Le 6 cose che sappiamo sulla Roma dopo un terzo della stagione

11/11/2019 di Rudi

Due sconfitte che non ci volevano. La prima arrivata per una disattenzione nel finale, l’altra meritata, dopo una partita giocata sottotono. Mönchengladbach e Parma tuttavia non ridimensionano le ambizioni della Roma di Fonseca, ma ci riportano con i piedi per terra dopo le tre vittorie consecutive contro Milan, Udinese e Napoli.

La squadra è in crescita, sta recuperando lentamente gli infortunati, ma inevitabilmente paga qualcosa in termini di stanchezza. Cosa ci dice questa prima parte di stagione? Che la Roma è una squadra dal grande potenziale. Che alcune cose vanno aggiustate, ma che siamo in corsa per tutti gli obiettivi e visto come si erano messe le cose, è già un importante risultato. Dodici partite giocate in campionato, quattro in Europa League.

Siamo praticamente a un terzo della stagione, a due punti dalla zona Champions e in corsa per la qualificazione ai sedicesimi di Europa League; corsa che si è complicata a causa di una svista arbitrale clamorosa nella partita casalinga contro i tedeschi. Un errore, quello di Collum, che condiziona inevitabilmente gli impegni fino a Natale, quando si chiuderà la questione girone e si andrà in pausa natalizia in campionato. Le due partite europee rimaste, quella di Istanbul in particolare, diventano decisive. Con quattro punti la Roma avrebbe in tasca la qualificazione. Non possiamo sbagliare.

Dopo questa prima parte di stagione abbiamo imparato a conoscere meglio il tecnico e anche vizi e virtù di questa squadra. Vediamoli nel dettaglio. Su alcuni aspetto possiamo migliorare, facendo tesoro degli errori.

  1. Il carisma di Fonseca. E’ un tecnico dalla personalità molto forte che il gruppo  apprezza e segue. La disponibilità che ha chiesto ad alcuni giocatori è stata ripagata sul campo con professionalità e generosità. Alzi la mano chi avrebbe mai scommesso su Pastore in campo per sette partite consecutive e molto spesso tra i migliori. Fonseca è riuscito a rilanciare il Flaco e a far sentire parte integrante del progetto anche altri calciatori un po’ ai margini all’inizio come Santon e Cetin. Discorso a parte per Juan Jesus e soprattutto Florenzi, che il mister deve recuperare. Della situazione di Alessandro abbiamo parlato qui. Per quanto riguarda Juan Jesus, sembrano precipitate le sue quotazioni dopo la partita d’esordio contro il Genoa dove commise qualche errore di troppo.
  2. La scarsa forma degli arbitri. Non abbiamo un rapporto di empatia con la classe arbitrale. Che sia in campionato o in coppa, finora gli episodi arbitrali dubbi non hanno girato a nostro favore. Un aspetto che tuttavia non deve diventare un alibi. La Roma deve essere furba a non cadere nelle provocazioni come dopo la partita con il Cagliari. Sarebbe un segnale di grande maturità.
  3. L’atteggiamento in campo. Diversamente da quanto si immaginava a inizio stagione, la Roma ha in rosa diversi elementi di qualità che si esprimono al meglio quando la partita viene impostata in maniera dominante. Avere il pallino del gioco, far circolare il pallone, cercare la profondità, palleggiare, sono le armi che finora hanno permesso a tanti di esprimersi al meglio. Siamo una squadra di personalità. Il pallone tra i piedi dei calciatori non scotta più. All’inizio forse non ci credevano nemmeno loro, ma quando impostiamo noi, le cose vanno meglio.
  4. Bravi i nuovi. La campagna acquisti è stata buona. Non possiamo dire ottima perché da alcuni, come Mkhitaryan ci aspettiamo ancora molto, ma finora Pau Lopez, Smalling, Mancini e Veretout hanno convinto e tanto. Spinazzola ha avuto qualche problema fisico ma ha dato un contributo importante. Zappacosta non lo abbiamo mai visto, così come Kalinic, fermati entrambi da gravi infortuni. Cetin invece ha dimostrato di avere personalità. Diawara diventerà presto titolare.
  5. Pochi gol lì davanti. E’ un dato di fatto. I trequartisti, se si esclude Zaniolo, faticano a trovare il gol. Pellegrini, Pastore, Perotti, Kluivert stesso, devono crederci di più sotto porta, far valere le loro qualità e dare alla Roma quelle reti che mancano quando non c’è Dzeko, o Kolarov su calcio piazzato, a risolvere le partite più complicate.
  6. Dzeko insostituibile. E’ forse l’unico vero problema a cui Fonseca non riesce a mettere mano con un’invenzione tattica, come è stato per esempio con l’impiego di Mancini davanti la difesa nel momento in cui sono venuti meno tutti i centrocampisti. Edin è insostituibile nella Roma. L’unica riserva di ruolo, Kalinic, è fuori per infortunio. Al bosniaco finora abbiamo chiesto gli straordinari e a Parma si è visto. A Genova è sceso in campo con una frattura rischiando molto. Questo è un merito che gli va riconosciuto, ma quella dell’assenza di un altro attaccante di ruolo è una questione che va affrontata, magari in sede di mercato a gennaio.

 

C’è ancora tanto da fare, ma i presupposti ci sono. Le due sconfitte fanno male. Ma nulla è perduto.