Francesco ha chiesto 4-5 giocatori, non gliel’hanno mai presi. Le cose si devono sapere. È troppo facile nascondersi. Non sto qui a difendere il mister, ma dopo la semifinale di Champions lui ha chiesto 4-5 giocatori. Sapete quanti gliene hanno presi? Zero».

Un’altra proprietà? La Roma risponde

Francesco durante la conferenza ha più volte fatto riferimento all’eventualità di tornare nel club con un’altra proprietà, in futuro, ma seppur se imbeccato da diverse domande non si è esposto su presunte cordate o eventuali nuovi acquirenti anche se ha detto che «ci sono tante persone che vorrebbero fare tanti investimenti, ma finché non vedo nero su bianco non ci credo. Però posso dire che la Roma è amata e stimata anche in altre parti del mondo, tutti la vorrebbero prendere, quello è vero».

Dichiarazioni a cui la Roma, che è una società quotata in Borsa, ha risposto con un comunicato ufficiale nel quale, oltre a prendere atto della rinuncia di Totti al ruolo offertogli di direttore tecnico, ha fatto altre precisazioni: «Riguardo ai ripetuti riferimenti al suo possibile ritorno con l’insediamento di una nuova proprietà, in aggiunta alle informazioni raccolte da lui stesso in tutto il mondo circa soggetti interessati al Club, ci auguriamo che questa non sia un’anticipazione inopportuna di un tentativo di acquisizione: scenario che potrebbe essere molto delicato in considerazione del fatto che l’AS Roma è una società quotata in borsa. La proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la Roma in vendita adesso o in futuro».

Anche la società, poi, ci è andata giù pesante«Nonostante comprendiamo quanto sia stato difficile per lui decidere di lasciare l’AS Roma dopo trent’anni, non possiamo che rilevare come la sua percezione dei fatti e delle scelte adottate dal Club sia fantasiosa e lontana dalla realtà».

Insomma, se Francesco in qualche modo ha fatto capire di non doversi rimproverare nulla di questi due anni (dai viaggi agli impegni in giro per il mondo) a Trigoria probabilmente pensano il contrario«Riteniamo che il ruolo offerto a Francesco sia uno dei più alti nei nostri quadri dirigenziali: una posizione che ovviamente richiede dedizione e impegno totali, come ci si aspetta da tutti i dirigenti all’interno del Club».

E ora? Come si riparte?

Sintetizzando al massimo, Totti va via dalla Roma per la presenza di Baldini come consigliere di Pallotta. I rapporti tra loro erano molto tesi da due anni, dall’addio al calcio dello storico capitano. Secondo Francesco, il presidente non viene aiutato nelle scelte dai dirigenti di cui si è contornato e non mostra un reale interesse a curare il rapporto con simboli del club come lui. Totti non si è sentito messo nelle condizioni di lavorare nell’area tecnica. Ha calcato molto la mano, mettendo in piazza criticità e mancanze di un club che adesso faticherà a rimettere insieme i cocci. Tra i passaggi non proprio eleganti certamente le considerazioni sul nuovo allenatore Paulo Fonseca: «Mi fanno passare per quello che ha chiamato Gattuso, che non ho mai chiamato, e che tutti mi hanno detto di no e che l’unico che non ho chiamato è Fonseca che è quello che hanno fatto… io per stupido non ci passo».

È stato un pomeriggio orribileTra le risatine e i gridolini da parte di chi spesso ha usato Totti per attaccare la Roma e che in passato non gli ha risparmiato critiche e insulti, soprattutto per quella romanità che tanto gli è cara. Confusi tra tanti cronisti, che fanno con coscienza e serietà il loro lavoro, c’erano tanti maneggioni noti del famoso ambiente romano. Non aspettavano altro.

Oggi sono volati gli stracci tra Totti e la Roma. E in mezzo, a schivarli, c’erano i tifosi, quelli sempre più disorientati da questo momento di grande esasperazione che sembra non avere una fine. Basta dare uno sguardo ai commenti sotto al tweet con il quale la Roma ha annunciato la replica allo storico capitano per capire l’aria che tira: sotto all’aggiornamento si è scatenato un enorme tutti contro tutti tra “tottiani”, “pallottiani”, contestatori della società e tifosi che la difendono; insulti, accuse, cose rinfacciate, «Totti ad agosto disse che…»«e allora Baldini???». Ma quello che è accaduto su quella bacheca lo abbiamo poi ritrovato al bar, al lavoro, nelle radio dove da giorni non si parla d’altro.

È una guerra intestina dalla quale tutti i protagonisti escono sconfitti.

Tutti, nessuno escluso.

Finiamo questa giornata con un solo pensiero nella testa: dateci una DeLorean e portateci subito al 25 luglio, quando la Roma giocherà il primo turno preliminare di Europa League.

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